comunicati e volantini

EUSKAL HERRIA CALLING – 1 e 2 aprile a Roma

  • marzo 21, 2016 15:30

askapenaltissima

ASKATASUN HAIZEA, VENTO DI LIBERTA’- KARLOS è LIBERO!

  • gennaio 25, 2016 14:44

kkKarlos è stato assolto!
Karlos Garcia Preciado, il nostro compagno, condannato in spagna nel 2000 a 16 anni di carcere per il presunto danneggiamento di una banca, e costretto a lasciare il paese basco e a vivere in clandestinità in Italia, con un altro nome, fino a febbraio dello scorso anno quando l’interpol e la digos italiana l’ hanno arrestato.
Il tribunale supremo di madrid, nell’udienza del 21 gennaio ha finalmente deciso per l’assoluzione;
Non conosciamo ancora le motivazioni ma poco ci importano, l’abbiamo detto per mesi e Karlos l’ha gridato ancora più forte, era una sentenza assurda come le tante che nel sistema giuridico spagnolo perseguitano la popolazione di Euskal Herria. Giustamente, per questo e per la sua libertà Karlos si era sottratto all’arresto in Spagna dove avrebbe dovuto scontare anni di carcere senza nessuna ragione e fondamento.
Nelle prossime ore Karlos potrà finalmente uscire dal carcere di Rossano Calabro dove è recluso da più di due mesi, dopo 10 mesi in isolamento nel carcere di Rebibbia.
Siamo stupiti e increduli per l’esito di questa sentenza, che si conclude con un’inaspettata assoluzione, perchè nessuna fiducia abbiamo nei tribunali, né in quelli italiani, né in quelli spagnoli.
Ricordiamo che l’Italia a dicembre ha servilmente avallato le richieste del regno spagnolo, concedendo l’estradizione, e solo per la determinazione degli avvocati e dei compagni di Andoain, il paese di Karlos, questa storia è riuscita ad arrivare dopo tanti anni nell’aula del tribunale supremo di madrid, dove finalmente ha trovato la conclusione.
Nonostante questo non possiamo non pensare ai 14 anni di latitanza cui Karlos è stato costretto a vivere.
Non possiamo non pensare all’arresto nel febbraio del 2015, in presenza di suo figlio piccolo e a un anno intero di reclusione in italia, in isolamento a Roma e poi nel carcere di Rossano Calabro, lontano dalla sua famiglia e dai suoi amici.
Non possiamo non pensare alle centinaia di dissidenti baschi che ad oltre 4 anni dalla fine del conflitto armato continuano a scontare pene assurde nelle carceri spagnole e francesi con sentenze che li condannano per reati dimostrabili solo con prove costruite ad arte dai servizi spagnoli o con testimonianze estorte sotto tortura.

Vento in poppa per i fuggiaschi!
Tutti e tutte libere!
Presoak eta hieslariak kalera!
Amnistia eta Askatasuna!
Daje karlos ti aspettiamo a Roma..è tempo di festeggiare!

21 gennaio ricorso per Karlos al tribunal supremo di madrid

  • gennaio 21, 2016 13:12

Oggi a madrid ci sarà l’udienza per il ricorso alla sentenza che nel 2000 ha visto karlos condannato a 16 anni di carcere per il presunto danneggiamento di una banca.
Nonostante la corte di appello di roma si sia espressa a favore dell’ estradizione, karlos è ancora in italia, detenuto da un anno e da quasi due mesi recluso nel carcere di rossano in regime di massima sicurezza e, nei fatti, quasi in totale isolamento.
Mentre aspettiamo di conoscere l’esito della sentenza di oggi continuiamo a raccontare la storia di Karlos, che è la stessa di centinaia di dissidenti baschi rinchius* da anni nelle carceri spagnole e francesi o costrett* alla latitanza da un regime mascherato da democrazia e,nel caso di karlos, con il complice e servile aiuto dell’italia.
Daje karlos non sei solo!
Amnistia eta Askatasuna!
Tutti Libere!

Nelle prossime ore seguiranno aggiornamenti..

Aggiornamento Karlos 22 dicembre

  • dicembre 22, 2015 09:35

amniKarlos si trova ancora nel carcere di Rossano calabro.
un mese fa la cassazione si è pronunciata favorevole all’estradizione in spagna. Ma i tempi perchè questo avvenga non si conoscono, un limbo di incertezza che pesa ancor di più su Karlos e la sua famiglia che in questo modo non può programmare le visite per incontrarlo.

Inoltre in questo periodo la quasi totalità dei detenuti nel braccio dove si trova sono stati trasferiti, Karlos si trova quindi ad affrontare questi giorni di detenzione in particolare solitudine, lo ricordiamo dopo aver già scontato 8 mesi di reclusione in isolamento a rebibbia.
Nonostante questo Karlos ci scrive ringraziando tutti e tutte per la solidarietà, affronta quanto sta accadendo a testa alta,lucido e attento.

Intanto dagli avvovati e dai compagni baschi che seguono la sua vicenda anche in Euskal Herria, apprendiamo che il 21 gennaio 2016 è stata fissata la data per il ricorso davanti al tribunale supremo di madrid, sulla sentenza che ha condannato Karlos a 16 anni nel 2000.

Mentre aspettiamo di avere altri aggiornamenti rinnoviamo ancora una volta l’invito a fargli sentire la nostra vicinanza, scrivendogli un messaggio di solidarietà presso il carcere di Rossano.

Karlos Garcia Preciado
Casa di reclusione di Rossano
Nuovo complesso maschile
Contrada Ciminata Greco
87067 Rossano (CS)

ASKATASUNA ETA ELKARTASUNA
LIBERTA’ E SOLIDARIETA’

 

 

 

Per la cassazione Karlos deve essere estradato

  • novembre 25, 2015 23:10

Italia e Spagna due facce della stessa medaglia

E’ arrivata la sentenza di Cassazione del tribunale di Roma,
Karlos verrà estradato.
Non conosciamo ancora le motivazioni ma poco importa, ancora una volta lo stato italiano avallando le richieste dello stato spagnolo, diventa complice della repressione cieca con la quale il governo di Madrid continua a perseguitare la dissidenza Basca.

