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La solidarietà non va in vacanza! Karlos Libero!

  • agosto 15, 2015 12:32

LA SOLIDARIETA’ NON VA IN VACANZA: KARLOS LIBERO!

IMG-20150623-WA0009Sono passati ormai 6 mesi da quando Karlos Garcia Preciado, per gli amici italiani “Roberto”, è stato fermato a Roma e tradotto nel carcere di Rebibbia, dove in regime di duro isolamento sta affrontando le procedure per la richiesta di estradizione da parte dello stato spagnolo.
L’accanimento giudiziario che Karlos subisce da più di 20 anni da parte dello stato spagnolo, in questi mesi è stato portato avanti dalla complicità di quello italiano, che avalla condanne politiche risultato di processi farsa ai danni di centinaia di dissidenti baschi.

Dopo diversi gradi di giudizio nei quali gli è stata negata la possibilità di utilizzare misure alternative al carcere per stare vicino alla sua compagna e a suo figlio piccolo, lo scorso 16 luglio si è svolta l’udienza per la sua estradizione.

Se da un lato non ci sorprende la bieca disponibilità dello stato italiano a non mettere in discussione le spropositate sentenze di madrid, dall’altro troviamo sconcertante la facilità con cui la giurisdizione italiana si spinge anche oltre quella spagnola individuando nella storia di Karlos l’appartenenza ad ETA per giustificarne condanna e conseguente estradizione.

Karlos continua a resistere con tenacia nel carcere di Rebibbia alla persecuzione politica che subisce da più di 20 anni, in attesa che la cassazione si esprima in maniera definitiva rispetto all’estradizione.
Continuando a gridare con forza NO ALL’ESTRADIZIONE, invitiamo tutti e tutte a portare a Karlos e alla sua famiglia la nostra solidarietà, scrivendogli in questo periodo di attesa e preparandoci alla mobilitazione in occasione dell’udienza della cassazione.

La solidarietà è un’arma, usiamola!
Karlos libero!
Karlos askatu!

TUTTI E TUTTE LIBERE!
EUSKAL PRESOAK ETA HIESLARIAK ETXERA!

Scriviamo a Karlos Garcia Preciado c/o Carcere di Rebibbia via Raffaele Majetti 70  00156 Roma

LIBERTA’ PER AINGERU E PIOL !!!

  • giugno 5, 2015 17:22

IMG-20150605-WA0004Apprendiamo in queste ore dell’infame condanna e dell’imminente arresto per i nostri compagni Aingeru e Piol, giudicati lo scorso novembre dall’audiencia nacional, per un presunto reato di Kale Borroka avvenuto nel 2001.
Ancora una volta la spagna perseguita compagni baschi per presunti reati legati alle lotte sociali in Euskal Herria, a distanza di decine di anni, utilizzando prove estorte sotto tortura o rubate illegalmente.

Complici e solidali con i nostri fratelli Aingeru e Piol!
AINGERU  ASKATU!
PIOL ASKATU!
MAITE ZAITUGU!

http://uncasobascoaroma.noblogs.org/post/2014/11/03/3-novembre-con-aingeru-e-piol/

http://uncasobascoaroma.noblogs.org/post/2014/12/01/da-roma-a-euskal-herria-solidarieta-con-aingeru-e-piol/

 

23 giugno, con Karlos contro l’estradizione! TUTTI LIBERE!

  • maggio 26, 2015 10:59

kDal 24 marzo Karlos è rinchiuso a nel carcere di rebibbia.
Tre lunghi mesi in regime di isolamento, rotti solo dalle visite dei familiari più stretti e di qualche istituzionale e dalla solidarietà di chi segue la sua vicenda. Nel frattempo la spagna ha mandato al tribunale italiano la richiesta ufficiale per l’estradizione di Karlos.

L’udienza è stata fissata per il 23 giugno.
Se Karlos venisse estradato dovrebbe scontare in un carcere spagnolo i 16 anni cui è stato condannato nel 1997, per il presunto incendio doloso di una filiale bancaria del comune di Andoain. Una condanna spropositata che si regge su un fragilissimo impianto accusatorio, come spesso avvenuto nel caso di militanti indipendentisti baschi.
Molto probabilmente li dovrebbe scontare a centinaia di km da Euskal Herria, come accade alla quasi totalità dei detenuti baschi, per la politica spagnola della dispersione,che rinchiude i prigionieri il più possibile lontani dalle loro case, costringendo le famiglie che si recano in visita a continui spostamenti di tantissime ore con le conseguenti difficoltà come spese economiche, stress e fatica, incidenti stradali.
Per Karlos sarebbe una dispersione doppia, perché oltre alla lontananza dalla famiglia d’origine ci sarebbe quella ancora maggiore dalla famiglia che ha scelto e costruito, e che si trova in Italia, composta dalla sua compagna e da suo figlio, che è ancora un bambino.

Il caso di Karlos é solo uno dei tanti e troppi casi di assurda persecuzione della dissidenza basca da parte delle autoritá spagnole e francesi. Come Karlos é stato colpito quasi 20 anni fa da un processo politico orientato a colpire e reprimere duramente chi militava nelle organizzazioni giovanili della sinistra indipendentista basca, anche oggi l’Audiencia Nacional continua a processare e a far arrestare le compagne e i compagni di Segi, l’attuale organizzazione giovanile indipendentista, equiparando la loro militanza politica ad atti di terrorismo.
Cosí come Karlos decine di compagne e compagni baschi sono stati costretti all’esilio per evitare il gianto di ferro dell’apparato repressivo spagnolo.

logo kCosí come Karlos, centinaia di compagne e compagni baschi si trovano ancora in carcere, quasi sempre in regime di dispersione, per accuse e condanne legate alla loro militanza per una Euskal Herria libera e socialista.
Dopo quasi 4 anni dalla fine definitiva della lotta armata di Eta, nonostante le diverse indicazioni ad opera di diverse autoritá internazionali, madrid e parigi continuano a rimanere immobili, senza voler iniziare in manira concreta ed effettiva un vero processo di pace che, affrontando  tutte le conseguenze del conflitto, e quindi anche il destino delle prigioniere e dei prigionieri politici baschi, possa permettere di voltare definitivamente pagina, per costruire un solido scenario di risoluzione del conflitto.

Denunciare l’assurditá della condanna di Karlos, opporsi alla sua estradizione, é un tassello della piú ampia moblitazione e pressione popolare che a Roma, in Italia e a livello internazionale spinge per la fine dello stato di eccezione contro la dissidenza basca, e per l’avvio di una fase di vera di risoluzione del conflitto.

Karlos libero!
Karlos Askatu!
NO ALL’ESTRADIZIONE!
Il 23 giugno ore 9 presidio a piazzale Clodio, insieme ai compagni processati per il corteo del 14 dicembre 2010.

Le lotte sociali non si arrestano!
Borroka da bide bakarra!
La lotta è l’unico cammino!
TUTTI LIBERE!

16 E 17 MAGGIO MOBILITAZIONE CONTRO L’ARRESTO DEI 7 GIOVANI DI SEGI

  • maggio 12, 2015 23:01


#ResistGasteiz
Il 6 maggio sono arrivate le condanne per 7 dei 28 giovani di Segi, processati nei mesi scorsi.
12 di loro già erano stati assolti in precedenza mentre ora sono arrivate le condanne per appartenenza a banda armata e 9 assoluzioni.

In contemporanea con la sentenza 4 dei 7 sono stati prelevati dall’anti terrorismo e tradotti in carcere mentre gli altri 3 al momento non si sono ancora resi reperibili.

