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21 gennaio ricorso per Karlos al tribunal supremo di madrid

  • gennaio 21, 2016 13:12

Oggi a madrid ci sarà l’udienza per il ricorso alla sentenza che nel 2000 ha visto karlos condannato a 16 anni di carcere per il presunto danneggiamento di una banca.
Nonostante la corte di appello di roma si sia espressa a favore dell’ estradizione, karlos è ancora in italia, detenuto da un anno e da quasi due mesi recluso nel carcere di rossano in regime di massima sicurezza e, nei fatti, quasi in totale isolamento.
Mentre aspettiamo di conoscere l’esito della sentenza di oggi continuiamo a raccontare la storia di Karlos, che è la stessa di centinaia di dissidenti baschi rinchius* da anni nelle carceri spagnole e francesi o costrett* alla latitanza da un regime mascherato da democrazia e,nel caso di karlos, con il complice e servile aiuto dell’italia.
Daje karlos non sei solo!
Amnistia eta Askatasuna!
Tutti Libere!

Nelle prossime ore seguiranno aggiornamenti..

ANCORA UN CASO BASCO A ROMA – KARLOS ASKATU!

  • febbraio 26, 2015 13:03

ETXERAANCORA UN CASO BASCO A ROMA..

Ancora un caso basco a Roma, ancora una volta la nostra città è attraversata da una storia che parla di repressione, persecuzione, condanne spropositate emesse dall’ Audiencia Nacional, il Tribunale Speciale di Madrid, che da decenni è complice delle torture ai danni di militanti baschi/e.

Karlos García Preciado vive da 14 anni in Italia, qui lavora e costruisce ogni giorno la propria vita, dopo essere stato costretto ad andarsene dal Paese Basco, davanti ad un’accusa assurda che lo condanna a 16 anni per reati di kale borroka -lotta di strada- di quasi vent’anni fa.

La storia di Karlos è la storia di tanti e tante che hanno pagato e continuano a pagare, nonostante ETA abbia abbandonato le armi nel 2011 a favore di un processo di risoluzione del conflitto.
In tutto il mondo centinaia di latitanti esiliati, iheslariak, che hanno rinunciato alle proprie vite per non rinunciare alla libertà.
A loro si aggiungono i deportati, mandati al confino, cui la spagna rifiuta da decenni il permesso di rientrare, a cui si sommano a loro volta i circa 500 prigionieri e prigioniere basche chiuse nelle carceri di spagna e francia, colpiti dall’infame sistema della dispersione, che li costringe reclusi a centinaia di km di distanza dalle loro famiglie.

Pesanti accuse di terrorismo, costantemente, perseguitano i dissidenti baschi e ci ricordano le condanne spropositate chieste per Lander e Aingeru per un presunto bus danneggiato nel 2001, nel corso di una manifestazione a Bilbao, in occasione della messa al bando di SEGI, l’organizzazione giovanile del tempo.
Pensiamo alla vicenda di Arkaitz Bellon, che un anno fa è stato ucciso dalla dispersione che lo ha costretto a 13 anni di carcere duro, a più di mille km dalla sua famiglia, per presunti reati dello stesso genere.
Con facilità pensiamo a quanto accade anche in italia in questi anni, dove al danneggiamento di un compressore che brucia in Val Susa corrispondono accuse di terrorismo, con carcere e isolamento per i/le No Tav.

I tentacoli dello stato spagnolo arrivano fin qui da noi, Karlos è il quinto compagno basco arrestato a Roma in pochi anni, e ancora una volta ci troviamo davanti a una gogna mediatica, un’ignobile narrazione dei media spagnoli e italiani.
In questi tempi di caccia alle streghe, cercando in ogni modo la criminalizzazione delle lotte, non si vede l’ora di trovare il terrorista di turno da sbattere in prima pagina e accostarlo così a presunti reati di danneggiamento, come può essere in questo caso, un bancomat bruciato.

Contemporaneamente con le nuove norme antiterrorismo gli apparati repressivi , legittimano e rafforzano i meccanismi e i dispositivi di controllo e sorveglianza con i quali dichiarano di continuare ad indagare per ricostruire le ipotetiche reti di appoggio di cui Karlos si è avvalso in questi anni.
C’è poco da indagare, potete sprecare migliaia di euro in dispositivi tecnologici, ma la solidarietà non si controlla, non si processa e non si arresta, fa parte del nostro DNA.. centinaia sono le persone che negli anni hanno condiviso un pezzo di cammino con Karlos ..e poco importa se per molti di loro era Roberto.