Karlos verrà portato in spagna dove, dopo aver scontato 8 mesi in isolamento a Rebibbia e quest’ultimo mese nel carcere di massima sicurezza di Rossano Calabro, lo attende una condanna a 16 anni di carcere.
Con la sua estradizione sara’ piu’ difficile per la moglie e il figlio raggiungerlo per le visite, ma siamo certi che si faranno forza e non saranno soli, perchè già molti compagni e compagne di Euskal Herria sono pronti ad accoglierli e ad accompagnarli in questo nuovo pezzo di viaggio…con Karlos, fino alla libertà!
Noi da qui continueremo a seguire la vicenda e fargli sentire forte la nostra solidarietà.

DAJE KARLOS, ANIMO!
ELKARTASUNA ETA ASKATASUNA!
AMNISTIA ORAIN!

24 novembre csoa Corto Circuito “Solidarietà e Libertà”

  • novembre 18, 2015 19:48

 

con Karlos 24 novembre csoa corto circuitoMARTEDI’ 24 NOVEMBRE

csoa Corto Circuito
via Filippo Serafini 57

PER SOSTENERE KARLOS
DETENUTO IN ITALIA DA QUASI 9 MESI A RISCHIO ESTRADIZIONE!!!

Dopo nove mesi di reclusione in stato di isolamento, il nostro compagno Karlos e’ a rischio estradizione. Mercoledi’ 25 novembre infatti, e’ fissata l’udienza della Corte di Cassazione che si esprimera’ sulla richiesta della Spagna che, nel 2000 ha condannato Karlos Garcia Preciado a 16 anni di reclusione per il presunto danneggiamento di una filiale di una banca ad Andoain.
La detenzione di Karlos e’ stata resa ancora piu’ dura, per lui e per la sua famiglia, dal trasferimento, un mese fa, nel carcere di massima sicurezza di Rossano Calabro. Per denunciare questa situazione e la complicita’ dell’Italia in questo ennesimo “caso basco”, invitiamo tutte e tutti a partecipare alla conferenza stampa che si terra’ il 24 novembre, alle 11:30 all’aula esteri della Camera dei deputati. La sera dello stesso giorno, al csoa Corto Circuito, e’ prevista un’iniziativa con cena a sostegno delle spese legali; un’occasione per fargli sentire la nostra vicinanza e per parlare della costante repressione nei confronti dei dissidenti baschi, costretti a vivere in clandestinità come nel caso di karlos o rinchiusi nelle carceri francesi e spagnole come i recenti casi di Aingeru e Piol e dell’organizzazione internazionalista Askapena.

KARLOS ASKATU!

ELKARTASUNA ETA ASKATASUNA!
TUTTI LIBERE!

ONGI ETORRI URTZA! TUTTI E TUTTE LIBERE!

  • novembre 16, 2015 20:09
Ongi etorri Urtza!
urtzaAccogliamo con gioia la notizia del ritorno alla libertà Urtza Alkorta, scarcerata sabato 14 novembre. Urtza è una compagna basca arrestata nel maggio 2013 dopo diversi giorni di “muro popolare”.
Centinaia di persone, ininterrottamente per diversi giorni, avevano protetto con i loro corpi Urtza sul ponte di Ondarroa, per resistere contro l’arresto. Noi come caso basco, così come tutte le realtà solidali con Euskal Herria, in quei giorni abbiamo seguito con attenzione e trasporto quanto stava avvenendo nel vivace e combattivo paesino sulla costa basca. Le immagini circolate in rete e i racconti delle nostre compagne e compagni lì presenti ci confermavano con chiarezza sia la persistenza della dura repressione contro la dissidenza basca, sia, allo stesso tempo, la forza e determinazione con cui le compagne e i compagni baschi resistono (https://www.youtube.com/watch?v=gVCEyBlsYLU)
Oggi con la liberazione di Urtza possiamo gridare con gioia “bat gutxiago!/un@ di meno”. Ma alla gioia si accompagna anche la consapevolezza che ci sono ancora tante e tanti compagne/i baschi ancora in carcere (ad oggi sono ancora più di 400), che ad oltre 4 anni dalla fine del conflitto armato continuano ad essere sottoposti a dispersione, vessazioni e carcere duro. Negli stessi giorni in cui si è saputo della imminente liberazione di Urtza, altre notizie, ben più tristi, hanno riguardato un altro compagno di Ondarrua, Ibon Iparragirre “Iparra”, gravemente malato, che per la sua condizione, secondo le stesse leggi spagnole, non dovrebbe essere in carcere. invece, non solo ancora non è stato liberato, ma continua ad essere sottoposto a vessazioni e torture fisiche e psicologiche. A fine ottobre “Iparra”, già detenuto in un carcere vicino Madrid (a centinaia di km da Ondarroa) è stato trasferito in un altro carcere, e il tutto è avvenuto poche ore prima dell’orario di visita previsto con i suoi familiari, e senza comunicare a loro la nuova destinazione. Alcuni giorni dopo il trasferimento, la psicologa che segue “Iparra” ha potuto verificare sia le sue difficili condizioni di salute (a malapena riesce a stare in piedi) sia la durezza del trattamento ricevuto dai funzionari durante il trasferimento. Un ulteriore esempio, se mai ce ne fosse il bisogno, della crudeltà delle istituzioni penitenziarie spagnole contro i prigionieri, anche quelli gravemente malati. (http://halabedi.eus/2015/11/01/ibon-iparagirre-vuelve-a-ser-alejado-de-euskal-herria/)
Per “Iparra”, ma anche per Karlos, Aingeru, Piol e per tutte e tutti le compagne e i compagni baschi ancora prigionieri continua la solidarietà e la lotta, fino a  quando non saranno tornate tutte e tutti a casa. Una lotta che vedrà un importante passaggio il prossimo 28 novembre a Bilbao, con un corteo che con determinazione chiederà amnistia e libertà (http://amnistiaaskatasuna.blogspot.it/2015/11/rueda-de-prensa-de-ex-press-politics.html)
Ongi etorri Urtza!
Karlos, Aingeru, Piol ta denak askatu!
Amistia eta askatasuna!
tutte liberi!

Trasferimento per Karlos, la solidarietà non si arresta!