Per il 16 e 17 maggio è stata lanciata una mobilitazione nazionale in solidarietà con i giovani di Segi perseguitati e torturati in questi anni, condannati e nuovamente incarcerati pochi giorni fa.

Elkartasuna eta Askatasuna!
Solidarietà e Libertà!

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SEGI

Karlos: dal 24 febbraio in regime di isolamento, in un silenzio assordante!

  • marzo 20, 2015 00:49

20 marzo 2015

amniSiamo in attesa delle motivazioni del rifiuto della richiesta di arresti domiciliari per Karlos.
Una decisione assurda che mantiene il nostro compagno ancora in regime di isolamento nel carcere di Rebibbia.
In questi giorni sta crescendo la rete di solidarietà con Karlos, i suoi famigliari, compagni e amici, con iniziative di finanziamento e informazione in diverse città italiane. Una rete di solidarietà e di controinformazione che sarà necessario sviluppare ed estendere nelle prossime settimane. Si avvicina infatti la data entro la quale la famigerata audiencia nacional spagnola dovrà inviare i documenti per ufficializzare la richiesta di estradizione di Karlos, e pertanto sarà cruciale la campagna contro la sua estradizione, e per denunciare le falle dell’impianto accusatorio che ha portato alla sproporzionata e assurda condanna per terrorismo nel 1997.
Dal giorno dell’arresto di Karlos si registra un assoluto silenzio da parte dei media mainstream (che, nei rari casi in cui si sono occupati del caso, si sono limitati a riportare la velina del ministero della giustizia spagnolo).

Un velo di silenzio che è necessario squarciare, perché nel silenzio la lunga mano della repressione spagnola ha gioco facile.
Parlare di Karlos, opporsi alla sua estradizione e denunciare l’assurdità della sua condanna, vuol dire denunciare l’immobilismo dei governi di madrid e parigi nella risoluzione del conflitto in Euskal Herria, a quasi quattro anni dalla fine unilaterale e definitiva della lotta armata da parte di Eta; vuol dire denunciare i processi politici che, oggi come nel 1997, colpiscono duramente il movimento giovanile della sinistra indipendentista basca; vuol dire denunciare il continuo uso del teorema accusatorio secondo cui “tutto è ETA”, utilizzato dai giudici spagnoli per reprimere e illegalizzare organizzazioni politiche e movimenti sociali, come l’organizzazione internazionalista Askapena; vuol dire denunciare la criminale politica di dispersione che tiene le prigioniere e i prigionieri politici baschi a centinaia di chilometri di distanza dai loro cari; vuole dire parlare delle decine di rifugiati ed esiliati politici baschi che, per l’immobilismo di madrid, sono ancora costretti a rimanere lontani dalla loro terra e dalla possibilità di poter contribuire attivamente alla creazione della Euskal Herria libera e in pace di domani. Sostenere Karlos e la sua opposizione all’estradizione, vuol dire sostenere chi viene colpito dalla repressione per lottare per una società più giusta.

Karlos askatu! Denak Askatu!
Karlos libero! Tutte liberi!

 

6 marzo Roma- Andoain sorelle nella solidarietà

  • marzo 9, 2015 18:50

 

Venerdì 6 marzo, ad Alexis  occupato si è svolta una partecipata iniziativa di informazione e approfondimento sul tema  della repressione, del carcere e della tortura in Euskal Herria, in solidarietà con Karlos.
Contemporaneamente ad Andoain, paese natale di Karlos, si teneva una conferenza stampa in cui è stato diffuso il seguente comunicato:
IMG-20150307-WA0004Questa conferenza stampa ha due obiettivi: prima di tutto inviare tutta la nostra solidarietà a Karlos e a tutti i suoi amici e familiari qui e in italia e anche fare una riflessione sul suo arresto.

1. L’arresto di Karlos é la conseguenza della decisione di uno Stato che non vuole fare passi in avanti. Lo Stato spagnolo non parla di soluzione per il popolo basco e continua ancora con arresti e repressione come se niente fosse sucesso nel dibattito politico.
2. Il caso di Karlos é un chiaro esempio di un caso mediatico. Dovuto alla mancanza di prove e di base giuridica per fare il processo Karlos é stato condannato mediaticamente. E questa é la ragione che ha portato il nostro amico all’ esilio e ora al carcere.
3. Nell processo del 2000 era chiaro il carattere vendicativo del giudice. É stato tutto un montaggio poliziesco Abbiamo alcuni esempi:
– l’unica testimonianza è di un vicino che di notte e dal quarto piano di una casa afferma di riconoscere Karlos,con il volto coperto, per il modo di camminare.
– l’accusa utilizza come prove delle cose sequestrate in casa di Karlos: solvente (lui era pittore), parrucche di carnevale, adesivi…
– prima di arrestarlo nel 1997 la polizia lo aveva seguito per un anno. In quegli annni la kale borroka a Andoain era abbastanza abituale ma non arrestarono nessun altro, solo Karlos come un ‘capro espiatorio’ con una condanna esemplare di 16 anni di galera.
– Il caso di Karlos bisogna capirlo nel contesto di quegli anni, perche questo tipo di proccesi assurdi, inventati o ricostruiti dalla polizia erano molto frequenti. La gioventù rivoluzionaria che lottava per il socialismo e l’ indipendenza del popolo basco era perseguitata e condannata a tantissimi anni, cosí credevano di poter annientare i giovani, di poter fermare la lotta.
4. Sicuramente non sono stati anni facili per Karlos fuori casa e lontano dal suo paese. Ma a Roma si era rifatto una vita e viveva con la sua compagna e suo figlio.

Ancora una volta vogliamo denunciare l’arresto di Karlos e vogliamo esprimere la nostra solidarietà con Karlos e con i suoi familiari e amici.

Seguiremo lottando fino a che Karlos e tutti i prigionieri e le prigioniere politiche siano libere.
È ora di svuotare tutte le carceri, facciamolo insieme!”

andoainalexis

EUSKAL HERRIA- Andoain- manifestazioni in solidarietà con Karlos!

  • marzo 2, 2015 16:10

 

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VOLANTINO IN EUSKERA DISTRIBUITO DURANTE LA MANIFESTAZIONE:

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VOLANTINO IN CASTIGLIANO:
errepresioa ez da bidea cast

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KARLOS ASKATU! KARLOS LIBERO!

ANCORA UN CASO BASCO A ROMA – KARLOS ASKATU!

  • febbraio 26, 2015 13:03

ETXERAANCORA UN CASO BASCO A ROMA..

Ancora un caso basco a Roma, ancora una volta la nostra città è attraversata da una storia che parla di repressione, persecuzione, condanne spropositate emesse dall’ Audiencia Nacional, il Tribunale Speciale di Madrid, che da decenni è complice delle torture ai danni di militanti baschi/e.

Karlos García Preciado vive da 14 anni in Italia, qui lavora e costruisce ogni giorno la propria vita, dopo essere stato costretto ad andarsene dal Paese Basco, davanti ad un’accusa assurda che lo condanna a 16 anni per reati di kale borroka -lotta di strada- di quasi vent’anni fa.

La storia di Karlos è la storia di tanti e tante che hanno pagato e continuano a pagare, nonostante ETA abbia abbandonato le armi nel 2011 a favore di un processo di risoluzione del conflitto.
In tutto il mondo centinaia di latitanti esiliati, iheslariak, che hanno rinunciato alle proprie vite per non rinunciare alla libertà.
A loro si aggiungono i deportati, mandati al confino, cui la spagna rifiuta da decenni il permesso di rientrare, a cui si sommano a loro volta i circa 500 prigionieri e prigioniere basche chiuse nelle carceri di spagna e francia, colpiti dall’infame sistema della dispersione, che li costringe reclusi a centinaia di km di distanza dalle loro famiglie.