In queste ore Karlos si trova in regime di isolamento nel carcere di Rebibbia, domani a piazzale Clodio alle 12e30 ci sarà l’interrogatorio di convalida dell’arresto e su questo verranno dati aggiornamenti tramite gli avvocati che lo stanno seguendo.

Invitiamo tutti e tutte ad inviare a Karlos telegrammi di solidarietà e a fargli sentire che non è solo.

KARLOS ASKATU !
EUSKAL PRESO TA IHESLARIAK ETXERA!

Uncasobascoaroma

per scrivere:
Karlos García Preciado
casa circondariale di Roma – Rebibbia
via Raffaele Majetti 70 00156

6 marzo @ALEXIS OCCUPATO ” Tortura, carcere,repressione, Voci di Resistenza”

  • febbraio 26, 2015 12:24

6marzocarlos6 MARZO 2015 ALEXIS OCCUPATO VIALE OSTIENSE 124

dalle 18
Dibattito con
uncasobascoaroma
Alexis Occupato
ACAD Associazione Contro gli Abusi in Divisa – Onlus
Avv. Maria Luisa D’addabbo
Avv. Francesco Romeo

PROIEZIONE DI
VOCES: detenzioni e tortura nel Paese Basco

LETTURE DAL LIBRO
L’AMICO CONGELATO di “Sarri” Joseba Sarrionandia

APERITIVO CON PINTXOS A SOSTEGNO DEL KM DELLA KORRIKA 2015
E SOTTOSCRIZIONE PER LE SPESE LEGALI
#KARLOSASKATU!

Da Roma a Euskal Herria solidarietà con Aingeru e Piol!

  • dicembre 1, 2014 13:57
zuluAingeru e Piol sono stati processati lo scorso 3 novembre davanti all’audiencia nacional per fatti accaduti nel quartiere di Santutxu (Bilbao) nel novembre del 2001.
La procura chiedeva 5 anni per ognuno di loro per aver bruciato un bancomat 13 anni prima.
Qualche giorno fa è arrivata la sentenza che condanna Aingeru e Piol a 3 anni di carcere.
Tutti e due presenteranno ricorso davanti al tribunal supremo, e quindi non dovranno andare in carcere finchè la sentenza non sarà definitiva in secondo grado.
Le prove per condannarli sono state le solite dichiarazionI estorte sotto tortura in commissariato, sotto regime di “incomunicacion” quando sono stati arrestati nel 2003.
nano e rapnoize2Bisogna riccordare che sia Aingeru che Piol sono già stati in carcere per anni.
Piol aveva recuperato la libertà nel 2011 dopo aver scontato una condanna di 8 anni e Aingeru aveva recuperato la libertà insieme a Lander nel novembre scorso, festeggiando la loro libertà anche a Roma con l’ “ongi etorri” di gennaio.
PIOL E AINGERU LIBERI!!!
VIDEO:
99 posse in concerto per genova 2001 ,per Aingeru e Piol e per la libertà di tutti e tutte
Nano e laboratorio Hip Hop Stay Real con Euskal Herria
zulu2Durante la serata benefit per  Genova 2001, al L.O.A. Acrobax, striscioni, parole e musica in solidarietà con Aingeru e Piol e per tutti i compagni e le compagne costrette in carcere.
Da Euskal Herria alla Palestina, dai No Tav a Genova 2001..
HAMAIKA HERRI BORROKA BAKARRA!

TANTI POPOLI UN’UNICA LOTTA!
ELKARTASUNA ETA ASKATASUNA!
  SOLIDARIETA’ E LIBERTA’!
99 posse199 posse

Gora euskal gazteria!  Libertà per 40 giovani basch*, ora liberiamo tutte e tutti gli altri!

  • giugno 12, 2014 17:52

40 giovani processat* nella Audiencia Nacional…
LA SENTENZA ASSOLVE TUTTI/E!
#grebalariakASKE! condanna a 2 anni e 6 mesi per due giovani