  • ottobre 22, 2015 10:16

Dopo 8 mesi di reclusione in isolamento nel carcere di rebibbia, ieri sera Karlos è stato trasferito nel carcere di Rossano a più di 600 km da Roma.
Il sistema repressivo italiano si allinea ancora una volta con quello spagnolo, che con la ‘dispersione’ dei prigionieri baschi a centinaia di km dalle proprie case, mette in atto un sistema punitivo, tanto per i detenuti quanto per le loro famiglie costrette ad affrontare lunghi e costosi viaggi per fargli visita.
Karlos ha affrontato questi mesi di isolamento con coraggio e a testa alta, senza chiedere il trasferimento in una sezione “normale”, con altri detenuti, perché questo avrebbe incluso la possibilità di essere spostato in un’altra città e in questo modo sarebbero state più difficili le visite con la compagna e il figlio che vivono qui a Roma.
Questo trasferimento avviene mentre in Italia le pratiche per l’ estradizione vanno avanti e quando in spagna è già stata fissata la data per il ricorso alla sentenza assurda che lo ha condannato a 16 anni per un reato di presunto danneggiamento.
Siamo certi che Karlos non si farà intimorire da questa mossa infame del sistema giuridico- repressivo italiano, a lui e alla sua famiglia mandiamo un abbraccio forte con la certezza che nonostante la lontananza gli siamo vicini continuando a raccontare la sua storia e a lottare per la sua causa, che poi è la stessa di centinaia di dissidenti baschi.

ASKATASUNA ETA ELKARTASUNA!
AMNISTIA ORAIN!
LIBERTA’ E SOLIDARIETA’!
AMNISTIA ORA!

Mandiamo a Karlos la nostra solidarietà:
Karlos Garcia Preciado
Casa di reclusione di Rossano
Nuovo complesso maschile
Contrada Ciminata Greco
87067 Rossano (CS)

La solidarietà non va in vacanza! Karlos Libero!

  • agosto 15, 2015 12:32

LA SOLIDARIETA’ NON VA IN VACANZA: KARLOS LIBERO!

IMG-20150623-WA0009Sono passati ormai 6 mesi da quando Karlos Garcia Preciado, per gli amici italiani “Roberto”, è stato fermato a Roma e tradotto nel carcere di Rebibbia, dove in regime di duro isolamento sta affrontando le procedure per la richiesta di estradizione da parte dello stato spagnolo.
L’accanimento giudiziario che Karlos subisce da più di 20 anni da parte dello stato spagnolo, in questi mesi è stato portato avanti dalla complicità di quello italiano, che avalla condanne politiche risultato di processi farsa ai danni di centinaia di dissidenti baschi.

Dopo diversi gradi di giudizio nei quali gli è stata negata la possibilità di utilizzare misure alternative al carcere per stare vicino alla sua compagna e a suo figlio piccolo, lo scorso 16 luglio si è svolta l’udienza per la sua estradizione.

Se da un lato non ci sorprende la bieca disponibilità dello stato italiano a non mettere in discussione le spropositate sentenze di madrid, dall’altro troviamo sconcertante la facilità con cui la giurisdizione italiana si spinge anche oltre quella spagnola individuando nella storia di Karlos l’appartenenza ad ETA per giustificarne condanna e conseguente estradizione.

Karlos continua a resistere con tenacia nel carcere di Rebibbia alla persecuzione politica che subisce da più di 20 anni, in attesa che la cassazione si esprima in maniera definitiva rispetto all’estradizione.
Continuando a gridare con forza NO ALL’ESTRADIZIONE, invitiamo tutti e tutte a portare a Karlos e alla sua famiglia la nostra solidarietà, scrivendogli in questo periodo di attesa e preparandoci alla mobilitazione in occasione dell’udienza della cassazione.

La solidarietà è un’arma, usiamola!
Karlos libero!
Karlos askatu!

TUTTI E TUTTE LIBERE!
EUSKAL PRESOAK ETA HIESLARIAK ETXERA!

Scriviamo a Karlos Garcia Preciado c/o Carcere di Rebibbia via Raffaele Majetti 70  00156 Roma

23 giugno, con Karlos contro l’estradizione! TUTTI LIBERE!

  • maggio 26, 2015 10:59

kDal 24 marzo Karlos è rinchiuso a nel carcere di rebibbia.
Tre lunghi mesi in regime di isolamento, rotti solo dalle visite dei familiari più stretti e di qualche istituzionale e dalla solidarietà di chi segue la sua vicenda. Nel frattempo la spagna ha mandato al tribunale italiano la richiesta ufficiale per l’estradizione di Karlos.

L’udienza è stata fissata per il 23 giugno.
Se Karlos venisse estradato dovrebbe scontare in un carcere spagnolo i 16 anni cui è stato condannato nel 1997, per il presunto incendio doloso di una filiale bancaria del comune di Andoain. Una condanna spropositata che si regge su un fragilissimo impianto accusatorio, come spesso avvenuto nel caso di militanti indipendentisti baschi.
Molto probabilmente li dovrebbe scontare a centinaia di km da Euskal Herria, come accade alla quasi totalità dei detenuti baschi, per la politica spagnola della dispersione,che rinchiude i prigionieri il più possibile lontani dalle loro case, costringendo le famiglie che si recano in visita a continui spostamenti di tantissime ore con le conseguenti difficoltà come spese economiche, stress e fatica, incidenti stradali.
Per Karlos sarebbe una dispersione doppia, perché oltre alla lontananza dalla famiglia d’origine ci sarebbe quella ancora maggiore dalla famiglia che ha scelto e costruito, e che si trova in Italia, composta dalla sua compagna e da suo figlio, che è ancora un bambino.

Il caso di Karlos é solo uno dei tanti e troppi casi di assurda persecuzione della dissidenza basca da parte delle autoritá spagnole e francesi. Come Karlos é stato colpito quasi 20 anni fa da un processo politico orientato a colpire e reprimere duramente chi militava nelle organizzazioni giovanili della sinistra indipendentista basca, anche oggi l’Audiencia Nacional continua a processare e a far arrestare le compagne e i compagni di Segi, l’attuale organizzazione giovanile indipendentista, equiparando la loro militanza politica ad atti di terrorismo.
Cosí come Karlos decine di compagne e compagni baschi sono stati costretti all’esilio per evitare il gianto di ferro dell’apparato repressivo spagnolo.

logo kCosí come Karlos, centinaia di compagne e compagni baschi si trovano ancora in carcere, quasi sempre in regime di dispersione, per accuse e condanne legate alla loro militanza per una Euskal Herria libera e socialista.
Dopo quasi 4 anni dalla fine definitiva della lotta armata di Eta, nonostante le diverse indicazioni ad opera di diverse autoritá internazionali, madrid e parigi continuano a rimanere immobili, senza voler iniziare in manira concreta ed effettiva un vero processo di pace che, affrontando  tutte le conseguenze del conflitto, e quindi anche il destino delle prigioniere e dei prigionieri politici baschi, possa permettere di voltare definitivamente pagina, per costruire un solido scenario di risoluzione del conflitto.