Pesanti accuse di terrorismo, costantemente, perseguitano i dissidenti baschi e ci ricordano le condanne spropositate chieste per Lander e Aingeru per un presunto bus danneggiato nel 2001, nel corso di una manifestazione a Bilbao, in occasione della messa al bando di SEGI, l’organizzazione giovanile del tempo.
Pensiamo alla vicenda di Arkaitz Bellon, che un anno fa è stato ucciso dalla dispersione che lo ha costretto a 13 anni di carcere duro, a più di mille km dalla sua famiglia, per presunti reati dello stesso genere.
Con facilità pensiamo a quanto accade anche in italia in questi anni, dove al danneggiamento di un compressore che brucia in Val Susa corrispondono accuse di terrorismo, con carcere e isolamento per i/le No Tav.

I tentacoli dello stato spagnolo arrivano fin qui da noi, Karlos è il quinto compagno basco arrestato a Roma in pochi anni, e ancora una volta ci troviamo davanti a una gogna mediatica, un’ignobile narrazione dei media spagnoli e italiani.
In questi tempi di caccia alle streghe, cercando in ogni modo la criminalizzazione delle lotte, non si vede l’ora di trovare il terrorista di turno da sbattere in prima pagina e accostarlo così a presunti reati di danneggiamento, come può essere in questo caso, un bancomat bruciato.

Contemporaneamente con le nuove norme antiterrorismo gli apparati repressivi , legittimano e rafforzano i meccanismi e i dispositivi di controllo e sorveglianza con i quali dichiarano di continuare ad indagare per ricostruire le ipotetiche reti di appoggio di cui Karlos si è avvalso in questi anni.
C’è poco da indagare, potete sprecare migliaia di euro in dispositivi tecnologici, ma la solidarietà non si controlla, non si processa e non si arresta, fa parte del nostro DNA.. centinaia sono le persone che negli anni hanno condiviso un pezzo di cammino con Karlos ..e poco importa se per molti di loro era Roberto.

In queste ore Karlos si trova in regime di isolamento nel carcere di Rebibbia, domani a piazzale Clodio alle 12e30 ci sarà l’interrogatorio di convalida dell’arresto e su questo verranno dati aggiornamenti tramite gli avvocati che lo stanno seguendo.

Invitiamo tutti e tutte ad inviare a Karlos telegrammi di solidarietà e a fargli sentire che non è solo.

KARLOS ASKATU !
EUSKAL PRESO TA IHESLARIAK ETXERA!

Uncasobascoaroma

per scrivere:
Karlos García Preciado
casa circondariale di Roma – Rebibbia
via Raffaele Majetti 70 00156

Da Roma a Euskal Herria solidarietà con Aingeru e Piol!

  • dicembre 1, 2014 13:57
zuluAingeru e Piol sono stati processati lo scorso 3 novembre davanti all’audiencia nacional per fatti accaduti nel quartiere di Santutxu (Bilbao) nel novembre del 2001.
La procura chiedeva 5 anni per ognuno di loro per aver bruciato un bancomat 13 anni prima.
Qualche giorno fa è arrivata la sentenza che condanna Aingeru e Piol a 3 anni di carcere.
Tutti e due presenteranno ricorso davanti al tribunal supremo, e quindi non dovranno andare in carcere finchè la sentenza non sarà definitiva in secondo grado.
Le prove per condannarli sono state le solite dichiarazionI estorte sotto tortura in commissariato, sotto regime di “incomunicacion” quando sono stati arrestati nel 2003.
nano e rapnoize2Bisogna riccordare che sia Aingeru che Piol sono già stati in carcere per anni.
Piol aveva recuperato la libertà nel 2011 dopo aver scontato una condanna di 8 anni e Aingeru aveva recuperato la libertà insieme a Lander nel novembre scorso, festeggiando la loro libertà anche a Roma con l’ “ongi etorri” di gennaio.
PIOL E AINGERU LIBERI!!!
VIDEO:
99 posse in concerto per genova 2001 ,per Aingeru e Piol e per la libertà di tutti e tutte
Nano e laboratorio Hip Hop Stay Real con Euskal Herria
zulu2Durante la serata benefit per  Genova 2001, al L.O.A. Acrobax, striscioni, parole e musica in solidarietà con Aingeru e Piol e per tutti i compagni e le compagne costrette in carcere.
Da Euskal Herria alla Palestina, dai No Tav a Genova 2001..
HAMAIKA HERRI BORROKA BAKARRA!

TANTI POPOLI UN’UNICA LOTTA!
ELKARTASUNA ETA ASKATASUNA!
  SOLIDARIETA’ E LIBERTA’!
99 posse199 posse

3 novembre, con Aingeru e Piol !

  • novembre 3, 2014 11:07

AINGERU EPAIKETA MANI KARTELAAingeru Cardaño, che molti di noi hanno avuto la fortuna di conoscere l’anno scorso come compagno coimputato nel processo di Lander, sarà nuovamente giudicato oggi, 3 novembre, presso l’audiencia nacional di madrid.
Insieme a un altro compagno di Indautxu, Piol, saranno chiamati oggi a processo per rispondere all’accusa di un presunto reato di kale borroka, che si riferisce a 14 anni fa e per cui il pubblico ministero chiede 5 anni di carcere.

Una storia che si ripete quella della persecuzione da parte dell’autorità madrilena, di giovani indipendentisti baschi, per presunti reati di danneggiamento, anche a distanza di molti anni, con l’inutile scopo di punire, limitare e scoraggiare la dissidenza basca, che invece non teme la repressione e va avanti verso la liberazione di Euskal Herria e di tutti i prigionieri e le prigioniere politiche ancora costrette nelle carceri spagnole e francesi.

Complici e solidali con Aingeru e Piol!
Non sarete mai soli!

BORROKA DA BIDE BAKARRA!
LA LOTTA è L’UNICO CAMMINO!

 

11 ottobre “NON LASCIAMOLI SOLI” Solidarietà con Urtzi,Telle e i giovani baschi!

  • ottobre 7, 2014 19:34

kartelaUrtzi e Telle , due giovani ragazzi di Bilbao, arrestati nel giugno del 2012 per la presunta partecipazione ad alcuni incidenti durante lo sciopero generale del 29 marzo dello stesso anno sono stati condannati a due anni e sei mesi lo scorso 22 settembre. L’Alta Corte aveva dichiarato che ci sarebbe stata una “punizione esemplare” per chi avesse procurato “distrubi”.
Dopo la condanna i due ragazzi hanno scelto la via della “disobbedienza” ed hanno deciso di non presentarsi alle autorità nel giorno della scadenza del mandato. Il 2 ottobre infatti è stata indetta una conferenza stampa in cui i due hanno dichiarato la loro volontà a non consegnarsi  dichiarandosi ingiustamente giudicati e condannati in un processo farsa.
Per questo i compagni e le compagne hanno scelto, come atto di solidarietà, di lanciare un concentramento nella piazza del quartiere di Deusto (il quartiere di Urtzi e Telle) per tutta la mattina di sabato 11 ottobre, caratterizzata da azioni da parte del movimento femminista, dei sindacati, delle organizzazioni politiche e dei movimenti giovanili con lo slogan comune “Non lasciamoli soli”.