Due notizie, due sentenze, giornata dal sapore agrodolce quella di ieri nel Paese basco. Sono arrivate infatti due importanti sentenze. La prima sul maxi-processo contro 40 giovani  militanti con piena assoluzione da parte dell’Audiencia Nacional. La seconda condanna due giovani di Bilbao a scontare una pena di 2 anni e 6 mesi.
libre1Dopo 5 anni si chiude con una totale assoluzione “l’odissea” di 40 giovani baschi/e. Il processo farsa si è finalmente concluso con la piena assoluzione di tutte e tutti. Un maxiprocesso farsa che si è svolto da ottobre a febbraio, preceduto da diversi anni di persecuzione poliziesca e giudiziaria ai danni delle compagne e dei compagni che hanno dovuto affrontare carcerazione preventiva, regime di incomunicazione, torture e maltrattamenti, seguito da mezzo anno di attesa della sentenza. Uno schifo repressivo fatto prima, durante e dopo il processo dalle autorità spagnole che certamente non viene cancellato dalla sentenza e dalla gioia per la libertà delle compagne e dei compagni.
Una storia che inizia nel novembre del 2009 con una maxi-retata contro 42 militanti indipendentist*, 34 dei quali arrestat* la notte del 24 novembre del 2009. La maggior parte degli arrestati denunciano torture nei giorni di incomunicación. Nei mesi succesivi vengono arrestati in diversi stati europei altri 8 giovani riusciti a fuggire il giorno dell’operazione. Tre di questi, Zuriñe, Artzai e Fermin, vengono arrestat* a Roma mentre denunciavano la criminalizzazione del movimento giovanile basco.
[Video]
Dopo alcuni mesi di carcere in Italia e senza alcuna prova giudiziaria lo stato italiano come nel caso di Lander Fernandez concede l’estradizione allo stato spagnolo.
Come Caso basco a Roma abbiamo seguito con particolare attenzione questo processo. Sia perché ha rappresentato un caso particolarmente evidente della strategia di criminalizzazione della dissidenza politica e sociale che vivono sulla loro pelle le compagne e i compagni di Euskal Herria. Sia perché abbiamo appunto potuto conoscere da vicino quest* compagn* nelle nostre città, condividendone le storie, il legame solidale e la rabbia dell’arresto e dell’estradizione.
Tutti gli imputati hanno scontato da uno a due anni di carcere preventivo. Hanno subito in questi mesi un processo lungo e faticoso, fatto di continui viaggi tra Paese basco e il Tribunale speciale di Madrid.
libre libreI giudici del “tribunale speciale”, dopo quasi 4 mesi di attesa dalla fine del dibattimento, hanno finalmente reso pubblica una sentenza importante. Infatti, viene riconosciuto che i compagni e le compagne accusate hanno solo svolto attività politica e non terrorismo. Inoltre, vengono rifiutate le dichiarazioni dei 40 accusati raccolte dalla polizia durante i fermi in regime di incomunicación, vale a dire il periodo, che dura diversi giorni, in cui i fermati per accuse di terrorismo non possono contattare avvocati, medici e famigliari, rimanendo così senza difese nelle mani della polizia. Questa volta i giudici dell’Audiencia Nacional, pur non entrando nel merito delle torture denunciate dalle nostre compagne e compagni, ci hanno sorpreso, dichiarando nulle le dichiarazioni raccolte durante l’incomunicación, solo per il dubbio che possano essere state estorte sotto tortura, e, inoltre, dichiarando esplicitamente che l’ incomunicación rappresenta una situazione in cui sono a rischio i diritti di chi è tratt* in arresto e che, pertanto, risulta essere una formula poco compatibile con una pratica giudiziaria attenta ad evitare i rischi di tortura e maltrattamenti.
[ qui il link allo stralcio della sentenza, pdf in castigliano ]
Ciò che da anni denunciano i collettivi e le realtà che svolgono lavoro di solidarietà e informazione sulla prigionia politica e la repressione nel Paese basco, vale a dire che durante l’ incomunicación si tortura, e che le dichiarazioni estorte sotto tortura vengono usate come prova in processi farsa, è stato riconosciuto in maniera abbastanza chiara anche dalla stessa Audiencia Nacional, il famigerato tribunale che per decenni è stato complice, se non parte integrante e attiva, del sistema di criminalizzazione e brutale repressione della dissidenza politica e sociale basca ad opera di Madrid e Parigi. ‘Meglio tardi che mai’ non si può dire, perchè ci sono stati anni e anni di sofferenze, torture e rabbia.
La gioia per l’assoluzione dei 40, e l’importanza della sentenza per la delegittimazione dell’incomunicación, non ci devono comunque far tenere bassa la guardia e l’attenzione solidale. Nelle stesse ore in cui si stava per rendere pubblica la sentenza sul maxiprocesso Segi, altri compagni venivano invece nuovamente colpiti dalla repressione.
Nella notte tra lunedì e martedì Tomás “Tomi” Madina è stato svegliato nella sua casa di Galdakano, vicino Bilbao, da una quindicina di sbirri incappucciati e armati fino ai denti, che lo hanno arrestato e posto in regime di incomunicación con la solita accusa di terrorismo e appartenenza ad Eta (a quasi tre anni dalla fine definitiva delle attività armata). Oggi Tomi ha denunciato davanti al giudice di essere stato torturato.