Denunciare l’assurditá della condanna di Karlos, opporsi alla sua estradizione, é un tassello della piú ampia moblitazione e pressione popolare che a Roma, in Italia e a livello internazionale spinge per la fine dello stato di eccezione contro la dissidenza basca, e per l’avvio di una fase di vera di risoluzione del conflitto.

Karlos libero!
Karlos Askatu!
NO ALL’ESTRADIZIONE!
Il 23 giugno ore 9 presidio a piazzale Clodio, insieme ai compagni processati per il corteo del 14 dicembre 2010.

Le lotte sociali non si arrestano!
Borroka da bide bakarra!
La lotta è l’unico cammino!
TUTTI LIBERE!

ASKAPENA AURRERA, Manifesto di Solidarietà Internazionalista!

  • aprile 13, 2015 16:36

Askapena è un’organizzazione internazionalista del movimento popolare basco che conta ormai 27 anni di lotta e impegno politico.
L’obiettivo che si è preposta è una Euskal Herria internazionalista, pertanto contribuisce alla costruzione nazionale e sociale del suo popolo per ottenere l’indipendenza e il socialismo per il Paese Basco e tutti gli altri popoli.

ADERIAMO E PUBBLICHIAMO IL

Manifesto di solidarietà internazionalista riguardante il processo contro Askapena e i 5 militanti internazionalisti baschi:

askapenaCinque anni fa lo Stato spagnolo effettuò una retata contro otto militanti di Askapena; oggi lo Stato spagnolo, tramite il suo pubblico ministero, ha reso pubblica la richiesta di sei anni di carcere per cinque di loro e l’illegalizzazione di Askapena e di altre realtà a essa collegate. 
Un nuovo attacco repressivo contro il popolo basco, che si aggiunge al lungo elenco di misure fasciste che lo Stato spagnolo utilizza per chiudere i mezzi di comunicazione e illegalizzare partiti politici e organizzazioni del movimento popolare basco.
Questa volta lo Stato spagnolo si è scagliato direttamente contro l’internazionalismo. In qualità di Stato imperialista vuole neutralizzare il lavoro che i militanti baschi hanno sviluppato in tutti questi anni. Un internazionalismo impegnato con la lotta del proprio popolo, solidale con i diversi processi rivoluzionari nel mondo e che riceve solidarietà dagli altri popoli coinvolti.
Come se non bastasse, lo Stato cerca di criminalizzare anche la solidarietà internazionalista verso Euskal Herria. Secondo la sua visione reazionaria, il lavoro che facciamo come Euskal Herriaren Lagunak (EHL – Comitati di solidarietà con il popolo basco) è una semplice appendice di Askapena all’estero. Pretendono di criminalizzare anche le diverse “Brigate” basche che da decenni partono da Euskal Herria per conoscere le realtà dei nostri popoli in lotta. Ma cosa possiamo aspettarci da uno Stato imperialista? Difficilmente potranno capire che l’internazionalismo è la tenerezza dei popoli. Per noi, la lotta del popolo basco merita solidarietà perché è legittima, ribelle e liberatrice. La lotta di Euskal Herria la sentiamo nostra, così abbiamo deciso e per questi motivi continueremo a dimostrare la nostra solidarietà alla lotta di questo popolo fratello.

Vogliamo invitare i singoli, i collettivi e le organizzazioni ad aderire a questo Manifesto e a fare proprie le seguenti richieste e responsabilità:

-Esigere la fine di tutti i processi politici contro il popolo basco, in particolar modo il processo contro Askapena e i cinque internazionalisti baschi
-Esigere la fine della criminalizzazione dell’internazionalismo, soprattutto della solidarietà contro il popolo basco.
-Continuare il lavoro di solidarietà internazionalista tra i popoli, specialmente verso Euskal Herria.

Siamo internazionalisti, per questo Euskal Herria non cammina da sola!
ASKAPENA AURRERA!!! 
Euskal Herriaren Lagunak
Inviare la propria adesione a italia.ehl@gmail.com

16 Aprile MARTXA eta BORROKA @ L.O.A. ACROBAX

  • aprile 13, 2015 00:00


image-0001(1)GIOVEDì 16 APRILE @ IL L.O.A. ACROBAX via della Vasca Navale 6

Di ritorno da Euskal Herria..
Dopo aver incontrato i compagni e le compagne di Karlos, e aver partecipato con loro al presidio per la liberazione dei PRESOAK che si tiene ogni venerdì..Dopo aver manifestato nelle strade di Ondarroa per la libertà dei detenuti malati, rinchiusi nelle carceri spagnole..
Dopo aver corso un pezzetto  della storica Korrika che attraversa l’intero Paese Basco, nel nome di Karlos e della libertà di tutti e tutte..

http://uncasobascoaroma.noblogs.org/post/2015/04/07/marzo-2015-uncasobascoaroma-in-euskal-herria-con-karlos/

*AGGIORNAMENTI
*VIDEO E
*PINTXOS

CON UN CASO BASCO A ROMA
DALLE ORE 19

MARTXA ETA BORROKA…PERCHE’ LA LOTTA E’ ANCHE ALLEGRIA!

SERATA  A SOSTEGNO DI KARLOS E DELLE SPESE LEGALI!

Karlos: dal 24 febbraio in regime di isolamento, in un silenzio assordante!

  • marzo 20, 2015 00:49

20 marzo 2015

amniSiamo in attesa delle motivazioni del rifiuto della richiesta di arresti domiciliari per Karlos.
Una decisione assurda che mantiene il nostro compagno ancora in regime di isolamento nel carcere di Rebibbia.
In questi giorni sta crescendo la rete di solidarietà con Karlos, i suoi famigliari, compagni e amici, con iniziative di finanziamento e informazione in diverse città italiane. Una rete di solidarietà e di controinformazione che sarà necessario sviluppare ed estendere nelle prossime settimane. Si avvicina infatti la data entro la quale la famigerata audiencia nacional spagnola dovrà inviare i documenti per ufficializzare la richiesta di estradizione di Karlos, e pertanto sarà cruciale la campagna contro la sua estradizione, e per denunciare le falle dell’impianto accusatorio che ha portato alla sproporzionata e assurda condanna per terrorismo nel 1997.
Dal giorno dell’arresto di Karlos si registra un assoluto silenzio da parte dei media mainstream (che, nei rari casi in cui si sono occupati del caso, si sono limitati a riportare la velina del ministero della giustizia spagnolo).