Urtzi e Telle li abbiamo conosciuti a Roma e ci sentiamo complici e solidali con loro e con quanti e quante, in Euskal Herria, ogni giorno affrontano l’infamità della repressione e la prepotenza delle leggi spagnole, come l’assurdo caso dei 4 compagn* di Bilbao, che pochi giorni fa sono stati condannati per aver scritto una lettera in ricordo di una militante morta.Oroimena 4

Intanto oggi per lo stato spagnolo, arriva la sesta condanna da parte del tribunale europeo dei diritti umani, per non aver investigato su due casi di tortura denunciati nel 2008 e 2011.

 
ELKARTASUNA eta ASKATASUNA
EUSKAL HERRIA AURRERA

HERRI HARRESIA, LOYOLA difende giovani militanti baschi/e

  • settembre 23, 2014 18:20

22 settembre 2014
UN MURO POPOLARE CONTRO LA REPRESSIONE

IMG_8508E’ cominciato ieri all’audiencia nacional di madrid il processo per 28 giovani indipendentist* basch* accusati, di appartenenza a Segi, un organizzazione giovanile, considerata terroristica e per questo messa fuori legge dal governo spagnolo nel 2007.

Dei 23 presenti al processo, tutti quelli che hanno testimoniato hanno denunciato le pesanti torture subite durante il periodo di incomunicacion, costretti ad auto incolparsi per dare modo alla magistratura di aprire un processo che altrimenti non avrebbe potuto nemmeno iniziare, essendo basato unicamente sulle testimonianze estorte con abusi, vessazioni e maltrattamenti ai danni dei giovani militanti baschi.

5 ragazz*, Jazint Ramirez, Xabier Arina, Imanol Salinas, Igarki Robles e Irati Tobar, hanno scelto di non presentarsi al processo ed immediatamente per loro è scattato il mandato di cattura.

Nel pomeriggio di ieri nel comune di Azpeitia, davanti alla cattedrale di Loyola centinaia di solidali si sono stretti intorno ai 5 giovani, per tentare di impedirne l’arresto e per testimoniare al mondo l’infamità e la brutalità della finta democrazia spagnola nei confronti dei dissidenti baschi.

SegiTre ore di Herri Harresia – Muro Popolare- hanno temporaneamente impedito la cattura dei giovani militanti.
La polizia autonoma basca, la ertzaintza, ha faticato per portare a termine l’infame compito e l’ha fatto picchiando decine e decine di attivist* di ogni età che hanno resistito il più possibile per difendere i compagni e le compagne accusate.

LA ERTZAINTZA LLEGA A LOYOLA PARA DETENER A LOS CINCO PROCESADOS DE SEGI

 

 

Anche due manifestanti sono stati arrestati con l’assurda accusa di lesioni nei confronti di un poliziotto che pare si sia rotto una gamba cadendo goffamente mentre era intento ad aggredire il presidio.

Ancora una volta la dignità, la forza e la determinazione di Euskal Herria si è opposta all’arroganza e all’arbitrarietà dell’infame legislazione spagnola.

VIDEO Herri Harresia Loyola

Da Roma tutta la nostra solidarietà e vicinanza con i compagni e le compagne basche.

BORROKA DA BIDE BAKARRA!
LA LOTTA è L’UNICO CAMMINO!

Libertà per i/le giovani indipendentisti/e baschi/e!
Libertà per Euskal Herria!

Gora euskal gazteria!  Libertà per 40 giovani basch*, ora liberiamo tutte e tutti gli altri!

  • giugno 12, 2014 17:52

40 giovani processat* nella Audiencia Nacional…
LA SENTENZA ASSOLVE TUTTI/E!
#grebalariakASKE! condanna a 2 anni e 6 mesi per due giovani

Due notizie, due sentenze, giornata dal sapore agrodolce quella di ieri nel Paese basco. Sono arrivate infatti due importanti sentenze. La prima sul maxi-processo contro 40 giovani  militanti con piena assoluzione da parte dell’Audiencia Nacional. La seconda condanna due giovani di Bilbao a scontare una pena di 2 anni e 6 mesi.
libre1Dopo 5 anni si chiude con una totale assoluzione “l’odissea” di 40 giovani baschi/e. Il processo farsa si è finalmente concluso con la piena assoluzione di tutte e tutti. Un maxiprocesso farsa che si è svolto da ottobre a febbraio, preceduto da diversi anni di persecuzione poliziesca e giudiziaria ai danni delle compagne e dei compagni che hanno dovuto affrontare carcerazione preventiva, regime di incomunicazione, torture e maltrattamenti, seguito da mezzo anno di attesa della sentenza. Uno schifo repressivo fatto prima, durante e dopo il processo dalle autorità spagnole che certamente non viene cancellato dalla sentenza e dalla gioia per la libertà delle compagne e dei compagni.
Una storia che inizia nel novembre del 2009 con una maxi-retata contro 42 militanti indipendentist*, 34 dei quali arrestat* la notte del 24 novembre del 2009. La maggior parte degli arrestati denunciano torture nei giorni di incomunicación. Nei mesi succesivi vengono arrestati in diversi stati europei altri 8 giovani riusciti a fuggire il giorno dell’operazione. Tre di questi, Zuriñe, Artzai e Fermin, vengono arrestat* a Roma mentre denunciavano la criminalizzazione del movimento giovanile basco.
[Video]
Dopo alcuni mesi di carcere in Italia e senza alcuna prova giudiziaria lo stato italiano come nel caso di Lander Fernandez concede l’estradizione allo stato spagnolo.
Come Caso basco a Roma abbiamo seguito con particolare attenzione questo processo. Sia perché ha rappresentato un caso particolarmente evidente della strategia di criminalizzazione della dissidenza politica e sociale che vivono sulla loro pelle le compagne e i compagni di Euskal Herria. Sia perché abbiamo appunto potuto conoscere da vicino quest* compagn* nelle nostre città, condividendone le storie, il legame solidale e la rabbia dell’arresto e dell’estradizione.
Tutti gli imputati hanno scontato da uno a due anni di carcere preventivo. Hanno subito in questi mesi un processo lungo e faticoso, fatto di continui viaggi tra Paese basco e il Tribunale speciale di Madrid.
libre libreI giudici del “tribunale speciale”, dopo quasi 4 mesi di attesa dalla fine del dibattimento, hanno finalmente reso pubblica una sentenza importante. Infatti, viene riconosciuto che i compagni e le compagne accusate hanno solo svolto attività politica e non terrorismo. Inoltre, vengono rifiutate le dichiarazioni dei 40 accusati raccolte dalla polizia durante i fermi in regime di incomunicación, vale a dire il periodo, che dura diversi giorni, in cui i fermati per accuse di terrorismo non possono contattare avvocati, medici e famigliari, rimanendo così senza difese nelle mani della polizia. Questa volta i giudici dell’Audiencia Nacional, pur non entrando nel merito delle torture denunciate dalle nostre compagne e compagni, ci hanno sorpreso, dichiarando nulle le dichiarazioni raccolte durante l’incomunicación, solo per il dubbio che possano essere state estorte sotto tortura, e, inoltre, dichiarando esplicitamente che l’ incomunicación rappresenta una situazione in cui sono a rischio i diritti di chi è tratt* in arresto e che, pertanto, risulta essere una formula poco compatibile con una pratica giudiziaria attenta ad evitare i rischi di tortura e maltrattamenti.
[ qui il link allo stralcio della sentenza, pdf in castigliano ]
Ciò che da anni denunciano i collettivi e le realtà che svolgono lavoro di solidarietà e informazione sulla prigionia politica e la repressione nel Paese basco, vale a dire che durante l’ incomunicación si tortura, e che le dichiarazioni estorte sotto tortura vengono usate come prova in processi farsa, è stato riconosciuto in maniera abbastanza chiara anche dalla stessa Audiencia Nacional, il famigerato tribunale che per decenni è stato complice, se non parte integrante e attiva, del sistema di criminalizzazione e brutale repressione della dissidenza politica e sociale basca ad opera di Madrid e Parigi. ‘Meglio tardi che mai’ non si può dire, perchè ci sono stati anni e anni di sofferenze, torture e rabbia.
La gioia per l’assoluzione dei 40, e l’importanza della sentenza per la delegittimazione dell’incomunicación, non ci devono comunque far tenere bassa la guardia e l’attenzione solidale. Nelle stesse ore in cui si stava per rendere pubblica la sentenza sul maxiprocesso Segi, altri compagni venivano invece nuovamente colpiti dalla repressione.
Nella notte tra lunedì e martedì Tomás “Tomi” Madina è stato svegliato nella sua casa di Galdakano, vicino Bilbao, da una quindicina di sbirri incappucciati e armati fino ai denti, che lo hanno arrestato e posto in regime di incomunicación con la solita accusa di terrorismo e appartenenza ad Eta (a quasi tre anni dalla fine definitiva delle attività armata). Oggi Tomi ha denunciato davanti al giudice di essere stato torturato.