aske grebalariakLa giornata di ieri è stata inoltre macchiata dalla notizia della condanna a 2 anni e 6 mesi per Urtzi e Jon, due giovani ragazzi di Bilbao, arrestati nel giugno del 2012 per la presunta partecipazione ad alcuni incidenti durante lo sciopero generale del 29 marzo dello stesso anno. Dal momento dell’arresto è partito un grande montaggio giudiziario atto a condannare i 2 ragazzi, molto attivi a Deusto, il loro quartiere. Un montaggio che ha portato l’accusa a chiedere fino a 14 anni di carcere. Nel settembre del 2013 arriva la condanna a 1 anno e tre mesi, che rispetto alle richieste iniziali fa intravedere l’assoluta inconsistenza delle accuse mosse contro di loro, ma ieri, dopo il ricorso della procura, è arrivata la notizia che la condanna sale a 2 anni e 6 mesi, e costringerà i due giovani baschi a scontare la totalità della pena.
L’atteggiamento schizofrenico dell’apparato repressivo spagnolo, che, da un lato, dopo anni di persecuzione assolve 40 giovani militanti della sinistra indipendentista, dopo avergli fatto soffrire carcere, esilio e tortura, mentre, dall’altro continua a condannare militanti di organizzazioni politiche e sociali e ad arrestare in regime di incomunicazione e di legislazione antiterrorista come se nulla fosse accaduto nell’ottobre 2011, rendono ancora necessaria la mobilitazione e la solidarietà internazionalista. Oggi festeggiamo il ritorno alla libertà dei 40, ma la lotta del movimento basco, e la nostra azione solidale, non si fermeranno finché non saranno liberati tutti i prigionieri e le prigioniere politiche basche, e finché non si porrà fine all’assurda legislazione antiterrorista.
Perché non possiamo essere liber* se non lo sono anche tutte e tutti loro.

Con Tomi, Urtzi e Jon, finchè non saranno liberi!

euskal gazteria aurrera!! tutti liberi, tutte libere!

NoTav: SOLIDARIETA’ da EUSKAL HERRIA con Chiara,Claudio,Mattia e Niccolò

  • maggio 20, 2014 22:44

Traduciamo il testo dell’appello alla manifestazione  di oggi davanti al consolato di Italia a Bilbao e Donostia, in solidarietà con il movimento No Tav e per la liberazione di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò.

http://www.ahtgelditu.org

bilboSolidarietà con la Val Susa, no alla criminalizzazione del movimento NO TAV!
Val de Susa NO TAV Elkartasuna! Kriminalizaziorik ez!

Il cordinamento di opposizione al TAV AHT Gelditu! Elkarlana y Mugitu! Mugimendua, movimento di disobbedienza civile contro il TAV, chiama a un presidio per oggi,20 maggio, in solidarietà con 4 oppositori del movimento NO TAV dellaValle di Susa, che saranno processati in questi giorni in Italia.
Allo stesso tempo, vi informiamo che dalla Val Susa è stato lanciato un appello perché qualsiasi persona o collettivo possa aderire esprimendo la propria solidarietà all’indirizzo appello10maggio@gmail.com.
Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò è importante ripetere i loro nomi, è importante pronunciarli a voce alta perché si sta parlando di quattro vite;di quattro attivist* NO TAV che sono in carcere dal 9 dicembre, distribuiti nelle prigioni di Alessandria,Ferrara e Roma.
Chiara, Claudio , Mattia y Niccolò sono stati accusati di terrorismo per aver suppostamente danneggiato compressore e per questo rischierebbero una pena di 30 anni di prigione.
por-mobilizazioakIl processo comincerà il prossimo 22 maggio.
Di cosa sono accusati esattamente? Li si accusa di aver partecipato ad una protesta nella quale suppostamente si danneggiò un compressore. Per due procure e un pubblico ministero dell’udienza preliminare, Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò tentarono con questa azione di danneggiare l’immagine dell’Italia. La situazione di isolamento nella quale si trovano queste persone, a seguito della chiusura delle indagini, va contro quello che si può leggere nell’articolo 3 del Convegno Europeo di Diritti Umani penitenziari.
Dal movimento di opposizione al TAV di Euskal Herria rifiutiamo il progetto del TAV e la sproporzionata accusa di terrorismo davanti la quale si trovano i nostr* compagn* di lotta, allo stesso tempo sollecitiamo la libertà immediata per Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò e l’ archiviazione degli atti giudiziali.