Un velo di silenzio che è necessario squarciare, perché nel silenzio la lunga mano della repressione spagnola ha gioco facile.
Parlare di Karlos, opporsi alla sua estradizione e denunciare l’assurdità della sua condanna, vuol dire denunciare l’immobilismo dei governi di madrid e parigi nella risoluzione del conflitto in Euskal Herria, a quasi quattro anni dalla fine unilaterale e definitiva della lotta armata da parte di Eta; vuol dire denunciare i processi politici che, oggi come nel 1997, colpiscono duramente il movimento giovanile della sinistra indipendentista basca; vuol dire denunciare il continuo uso del teorema accusatorio secondo cui “tutto è ETA”, utilizzato dai giudici spagnoli per reprimere e illegalizzare organizzazioni politiche e movimenti sociali, come l’organizzazione internazionalista Askapena; vuol dire denunciare la criminale politica di dispersione che tiene le prigioniere e i prigionieri politici baschi a centinaia di chilometri di distanza dai loro cari; vuole dire parlare delle decine di rifugiati ed esiliati politici baschi che, per l’immobilismo di madrid, sono ancora costretti a rimanere lontani dalla loro terra e dalla possibilità di poter contribuire attivamente alla creazione della Euskal Herria libera e in pace di domani. Sostenere Karlos e la sua opposizione all’estradizione, vuol dire sostenere chi viene colpito dalla repressione per lottare per una società più giusta.

Karlos askatu! Denak Askatu!
Karlos libero! Tutte liberi!

 

6 marzo Roma- Andoain sorelle nella solidarietà

  • marzo 9, 2015 18:50

 

Venerdì 6 marzo, ad Alexis  occupato si è svolta una partecipata iniziativa di informazione e approfondimento sul tema  della repressione, del carcere e della tortura in Euskal Herria, in solidarietà con Karlos.
Contemporaneamente ad Andoain, paese natale di Karlos, si teneva una conferenza stampa in cui è stato diffuso il seguente comunicato:
IMG-20150307-WA0004Questa conferenza stampa ha due obiettivi: prima di tutto inviare tutta la nostra solidarietà a Karlos e a tutti i suoi amici e familiari qui e in italia e anche fare una riflessione sul suo arresto.

1. L’arresto di Karlos é la conseguenza della decisione di uno Stato che non vuole fare passi in avanti. Lo Stato spagnolo non parla di soluzione per il popolo basco e continua ancora con arresti e repressione come se niente fosse sucesso nel dibattito politico.
2. Il caso di Karlos é un chiaro esempio di un caso mediatico. Dovuto alla mancanza di prove e di base giuridica per fare il processo Karlos é stato condannato mediaticamente. E questa é la ragione che ha portato il nostro amico all’ esilio e ora al carcere.
3. Nell processo del 2000 era chiaro il carattere vendicativo del giudice. É stato tutto un montaggio poliziesco Abbiamo alcuni esempi:
– l’unica testimonianza è di un vicino che di notte e dal quarto piano di una casa afferma di riconoscere Karlos,con il volto coperto, per il modo di camminare.
– l’accusa utilizza come prove delle cose sequestrate in casa di Karlos: solvente (lui era pittore), parrucche di carnevale, adesivi…
– prima di arrestarlo nel 1997 la polizia lo aveva seguito per un anno. In quegli annni la kale borroka a Andoain era abbastanza abituale ma non arrestarono nessun altro, solo Karlos come un ‘capro espiatorio’ con una condanna esemplare di 16 anni di galera.
– Il caso di Karlos bisogna capirlo nel contesto di quegli anni, perche questo tipo di proccesi assurdi, inventati o ricostruiti dalla polizia erano molto frequenti. La gioventù rivoluzionaria che lottava per il socialismo e l’ indipendenza del popolo basco era perseguitata e condannata a tantissimi anni, cosí credevano di poter annientare i giovani, di poter fermare la lotta.
4. Sicuramente non sono stati anni facili per Karlos fuori casa e lontano dal suo paese. Ma a Roma si era rifatto una vita e viveva con la sua compagna e suo figlio.

Ancora una volta vogliamo denunciare l’arresto di Karlos e vogliamo esprimere la nostra solidarietà con Karlos e con i suoi familiari e amici.

Seguiremo lottando fino a che Karlos e tutti i prigionieri e le prigioniere politiche siano libere.
È ora di svuotare tutte le carceri, facciamolo insieme!”

andoainalexis

EUSKAL HERRIA- Andoain- manifestazioni in solidarietà con Karlos!

  • marzo 2, 2015 16:10

 

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VOLANTINO IN EUSKERA DISTRIBUITO DURANTE LA MANIFESTAZIONE:

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VOLANTINO IN CASTIGLIANO:
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KARLOS ASKATU! KARLOS LIBERO!

Aggiornamento del 27/02/2015 dall’udienza di convalida dell’arresto di Karlos Garcia Preciado.

  • febbraio 27, 2015 16:57

corteo a andoain per KarlosQuesta mattina presso la IV sezione della corte d’appello di Roma si è svolto l’interrogatorio di convalida dell’arresto di Karlos.
Alla presenza degli avvocati, il giudice ha convalidato l’arresto e ha fatto a Karlos qualche domanda.
Karlos si è opposto all’estradizione immediata e i suoi avvocati hanno fatto richiesta di arresti domiciliari.
Come sappiamo il governo spagnolo ha 40 giorni di tempo per richiedere l’estradizione.
Tra qualche giorno il tribunale si pronuncerà sulle richieste degli avvocati accogliendole o confermando il suo fermo presso il carcere di Rebibbia, dove attualmente Karlos si trova.

L’udienza si è svolta a porte chiuse ma un gruppo di solidali ha potuto ugualmente salutarlo all’entrata e all’uscita dall’aula; Karlos era ammanettato e scortato ma comunque sorridente, dimostrando di non perdersi d’animo.

In attesa di novità rinnoviamo a tutti e tutte l’invito a scrivergli per fargli sentire la nostra solidarietà.

Karlos Askatu!
Karlos Libero!

Karlos García Preciado
casa circondariale di Roma – Rebibbia
via Raffaele Majetti 70 00156

ANCORA UN CASO BASCO A ROMA – KARLOS ASKATU!

  • febbraio 26, 2015 13:03

ETXERAANCORA UN CASO BASCO A ROMA..