aske grebalariakLa giornata di ieri è stata inoltre macchiata dalla notizia della condanna a 2 anni e 6 mesi per Urtzi e Jon, due giovani ragazzi di Bilbao, arrestati nel giugno del 2012 per la presunta partecipazione ad alcuni incidenti durante lo sciopero generale del 29 marzo dello stesso anno. Dal momento dell’arresto è partito un grande montaggio giudiziario atto a condannare i 2 ragazzi, molto attivi a Deusto, il loro quartiere. Un montaggio che ha portato l’accusa a chiedere fino a 14 anni di carcere. Nel settembre del 2013 arriva la condanna a 1 anno e tre mesi, che rispetto alle richieste iniziali fa intravedere l’assoluta inconsistenza delle accuse mosse contro di loro, ma ieri, dopo il ricorso della procura, è arrivata la notizia che la condanna sale a 2 anni e 6 mesi, e costringerà i due giovani baschi a scontare la totalità della pena.
L’atteggiamento schizofrenico dell’apparato repressivo spagnolo, che, da un lato, dopo anni di persecuzione assolve 40 giovani militanti della sinistra indipendentista, dopo avergli fatto soffrire carcere, esilio e tortura, mentre, dall’altro continua a condannare militanti di organizzazioni politiche e sociali e ad arrestare in regime di incomunicazione e di legislazione antiterrorista come se nulla fosse accaduto nell’ottobre 2011, rendono ancora necessaria la mobilitazione e la solidarietà internazionalista. Oggi festeggiamo il ritorno alla libertà dei 40, ma la lotta del movimento basco, e la nostra azione solidale, non si fermeranno finché non saranno liberati tutti i prigionieri e le prigioniere politiche basche, e finché non si porrà fine all’assurda legislazione antiterrorista.
Perché non possiamo essere liber* se non lo sono anche tutte e tutti loro.

Con Tomi, Urtzi e Jon, finchè non saranno liberi!

euskal gazteria aurrera!! tutti liberi, tutte libere!

VIDEO completo dell’ONGI ETORRI di Lander e Aingeru

  • marzo 27, 2014 13:35

Roma 17 gennaio 2014, Ongi Etorri Lander eta Aingeru
Eskerrik asko
Grazie alle compagne, ai compagni, ai collettivi e alle realtà di movimento che hanno partecipato all’Ongi Etorri del 17 gennaio. È stata una serata di festa e lotta, un abbraccio caloroso e militante a Lander e Aingeru e a tutti e tutte coloro che lottano per la libertà del Paese Basco.
Abbiamo brindato e cantato con gioia per festeggiare il ritorno alla libertà di Lander e Aingeru, ma abbiamo anche gridato con determinazione il nostro rifiuto alla criminalizzazione delle lotte sociali attraverso l’etichetta di “terrorismo”.
Insieme abbiamo animato, a Roma, un momento di solidarietà al fianco di tutte e tutti coloro che sono colpiti dalla repressione, in Euskal Herria, in Italia e ovunque.
Solo poche settimane fa Arkaitz Bellon, un compagno basco detenuto da quasi 13 anni per ‘kale borroka’, è morto in carcere, ucciso dal regime spagnolo e dall’infame politica di dispersione che lo costringeva recluso a più di mille chilometri da casa.
Arkaitz sarebbe uscito dal carcere a maggio, tra 2 mesi avrebbe ricevuto il suo Ongi Etorri.
A lui dedichiamo questo video.

Borroka da bide bakarra..
La lotta è l’unico cammino..

EUSKAL PRESOAK ETXERA!
TUTTI LIBERE!

I compagni e le compagne di Un caso basco a Roma

Roma 15 marzo, Corteo contro la repressione

  • marzo 16, 2014 12:21

Volantino distribuito al corteo nazionale  “Quando l’ingiustizia si fa legge Ribellarsi è necessario” , Roma 15 marzo 2014

 

Borroka da Bide Bakarra! La Lotta è l’unico Cammino!

 

amniIl comitato Un caso basco a Roma si è formato più di due anni fa intorno al caso di Lander, un militante della sinistra indipendentista basca che stava vivendo a Roma, perseguitato dalle autorità spagnole.

 

Una crescente persecuzione che negli anni ha portato Lander e Aingeru ad affrontare, sequestri, tortura, aggressioni da parte di agenti in borghese, processi in tribunali speciali; tutto questo sostenuto da una legislazione penitenziaria fascista sopravvissuta alla dittatura di Franco, che per i prigionieri e le prigioniere politiche basche è caratterizzata da dispersione in carceri lontane centinaia di km da casa, aggressioni fisiche e psicologiche nelle celle, vessazioni dei famigliari durante le visite, isolamento e leggi speciali.

 

Come abbiamo sempre sostenuto durante la campagna, il caso di Lander non rappresenta un’eccezione nel contesto basco. È infatti sistematica la criminalizzazione della dissidenza politica e sociale basca, l’uso indiscriminato della legislazione “antiterrorista” da parte dello stato spagnolo per colpire duramente chi svolge attività politica nelle organizzazioni della sinistra indipendentista, così come negli altri movimenti politici e sociali del Paese basco. Anche lì il movimento contro gli sfratti, il sindacalismo di base, la lotta contro il TAV basco, gli spazi occupati, i collettivi giovanili, per citarne alcuni, vengono attaccati quotidianamente,con accuse pesantissime e richieste di pene che non hanno eguali.

Da decenni il Paese basco è un vero e proprio laboratorio di repressione.
In questi mesi la “democratica” spagna ha processato in tribunali speciali e arrestato, lanciatori di torte No Tav, compositori di versi solidali, rapper, associazioni di familiari dei prigionieri e avvocati.
Laddove le leggi speciali sono normalità ogni forma di attivazione diventa reato, tutto è terrorismo!

 

Questa settimana a Bilbao è stato arrestato Asier, con la solita accusa di terrorismo. Dopo tre giorni di carcere e 50mila euro di cauzione “il pericoloso terrorista” è stato scarcerato; sembra che la spagna per rispondere alla crisi faccia cassa sequestrando giovani baschi con accuse pazzesche e poi chiedendone il riscatto in cifre insostenibili, che l’intera comunità solidale si sforza ogni volta di pagare.
Le stesse strategie che vediamo sempre più spesso utilizzare contro i movimenti sociali in italia.
Pensiamo alle ultime inchieste che hanno colpito i disoccupati e precari Bros di Napoli e i movimenti per il diritto all’abitare di Roma.
Pensiamo alle centinaia di persone indagate per le mobilitazioni contro il TAV, alla multa che il movimento ha dovuto pagare per la rottura dei sigilli del cantiere o all’infame reclusione cui sono costrett* in isolamento Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò dal 9 dicembre; alla condanna a più due anni e 5000 euro di multa per Davide e Paolo, agli arresti dal 30 agosto, per essere stati fermati, in un auto mentre si recavano a un presidio NoTav .