AHT Gelditu! Elkarlana
Mugitu! Mugimendua
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Roma 15 marzo, Corteo contro la repressione

  • marzo 16, 2014 12:21

Volantino distribuito al corteo nazionale  “Quando l’ingiustizia si fa legge Ribellarsi è necessario” , Roma 15 marzo 2014

 

Borroka da Bide Bakarra! La Lotta è l’unico Cammino!

 

amniIl comitato Un caso basco a Roma si è formato più di due anni fa intorno al caso di Lander, un militante della sinistra indipendentista basca che stava vivendo a Roma, perseguitato dalle autorità spagnole.

 

Una crescente persecuzione che negli anni ha portato Lander e Aingeru ad affrontare, sequestri, tortura, aggressioni da parte di agenti in borghese, processi in tribunali speciali; tutto questo sostenuto da una legislazione penitenziaria fascista sopravvissuta alla dittatura di Franco, che per i prigionieri e le prigioniere politiche basche è caratterizzata da dispersione in carceri lontane centinaia di km da casa, aggressioni fisiche e psicologiche nelle celle, vessazioni dei famigliari durante le visite, isolamento e leggi speciali.

 

Come abbiamo sempre sostenuto durante la campagna, il caso di Lander non rappresenta un’eccezione nel contesto basco. È infatti sistematica la criminalizzazione della dissidenza politica e sociale basca, l’uso indiscriminato della legislazione “antiterrorista” da parte dello stato spagnolo per colpire duramente chi svolge attività politica nelle organizzazioni della sinistra indipendentista, così come negli altri movimenti politici e sociali del Paese basco. Anche lì il movimento contro gli sfratti, il sindacalismo di base, la lotta contro il TAV basco, gli spazi occupati, i collettivi giovanili, per citarne alcuni, vengono attaccati quotidianamente,con accuse pesantissime e richieste di pene che non hanno eguali.

Da decenni il Paese basco è un vero e proprio laboratorio di repressione.
In questi mesi la “democratica” spagna ha processato in tribunali speciali e arrestato, lanciatori di torte No Tav, compositori di versi solidali, rapper, associazioni di familiari dei prigionieri e avvocati.
Laddove le leggi speciali sono normalità ogni forma di attivazione diventa reato, tutto è terrorismo!

 

Questa settimana a Bilbao è stato arrestato Asier, con la solita accusa di terrorismo. Dopo tre giorni di carcere e 50mila euro di cauzione “il pericoloso terrorista” è stato scarcerato; sembra che la spagna per rispondere alla crisi faccia cassa sequestrando giovani baschi con accuse pazzesche e poi chiedendone il riscatto in cifre insostenibili, che l’intera comunità solidale si sforza ogni volta di pagare.
Le stesse strategie che vediamo sempre più spesso utilizzare contro i movimenti sociali in italia.
Pensiamo alle ultime inchieste che hanno colpito i disoccupati e precari Bros di Napoli e i movimenti per il diritto all’abitare di Roma.
Pensiamo alle centinaia di persone indagate per le mobilitazioni contro il TAV, alla multa che il movimento ha dovuto pagare per la rottura dei sigilli del cantiere o all’infame reclusione cui sono costrett* in isolamento Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò dal 9 dicembre; alla condanna a più due anni e 5000 euro di multa per Davide e Paolo, agli arresti dal 30 agosto, per essere stati fermati, in un auto mentre si recavano a un presidio NoTav .

Da qui l’importanza di continuare e rafforzare l’attività di solidarietà e di connessione tra le diverse esperienze di lotta e di resistenza nei nostri territori e in quelli del Paese Basco.
Parlare di Paese Basco vuol dire parlare di noi, così come parlare delle nostre lotte e di come il potere cerca di attaccarle, vuol dire anche parlare di Paese Basco.
Hamaika Herri Borroka Bakarra – Tanti Popoli un’ unica Lotta

Dal 4 al 12 aprile si svolgerà in varie parti del mondo la 8° settimana di solidarietà con Euskal Herria, per la liberazione di tutt* i prigionieri e le prigioniere politiche basche e per il rientro degli esiliat*.
Vi invitiamo a partecipare e a seguire le varie iniziative.
Ez dugu aske izaterik zuek gabe – Senza la loro libertà non saremo mai liberi e libere

 

 

Un Caso basco a Roma

 

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