Ancora un caso basco a Roma, ancora una volta la nostra città è attraversata da una storia che parla di repressione, persecuzione, condanne spropositate emesse dall’ Audiencia Nacional, il Tribunale Speciale di Madrid, che da decenni è complice delle torture ai danni di militanti baschi/e.

Karlos García Preciado vive da 14 anni in Italia, qui lavora e costruisce ogni giorno la propria vita, dopo essere stato costretto ad andarsene dal Paese Basco, davanti ad un’accusa assurda che lo condanna a 16 anni per reati di kale borroka -lotta di strada- di quasi vent’anni fa.

La storia di Karlos è la storia di tanti e tante che hanno pagato e continuano a pagare, nonostante ETA abbia abbandonato le armi nel 2011 a favore di un processo di risoluzione del conflitto.
In tutto il mondo centinaia di latitanti esiliati, iheslariak, che hanno rinunciato alle proprie vite per non rinunciare alla libertà.
A loro si aggiungono i deportati, mandati al confino, cui la spagna rifiuta da decenni il permesso di rientrare, a cui si sommano a loro volta i circa 500 prigionieri e prigioniere basche chiuse nelle carceri di spagna e francia, colpiti dall’infame sistema della dispersione, che li costringe reclusi a centinaia di km di distanza dalle loro famiglie.

Pesanti accuse di terrorismo, costantemente, perseguitano i dissidenti baschi e ci ricordano le condanne spropositate chieste per Lander e Aingeru per un presunto bus danneggiato nel 2001, nel corso di una manifestazione a Bilbao, in occasione della messa al bando di SEGI, l’organizzazione giovanile del tempo.
Pensiamo alla vicenda di Arkaitz Bellon, che un anno fa è stato ucciso dalla dispersione che lo ha costretto a 13 anni di carcere duro, a più di mille km dalla sua famiglia, per presunti reati dello stesso genere.
Con facilità pensiamo a quanto accade anche in italia in questi anni, dove al danneggiamento di un compressore che brucia in Val Susa corrispondono accuse di terrorismo, con carcere e isolamento per i/le No Tav.

I tentacoli dello stato spagnolo arrivano fin qui da noi, Karlos è il quinto compagno basco arrestato a Roma in pochi anni, e ancora una volta ci troviamo davanti a una gogna mediatica, un’ignobile narrazione dei media spagnoli e italiani.
In questi tempi di caccia alle streghe, cercando in ogni modo la criminalizzazione delle lotte, non si vede l’ora di trovare il terrorista di turno da sbattere in prima pagina e accostarlo così a presunti reati di danneggiamento, come può essere in questo caso, un bancomat bruciato.

Contemporaneamente con le nuove norme antiterrorismo gli apparati repressivi , legittimano e rafforzano i meccanismi e i dispositivi di controllo e sorveglianza con i quali dichiarano di continuare ad indagare per ricostruire le ipotetiche reti di appoggio di cui Karlos si è avvalso in questi anni.
C’è poco da indagare, potete sprecare migliaia di euro in dispositivi tecnologici, ma la solidarietà non si controlla, non si processa e non si arresta, fa parte del nostro DNA.. centinaia sono le persone che negli anni hanno condiviso un pezzo di cammino con Karlos ..e poco importa se per molti di loro era Roberto.

In queste ore Karlos si trova in regime di isolamento nel carcere di Rebibbia, domani a piazzale Clodio alle 12e30 ci sarà l’interrogatorio di convalida dell’arresto e su questo verranno dati aggiornamenti tramite gli avvocati che lo stanno seguendo.

Invitiamo tutti e tutte ad inviare a Karlos telegrammi di solidarietà e a fargli sentire che non è solo.

KARLOS ASKATU !
EUSKAL PRESO TA IHESLARIAK ETXERA!

Uncasobascoaroma

per scrivere:
Karlos García Preciado
casa circondariale di Roma – Rebibbia
via Raffaele Majetti 70 00156

17 aprile giornata di solidarietà con i prigionieri e le prigioniere politiche

  • aprile 17, 2014 13:49

IMG-20140417-WA0010Oggi 17 aprile a Roma diversi solidali hanno deciso di attraversare la giornata internazionale di solidarietà contro la prigionia politica.
Abbiamo deciso di toccare tre luoghi simbolici per richiamare l’attenzione sul tema.
Di fronte all’ambasciata spagnola è stata esposta una bandiera basca mentre venivano distribuiti dei volantini informativi. La reazione scomposta e innervosita da parte dei funzionari dell’ambasciata dimostra quanto la questione delle centinaia di prigionieri e prigioniere politiche basche sia una nervo scoperto che il governo di madrid non vuole affrontare.
Successivamente abbiamo fatto un passaggio alle scuderie del Quirinale dove è in corso la mostra internazionale su Frida Khalo. Qui abbiamo ricordato che esiste un altro messico ribelle che quotidianamente costruisce un mondo alternativo al neoliberismo; abbiamo richiamato l’attenzione su alcuni casi esemplari.
Come terzo e ultimo passaggio abbiamo deciso di sanzionare la El Al, compagnia di bandiera israeliana, ricordando che israele non è una meta di turismo alternativo ma uno stato occupante che imprigiona e occupa militarmente un intero popolo da più di sessanta anni.

Senza la loro libertà non saremo mai liberi e libere

Di seguito il link alla trasmissione radio realizzata per il 17 aprile, con il contributo di Un Caso Basco a Roma, Free Palestine, La Pirata e Comitato Carlos Fonseca
TRASMISSIONE RADIO PRIGIONIERI/E POLITICHE
https://archive.org/details/17AprilePrigionieriPoliticiFinal