Da qui l’importanza di continuare e rafforzare l’attività di solidarietà e di connessione tra le diverse esperienze di lotta e di resistenza nei nostri territori e in quelli del Paese Basco.
Parlare di Paese Basco vuol dire parlare di noi, così come parlare delle nostre lotte e di come il potere cerca di attaccarle, vuol dire anche parlare di Paese Basco.
Hamaika Herri Borroka Bakarra – Tanti Popoli un’ unica Lotta

Dal 4 al 12 aprile si svolgerà in varie parti del mondo la 8° settimana di solidarietà con Euskal Herria, per la liberazione di tutt* i prigionieri e le prigioniere politiche basche e per il rientro degli esiliat*.
Vi invitiamo a partecipare e a seguire le varie iniziative.
Ez dugu aske izaterik zuek gabe – Senza la loro libertà non saremo mai liberi e libere

 

 

Un Caso basco a Roma

 

blog: uncasobascoaroma.noblogs.org facebook: uncasobasco.aroma twitter: @landerlibero

 

 

 

 

Arkaitz, gogoan zaitugu! Non dimentichiamo,non perdoniamo!

  • febbraio 6, 2014 15:49

arkaitzArkaitz Bellon era un compagno di 36 anni di Elorrio, Biscaglia.
E’ stato trovato morto in cella, nel carcere di puerto de santa maria, Cadiz, dove da poco era stato trasferito dal carcere di Siviglia.
Alcuni compagni detenuti con lui lo hanno visto ieri mattina e durante il pranzo in buona salute, poi si era ritirato in cella per la siesta.

Arkaitz aveva più volte denunciato aggressioni da parte della polizia, e per questo era stato obbligato a lunghi periodi di isolamento.
Pochi mesi fa aveva denunciato un pestaggio brutale, avvenuto in cella, nel carcere di Siviglia, dove aveva partecipato a un lungo sciopero della fame, per il riconoscimento dei diritti dei prigionieri.
Arkaitz doveva uscire a maggio di quest’anno, dopo aver scontato una condanna a 13 anni per Kale Borroka a Donostia.
13 anni di carcere duro, lontano da casa, a più di mille km dal Paese Basco, come  sempre accade per l’infame strategia di ‘dispersione’ praticata dalla spagna sui prigionieri e le prigioniere basche.

“Nella visita che aveva ricevuto questo fine settimana Arkaitz parlava delle celebrazioni per l’imminente liberazione con entusiasmo, allegria e forza”..

Sentiamo il dolore immenso della tua famiglia e dei tuoi compagni, ci uniamo alla rabbia delle migliaia di persone che in queste ore stanno occupando strade e piazze, con la determinazione che da sempre contraddistingue la storia di Euskal Herria.

Non dimentichiamo e non perdoniamo, anche nel tuo nome, Arkaitz, verso la vittoria e la liberazione di tutto il popolo basco!

Herriak ez du barkatuko!
Adi mobilizazioetara!
Il popolo non perdonerà!
Pronti alle mobilitazioni!

 

 

YOLANDA BARCINA E CONSOLATO di SPAGNA INTARTATI A ROMA

  • novembre 30, 2013 13:42

tavtazo 30.11.2013
Questa mattina a Roma di fronte al consolato di spagna, è stata intortata Yolanda Barcina e il governo spagnolo.Ennesima iniziativa di solidarietà con i NO TAV baschi condannati fino a due anni di carcere per aver tirato una torta in faccia alla presidentessa della regione Navarra, sostenitrice del treno ad alta velocità.  In queste settimane sono state numerose le iniziative a sostegno dei lanciatori di torte  in diversi paesi, anche a Roma e in val du Susa il  movimento No Tav ha fatto sentire la sua vicinanza, a dimostrazione che le lotte si uniscono oltre i confini stabiliti e gli accordi tra paesi.

HAMAIKA HERRI BORROKA BAKARRA!
NO TAV AURRERA!

QUI IL VIDEO:

 

Di seguito il volantino distribuito durante l’azione:


 

 SOLIDARIETÀ CON LE QUATTRO PERSONE CONDANNATE PER I “TARTAZZI” CONTRO LA TAV,  A YOLANDA BARCINA

 

tavtazoIl 27 ottobre 2011, tre persone “intartarono” la presidentessa della Navarra, Yolanda Barcina, durante una sessione plenaria della Comunità di lavoro dei Pirenei, nella cittá di Tolosa. Per alcuni secondi, la faccia di Barcina rimase coperta di dolce meringa. L’obiettivo di questa azione di protesta, realizzata dal movimento di disobbedienza TAV Mugitu!, era denunciare Barcina come la principale responsabile, tra le persone presenti alla riunione, dell’imposizione del Treno ad Alta Velocità in Euskal Herria (Paesi Baschi), imposizione che fin dal principio ha suscitato un’ampia opposizione. A Tolosa, l’azione non provocò detenzioni né identificazioni, mentre le guardie di sicurezza si limitarono a espellere i “lanciatori di torta” dalla sala. Tornati in Navarra,  gli autori dei “tartazzi” furono arrestati dalla Polizia Forale e imputati per un supposto delitto di “attentato all’autorità” nell’Audienzia Nazionale spagnola, tribunale d’eccezione che si è arrogato il diritto di processarli. In un secondo momento, inoltre, durante la conferenza stampa realizzata il giorno successivo in Iruña (Pamplona) per spiegare le ragioni dell’azione, anche una quarta persona venne messa sotto processo con lo stesso capo d’accusa. Il 18 novembre l’Audiencia Nacional ha celebrato il processo, con richieste dai 5 ai 9 anni, condannando alla fine tutt@ a due anni di carcere.

Il Treno ad Alta Velocità è un progetto ecologicamente devastante ed economicamente disastroso. Gran sperperatrice d’energia, distruttrice dell’ambiente, rumorosa, la TAV aumenta la centralizzazione del territorio nelle grandi metropoli a danno dei piccoli paesi e delle città di mezze dimensioni, promuove l’ipermobilità ed è elitario: la maggior parte delle persone lo utilizza molto poco, o non lo usa affatto, e solo una residua minoranza vi ricorre con una certa frequenza. Le grandi opere come la TAV, inoltre, suppongono un grande sperpero di denaro pubblico e sono una delle cause dei grandi tagli al welfare che stiamo soffrendo. Oltre a tutto questo, la classe dirigente, negli ultimi venticinque anni, ha consapevolmente occultato il costo sociale, economico ed ecologico del progetto, ha mentito sulle sue supposte virtù ed ha insultato, quando non criminalizzato, l’opposizione alla TAV lì dove questa si è manifestata, mentre in molti casi si arricchiva in modo fraudolento, come dimostrano le carte di Bárcenas. Yolanda Barcina rappresenta perfettamente questo atteggiamento di prepotenza e inganno permanente.

Per questi motivi, consideriamo che azioni popolari come l’“intartamento” di dirigenti, che, come Yolanda Barcina, sono responsabili di aver imposto la TAV occultando i suoi effetti nocivi e di aver mentito sul suo vero impatto economico e sociale, sono perfettamente legittime e comprensibili come una giusta forma di protesta contra la TAV. In cambio, denunciamo che la gravità e l’assoluta sproporzione delle pene inflitte per queste quattro persone non hanno paragone in nessun paese occidentale, dato che azioni simili nei confronti delle autorità sono considerate infrazioni minori e praticamente senza conseguenze legali. Tutto questo rappresenta una vergognosa contraddizione con la “magnanimità” che la Giustizia mostra con politici bugiardi e corrotti, che vengono quasi sempre assolti. Per tutto questo, esigiamo la paralizzazione dei lavori della TAV e l’archiviazione del processo avviato nell’Audiencia Nacional contro queste quattro persone che addolcirono la faccia di Barcina. Possiamo affermare senza ombra di dubbio che questo processo riunisce tutti gli elementi propri dell’ingiustizia penale”, tra cui l’uso di tribunali d’eccezione come l’Audiencia Nacional per reprimere la dissidenza sociale e l’applicazione di codici penali sempre più repressivi per criminalizzare la disobbedienza civile. Vogliamo che la fine di questo processo si converta in una presa di coscienza del carattere inutile e dannoso della TAV e di altre infrastrutture ugualmente distruttive.

No al Treno ad Alta Velocità

IN VAL DI SUSA COME IN EUSKAL HERRIA…NO TAV OVUNQUE!

Www.tavtazo.org          mugitu.blogspot.org       uncasobascoaroma.noblogs.org

uncasobascoaroma

Video-saluto dal Paese Basco per i/le compagn* italian*

  • novembre 29, 2013 20:59


segi daxRiceviamo da EHL Milano un video che i compagni e le compagne  incausat* per appartenenza a SEGI hanno girato all’Audiencia Nacional di Madrid per salutare i comitati di solidarietà con il popolo basco e ringraziare per l’appoggio mostratogli durante la gira in Italia.

Siamo noi a ringraziare loro. Ancora una volta ci hanno dimostrato la forza, la dignità, e la determinazione che muove la lotta del popolo basco. Parte di loro ha già scontato complessivamente 50 anni di detenzione preventiva, ma rischiano altri 240 anni con l’accusa di  aver fatto parte di SEGI. Tra loro anche Fermin, Artzai e Zurine che furono arrestati il 10 giugno 2010 a Roma ed estradati in spagna dopo aver subito una detenzione di diversi mesi in carcere.
La vostra lotta è la nostra lotta!
Hamaika Herri Borroka Bakarra!

 

Qui il video:

https://www.facebook.com/photo.php?v=622153361164784&set=vb.100001103762179&type=2&theater

Lander e Aingeru sono di nuovo liberi

  • novembre 19, 2013 10:23

landerlibero2

Lander e Aingeru sono di nuovo liberi

Non capita spesso di poter prendere parola per comunicare una bella notizia.
Dopo più di due anni di campagna portata avanti dal comitato uncasobascoaroma
e dalle reatà solidali in molte città, possiamo dare il bentornato in libertà a lander e Aingeru.

Mentre scriviamo sappiamo che i due compagni stanno rientrando in Euskal Herria per ricevere un caldo abbraccio dai compagni e le compagne che insieme alle famiglie li stanno aspettando nel quartiere di Santutxu, a Bilbao. Lander e Aingeru, finalmente liberi, potranno ritrovarsi in strada dopo più di dieci anni nei quali sono stati costretti dietro le sbarre a causa delle diverse carcerazioni subite da francia e spagna.

Non ci aspettavamo nessun tipo di giustizia da un tribunale speciale come l’Audiencia Nacional spagnola, erede del franchista Tribunal de Orden Publico. L’assoluzione avviene dopo che entrambi sono stati privati della propria libertà per molto tempo.

Ricordiamo che Lander venne sequestrato nelle strade di Roma a giugno 2012 da uomini in passamontagna con armi alla mano mentre usciva dalla sua abitazione a Garbatella dove viveva da diversi mesi alla luce del sole.
Dopo diversi giorni in carcere viene mandato agli arresti domiciliari dove trascorre quasi dieci mesi prima di essesere nuovamente sequestrato ed estradato dallo stato italiano per conto della spagna. Messo su un volo speciale, trattato come un pericoloso terrorista e messo in isolamento nel carcere di massima sicurezza di Soto del Real, prima di essere trasferito nel carcere di Estremera dove è rimasto per quasi sette mesi in attesa del processo. A tutto questo va aggiunta la campagna diffamatoria portata avanti dai mezzi di informazione ufficiali tra i quali si è distinta per infamità l’agenzia di stampa EFE che in questi due anni non ha mai smesso di diffondere menzogne e falsità smentite dai fatti.
Nessuna assoluzione potrà restituire il tempo rubato e le violenze subite.

Sin dall’inizio la campagna è stata portata avanti dal comitato in maniera ampia e plurale. Innumerevoli le iniziative pubbliche, convegni, sanzionamenti e i presidi che hanno goduto del sostegno di singoli e singole compagne, delle molte realtà di movimento, di giuristi, ricercatori universitari e anche parlamentari.
In ogni occasione è stato detto forte e chiaro che Lander non è un terrorista ma un militante politico della sinistra indipendentista basca contro il quale si è abbattuta un’assurda e spietata persecuzione politica.Una persecuzione alla quale ha contribuito attivamente lo stato italiano che servilmente si è prostrato alle richieste di Madrid, subordinando il rispetto dei più basilari diritti umani alla ragion di stato.

lander è libero inizia la festa

lander è libero inizia la festa

Abbiamo anche ribadito con forza che quello di Lander e Aigeru è un caso tra i tanti che colpiscono chi lotta per la libertà del paese basco.La battaglia per cercare di fermare l’estradizione di lander è stata una battaglia per dare voce a quanti e quante in Euskal Herria subiscono quotidiananmente torture, violenze e carcerazioni che hanno il sapore della vendetta che lo stato spagnolo riserva alla dissidenza politica e sociale basca. Dopo più di due anni dalla fine della lotta armata il governo di Madrid invece di impegnarsi per l’avvio di un vero processo di pace continua a colpire duramente e criminalizzare centiania di militanti del paese basco sventolando lo spauracchio del terrorismo per governare con la paura gli effetti di una crisi economica e sociale devastante.
Quello di oggi è un solo un passaggio nella battaglia per la liberazione di tutte e tutti i prigionieri politici baschi, un’altra goccia nel mare della risposta popolare che in Euskal Herria e a livello iternazionale chiede con forza la fine dei processi politici contro la dissidenza basca e l’avvio di una fase veramente risolutiva del conflitto.

Terrorista è lo stato spagnolo che reprime e tortura non chi lotta ogni giorni per la libertà, con loro continueremo a lottare compilci e solidali.

Ongi etorri Lander eta Aingeru!
Euskal preso eta ihesleriak etxera!

un caso basco a roma

bilbi

EZ DUGU IZATERIK ASKE HAIEK GABE!