PERCHE’ IL 17 APRILE?
Il 17 aprile 1974 viene rilasciato Mahmoud Hijazi Baker, prigioniero politico palestinese, dopo uno scambio di prigionieri con Israele. Da quel giorno per tutto il movimento di liberazione palestinese questa data diventa un simbolo, un occasione ogni anno per rimettere in primo piano la questione della prigionia politica. Anni dopo anche il movimento basco riprende questa data per organizzare e coordinare mobilitazioni su questo tema fino ad arrivare ai giorni nostri quando a diverse latitudini si decide di tendere il famoso “filo rosso” che unisce chi lotta per la costruzione di un mondo più giusto e per questo subisce le conseguenze della repressione. Oggi quindi, il giorno del 17 aprile diventa una giornata che non vuole rappresentare una vuota celebrazione bensì un occasione per organizzare mobilitazioni e partecipare alla degna lotta di chi da dentro il carcere reclama a gran voce non solo la propria libertà ma quella di tutti e tutte.
Come Leonard Pertier che da 36 anni resiste nella carceri americane o Mumia Abu Jamal che nelle stesse carceri fra pochi giorni compirà 60 anni;
Come Alvaro Sebastian Ramirez che da 18 anni è rinchiuso nelle carceri messicane.
Come la resistenza quotidiana dei più di 5000 prigionieri/e politici palestinesi che al pari del loro popolo subiscono quotidianamente l’oppressione dell’occupazione israeliana.
Come le centinaia di prigioniere e prigionieri politici baschi e tutti/e coloro che, in esilio da decine di anni, non possono fare ritorno nella propria terra.
Come le compagne e i compagni reclusi nelle carceri italiane per aver partecipato alle lotte sociali di questi anni.
Quest’anno il 17 aprile cade nei giorni della protesta promossa dal coordinamento nazionale dei detenuti, ancora di più quindi, vogliamo unire la nostra voce a quella di chi, da dentro, lotta per conquistare diritti e libertà.
A tutti e tutte loro va il nostro saluto e la nostra solidarietà.
Senza la vostra libertà non saremo mai liberi e libere!

Free Palestine Roma http://freepalestine.noblogs.org/
Un caso basco a Roma http://uncasobascoaroma.noblogs.org/
Comitato Carlos Fonseca http://comitatocarlosfonseca.noblogs.org/
LaPirata http://lapirata.indivia.net/
– Nodo solidale, Roma e Messico
– Nomads, Bologna, Berlino e Messico
– Collettivo Zapatista di Lugano
– Aderenti individuali

20140417_190216I PRIGIONIERI E LE PRIGIONIERE BASCHE
La città di Roma negli ultimi due anni ha conosciuto il caso di Lander, un militante della sinistra indipendentista basca che stava vivendo qui, perseguitato dalle autorità spagnole.
Come abbiamo sempre sostenuto durante la campagna, il caso di Lander non rappresenta un’eccezione nel contesto basco.
Centinaia sono infatti i casi di persecuzione, sequestri, tortura, aggressioni da parte di agenti in borghese e processi in tribunali speciali ; tutto questo è sostenuto da una legislazione penitenziaria fascista sopravvissuta alla dittatura di Franco, che per i 500 prigionieri e prigioniere politiche basche è caratterizzata da dispersione in carceri lontane centinaia di km da casa, aggressioni fisiche e psicologiche nelle celle, vessazioni dei famigliari durante le visite, isolamento e leggi speciali.
Sistematica è la criminalizzazione della dissidenza politica e sociale basca, l’uso indiscriminato della legislazione “antiterrorista” da parte dello stato spagnolo per colpire duramente chi svolge attività politica nelle organizzazioni della sinistra indipendentista, così come negli altri movimenti politici e sociali del Paese basco. Anche lì il movimento contro gli sfratti, il sindacalismo di base, la lotta contro il TAV basco, gli spazi occupati, i collettivi giovanili, per citarne alcuni, vengono attaccati quotidianamente, con accuse pesantissime e richieste di pene che non hanno eguali. Da decenni il Paese basco è un vero e proprio laboratorio di repressione. In questi mesi la “democratica” Spagna ha processato in tribunali speciali e arrestato, lanciatori di torte No Tav, compositori di versi solidali, rapper, associazioni di familiari dei prigionieri e avvocati. Laddove le leggi speciali sono normalità ogni forma di attivazione diventa reato, tutto è terrorismo! Le stesse strategie che vediamo sempre più spesso utilizzare contro i movimenti sociali in Italia. Da qui l’importanza di continuare e rafforzare l’attività di solidarietà e di connessione tra le diverse esperienze di lotta e di resistenza nei nostri territori e in quelli del Paese Basco.
Euskal Preso eta Ieslariak Etxera!
Libertà per i prigionieri e le prigioniere basche, rientro a casa per chi è in esilio!
Non dimentichiamo e non perdoniamo, anche nel tuo nome, Arkaitz, verso la vittoria e la liberazione di tutto il popolo basco!

volantino distribuito a Roma il 17 aprile 2014
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Roma 15 marzo, Corteo contro la repressione

  • marzo 16, 2014 12:21

Volantino distribuito al corteo nazionale  “Quando l’ingiustizia si fa legge Ribellarsi è necessario” , Roma 15 marzo 2014

 

Borroka da Bide Bakarra! La Lotta è l’unico Cammino!

 

amniIl comitato Un caso basco a Roma si è formato più di due anni fa intorno al caso di Lander, un militante della sinistra indipendentista basca che stava vivendo a Roma, perseguitato dalle autorità spagnole.

 

Una crescente persecuzione che negli anni ha portato Lander e Aingeru ad affrontare, sequestri, tortura, aggressioni da parte di agenti in borghese, processi in tribunali speciali; tutto questo sostenuto da una legislazione penitenziaria fascista sopravvissuta alla dittatura di Franco, che per i prigionieri e le prigioniere politiche basche è caratterizzata da dispersione in carceri lontane centinaia di km da casa, aggressioni fisiche e psicologiche nelle celle, vessazioni dei famigliari durante le visite, isolamento e leggi speciali.

 

Come abbiamo sempre sostenuto durante la campagna, il caso di Lander non rappresenta un’eccezione nel contesto basco. È infatti sistematica la criminalizzazione della dissidenza politica e sociale basca, l’uso indiscriminato della legislazione “antiterrorista” da parte dello stato spagnolo per colpire duramente chi svolge attività politica nelle organizzazioni della sinistra indipendentista, così come negli altri movimenti politici e sociali del Paese basco. Anche lì il movimento contro gli sfratti, il sindacalismo di base, la lotta contro il TAV basco, gli spazi occupati, i collettivi giovanili, per citarne alcuni, vengono attaccati quotidianamente,con accuse pesantissime e richieste di pene che non hanno eguali.

Da decenni il Paese basco è un vero e proprio laboratorio di repressione.
In questi mesi la “democratica” spagna ha processato in tribunali speciali e arrestato, lanciatori di torte No Tav, compositori di versi solidali, rapper, associazioni di familiari dei prigionieri e avvocati.
Laddove le leggi speciali sono normalità ogni forma di attivazione diventa reato, tutto è terrorismo!