11/11 Madrid – Audiencia Nacional contro Lander e Aingeru

  • novembre 12, 2013 09:09

Terrorista è lo stato spagnolo che reprime e tortura

Non si può fermare il vento…

11 Novembre 2013; In tanti e tante a Madrid e in molte città in italia, per portare la nostra vicinanza ed esprimere la nostra complicità con Lander, Aingeru e la lotta per l’indipendenza della popolazione basca. Sappiamo che la solidarietà fa paura; lo vediamo quando le lotte si incontrano oltre i limiti di un dato territorio, lo riaffermiamo ogni volta che gridiamo HAMAIKA HERRI BORROKA BAKARRA, tanti popoli un’unica lotta! Con questo ben chiaro in mente e la forte volontà di rivedere Lander arriviamo la mattina presto di fronte all’Audiencia Nacional, un edificio nascosto nella zona industriale alla periferia di Madrid, come a voler nascondere agli occhi del mondo i soprusi e i processi preconfezionati che lo stato spagnolo impone a migliaia di militanti baschi . Le numerose persone giunte da Euskal Herria dopo ore di viaggio vogliono, come noi, stringersi intorno a chi si trova a dover subire dei processi politici. Difatti, nelle stesse ore, in un’altra aula si consuma il processo verso tre compagn* che, dopo aver subito dure torture e aver passato quasi 3 anni in completo isolamento, rischiano una condanna di migliaia di anni a testa. Sentenza che probabilmente servirà da risposta ‘esemplare’ per smorzare la sete di vendetta dell’opinione pubblica e della destra forcaiola spagnola, dopo che la sentenza della corte di Strasburgo ha confermato la condanna alla “dottrina Parot”, costringendo la spagna a liberare diverse persone che hanno già trascorso decine di anni in carcere.

uncasobascoLa presenza di almeno una cinquantina di solidali all’esterno del tribunale speciale innervosisce da subito la Policia Nacional che non permette a nessun* di entrare, in attesa di indicazioni dall’alto. Ci viene comunicato che solo cinque persone in tutta la giornata potranno assistere al processo di Lander e Aingeru.
In qualche modo vogliono ostacolarci e impedirci di portare la nostra vicinanza ai compagni. Non ci scoraggiamo e continuiamo a fare pressione per poter entrare finchè non ‘capiscono’ che è possibile farci fare dei turni per poter assistere al dibattimento.
Come a  volerci ribadire quali fossero le categorie con le quali la giustizia spagnola divide la popolazione, ai primi solidali che possono accedere all’edificio per assistere alla farsa che si dovrà consumare di li a poco viene chiesto insistentemente se si trovano li  per “Droga o terrorismo?”. C’ è voluto un po’ per fargli capire che noi non vediamo nè drogati nè terroristi, ma semplicemente Lander Fernandez e Aingeru Cardano, due compagni baschi sotto processo come tant* altr* per le loro idee . Sembrava quindi improbabile riuscire a far comprendere ai servi in divisa di fronte a noi che l’unico terrorista che riconoscevamo senza esitazioni era lo stato spagnolo.

Rivedere Lander dopo diversi mesi (per chi veniva da roma) o dopo diversi anni (per chi era arrivato da Euskal Herria) e portare la nostra vicinanza anche ad Aingeru e a tutt* i prigionieri e le prigioniere politiche basche, è stato l’unico vero motivo che ci ha spinto a voler entrare nell’Audiencia Nacional. Tribunale speciale dal quale non ci aspettiamo nessun tipo di regalo o giustizia. Sappiamo che la questione basca e dei presoak è una questione politica che non troverà nessuna soluzione degna all’interno delle aule di tribunale.
Torniamo a Roma  con l’immagine forte di Lander, che si gira per guardarci durante il processo e ci sorride. Nel suo sguardo la dignità e la voglia di libertà di un’intera popolazione.
In attesa della sentenza Lander ora si trova nuovamente nel carcere di Estremera, dove insieme agli altri prigionieri baschi ha cominciato una protesta per far uscire dall’isolamento un compagno estradato da poco dalla francia.
Al vostro fianco continueremo a camminare, senza la vostra libertà non saremo mai liberi e libere!
Euskal Presoak eta Hieslariak Kalera!
Daje Lander!

 

Di seguito il report de processo:

Lunedì 11 novembre,Torrejon de Ardoz, comune della zona metropolitana di Madrid dove ha una sede distaccata l’Audiencia Nacional, chiamata a decidere sulle imputazioni a carico di Lander e Aingeru.

La sala adibita al giudizio è la più piccola del palazzo di giustizia.

foto 2Nella saletta dove si tiene il processo per danni aggravati nei confronti di Lander e Aingeru, possono entrare solo 5 ospiti alla volta. Inizierà così un “giro di valzer” con un continuo andirivieni dall’aula per permettere e ai/lle compagn* venuti da Bilbao e ai molt* attivist* del comitato “un caso basco a Roma” di rivedere Lander dopo 7 mesi dal giorno dell’estradizione.

Alle 10,30 inizia il procedimento vero e proprio, secondo la sceneggiatura che già conosciamo: l’arrivo degli imputati in aula, il giudice che legge loro i capi di imputazione e le richieste di condanna della pubblica accusa, le domande di ufficio che accusa e difesa rivolgono ai due.
E’da notare come il “fiscal” (il pm, ndr) abbia inizialmente ridimensionato l’accusa nei confronti degli imputati, passando da un reato di “devastazione” a un più lieve “danneggiamento”.
La pena richiesta: 3 anni di reclusione e 8 mila euro di responsabilità civile.

Conclusi i rituali che danno il là al processo, si è entrati nel vivo della fase dibattimentale. Hanno iniziato a testimoniare, così, gli agenti della polizia autonoma basca che sono intervenuti nel febbraio 2002 sul luogo del reato, poi il conducente del bus che prese fuoco e ancora gli agenti dell’Erzaintza che interrogarono ed estorsero sotto tortura le dichiarazioni di colpevolezza ad Aingeru.

Tutti questi testi hanno parlato schermati, anonimi, nascosti da un separè.
Dalle testimonianze del conducente del bus e degli aguzzini di Aingeru (che ammettono di aver raccolto le informazioni durante il suo periodo di “incomunicacion”) iniziano a insinuarsi le prime crepe nell’impianto accusatorio.

 

foto 1Dopo una breve pausa, riprende il processo con un confronto diretto fra i periti della polizia basca e il perito di parte riguardo alla prova che riporterebbe Lander sul luogo del reato: un ritrovamento di DNA su una felpa. E qui, l’accusa subisce un altro duro colpo.
Perché – aldilà delle osservazioni sul metodo della raccolta del DNA, del ritrovamento della felpa e di altre questioni procedurali – tutti i periti concordano che i profili genetici delle diverse prove raccolte sono semplicemente “compatibili” – e addirittura in alcuni casi compatibili con una “mezcla” (miscela, ndr) – con quelli rintracciati sulle prove: come per dire che il DNA di Lander è compatibile con i DNA rintracciati sul luogo del reato, come potrebbe esserlo quello di un altro o di più individui.
Alla fine di questa fase, si è proceduti con le arringhe finali.
Il pubblico ministero conferma le richieste iniziali: 3 anni di reclusione ad aggiungersi al risarcimento civile, per il reato di danneggiamento con l’aggravante di finalità terroristica, fondando la sua tesi sulla dichiarazione in “incomunicacion” fornita da Aingeru e dalla compatibilità del DNA dei due con quelli rintracciati dall’Ertzainza a Bilbao.

 

foto 4La parola poi passa alla difesa che al contrario chiede un’assoluzione piena dei due, perché l’impianto accusatorio del “fiscal” non poggia su alcuna prova “diretta”: da un lato, infatti, la dichiarazione raccolta in “incomunicacion” (come suggerisce la CEDU che segnala questa come una pratica non rispettosa dei diritti umani) viene rigettata come prova acquisibile; dall’altro per tutte le falle che minano l’accusa dedotta dalla raccolta dei dati genetici.
Inoltre, la difesa ha richiesto che decadesse l’aggravante di “terrorismo” vista la mancata rivendicazione dell’atto (come ammesso dallo stesso “fiscal”) e quindi che si prendesse atto della prescrizione maturata relativamente al reato di danneggiamento.

E’ stato a quel punto che la Corte si è alzata e si è ritirata per deliberare la sentenza.