 

Questa settimana a Bilbao è stato arrestato Asier, con la solita accusa di terrorismo. Dopo tre giorni di carcere e 50mila euro di cauzione “il pericoloso terrorista” è stato scarcerato; sembra che la spagna per rispondere alla crisi faccia cassa sequestrando giovani baschi con accuse pazzesche e poi chiedendone il riscatto in cifre insostenibili, che l’intera comunità solidale si sforza ogni volta di pagare.
Le stesse strategie che vediamo sempre più spesso utilizzare contro i movimenti sociali in italia.
Pensiamo alle ultime inchieste che hanno colpito i disoccupati e precari Bros di Napoli e i movimenti per il diritto all’abitare di Roma.
Pensiamo alle centinaia di persone indagate per le mobilitazioni contro il TAV, alla multa che il movimento ha dovuto pagare per la rottura dei sigilli del cantiere o all’infame reclusione cui sono costrett* in isolamento Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò dal 9 dicembre; alla condanna a più due anni e 5000 euro di multa per Davide e Paolo, agli arresti dal 30 agosto, per essere stati fermati, in un auto mentre si recavano a un presidio NoTav .

Da qui l’importanza di continuare e rafforzare l’attività di solidarietà e di connessione tra le diverse esperienze di lotta e di resistenza nei nostri territori e in quelli del Paese Basco.
Parlare di Paese Basco vuol dire parlare di noi, così come parlare delle nostre lotte e di come il potere cerca di attaccarle, vuol dire anche parlare di Paese Basco.
Hamaika Herri Borroka Bakarra – Tanti Popoli un’ unica Lotta

Dal 4 al 12 aprile si svolgerà in varie parti del mondo la 8° settimana di solidarietà con Euskal Herria, per la liberazione di tutt* i prigionieri e le prigioniere politiche basche e per il rientro degli esiliat*.
Vi invitiamo a partecipare e a seguire le varie iniziative.
Ez dugu aske izaterik zuek gabe – Senza la loro libertà non saremo mai liberi e libere

 

 

Un Caso basco a Roma

 

blog: uncasobascoaroma.noblogs.org facebook: uncasobasco.aroma twitter: @landerlibero

 

 

 

 

17 GENNAIO BEN TORNATI LANDER E AINGERU!

  • dicembre 22, 2013 15:52

ongietorrihqONGI ETORRI – BENTORNATI LANDER E AINGERU! 

Venerdì 17 gennaio ore 18 L.go delle Sette Chiese – Roma

ongi etorri ez da delitua! 

Il 17 gennaio daremo il bentornato a Roma, a Lander e Aingeru.

I compagni e le compagne che hanno animato e sostenuto la campagna di “Un caso basco a Roma” li riabbracceranno nelle strade di Garbatella, insieme ad una larga delegazione in arrivo da Euskal Herria, per festeggiare il loro ritorno alla libertà.  

Come abbiamo avuto modo di imparare attraversando le strade del Paese basco, però, la festa, martxa, si accompagna alla borroka, la lotta contro chi reprime e opprime. Per questo il 17 gennaio sarà una festa, ma anche e soprattutto un atto politico.Una giornata per parlare dell’infame repressione di Spagna e Francia contro la lotta del popolo basco.
Lander, arrestato all’alba del 13 giugno 2012 con un’operazione militare, è stato tradotto in carcere e poi costretto per dieci mesi ai domiciliari prima di essere estradato su un volo speciale il 27 aprile 2013. Tutto questo si è consumato in nome dei ‘buoni rapporti’ tra paesi, senza considerare la persecuzione politica e la tortura, pratiche comuni utilizzate dalla spagna nei confronti di militanti baschi. Una repressione feroce che ha privato per anni Lander e Aingeru della propria libertà, trattandoli come pericolosi terroristi, per poi rilasciarli come se nulla fosse accaduto.

Grideremo il nostro sdegno contro l’asservimento dell’ autorità italiana, che, incurante della campagna portata avanti per fermare l’estradizione, sorda di fronte alle motivazioni di un processo politico che si stava consumando e indifferente alle difese legali, sostenute anche da giuristi e parlamentari, ha estradato Lander consegnandolo a Madrid.
La liberazione di Lander e Aingeru conferma quanto sostenuto durante la campagna, il ministro della ‘giustizia’ italiano, i giudici e la polizia sono stati complici di questa ennesima vergogna ‘made in italy’.
 

Organizzando un ongi etorri a Roma vogliamo anche esprimere la nostra solidarietà a compagne, compagni e familiari delle prigioniere e dei prigionieri politici baschi, a cui la repressione spagnola vuole vietare anche il diritto a riabbracciare e festeggiare il rientro a casa dei loro cari appena liberati, dopo mesi o anni di reclusione, lontananza e dispersione. In Euskal Herria è vietato riunirsi in strada aspettando l’arrivo dei compagni e le compagne che escono dal carcere. Proprio con l’accusa di organizzare ongi etorri sono state da poco arrestate e poi rilasciate, in attesa di giudizio, 18 persone appartenenti ad Herrira, organizzazione di sostegno ai presoak e alle loro famiglie.

Ongi etorri ez da delitua! Festeggiare il ritorno alla libertà di prigioniere e prigionieri non è reato!

La nostra battaglia per la liberazione di Lander e Aingeru è solo un piccolo tassello della più ampia battaglia per i diritti delle prigioniere e dei prigionieri politici baschi, dei loro compagni e familiari. Una battaglia che vedrà nuovamente una marea umana riempire le strade di Bilbao il prossimo 11 gennaio per reclamare con forza la fine dell’immobilismo di Madrid e Parigi nella risoluzione del conflitto e delle sue conseguenze. Un immobilismo che nel caso del governo spagnolo, con la complicità di quello francese, si abbina al mantenimento della repressione della dissidenza basca, con decine di militanti di organizzazioni politiche e sociali che in queste settimane rischiano pesanti condanne in processi farsa solo per attività politiche e sindacali. Una linea autoritaria del governo di Madrid che appare ogni giorno sempre più evidente, e che sta estendendo la filosofia della legislazione di emergenza e della repressione dura e brutale al complesso delle lotte politiche e sociali in tutto lo stato, dopo decenni di sperimentazione portata avanti nel Paese basco.

Un caso basco a Roma aggiunge le sue gocce di solidarietà per far montare l’onda di libertà contro la repressione.

TANTAZ TANTA…goccia dopo goccia si forma un mare!

Uncasobascoaroma