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HERRI HARRESIA, LOYOLA difende giovani militanti baschi/e

  • 23 Settembre, 2014 18:20

22 settembre 2014
UN MURO POPOLARE CONTRO LA REPRESSIONE

IMG_8508E’ cominciato ieri all’audiencia nacional di madrid il processo per 28 giovani indipendentist* basch* accusati, di appartenenza a Segi, un organizzazione giovanile, considerata terroristica e per questo messa fuori legge dal governo spagnolo nel 2007.

Dei 23 presenti al processo, tutti quelli che hanno testimoniato hanno denunciato le pesanti torture subite durante il periodo di incomunicacion, costretti ad auto incolparsi per dare modo alla magistratura di aprire un processo che altrimenti non avrebbe potuto nemmeno iniziare, essendo basato unicamente sulle testimonianze estorte con abusi, vessazioni e maltrattamenti ai danni dei giovani militanti baschi.

5 ragazz*, Jazint Ramirez, Xabier Arina, Imanol Salinas, Igarki Robles e Irati Tobar, hanno scelto di non presentarsi al processo ed immediatamente per loro è scattato il mandato di cattura.

Nel pomeriggio di ieri nel comune di Azpeitia, davanti alla cattedrale di Loyola centinaia di solidali si sono stretti intorno ai 5 giovani, per tentare di impedirne l’arresto e per testimoniare al mondo l’infamità e la brutalità della finta democrazia spagnola nei confronti dei dissidenti baschi.

SegiTre ore di Herri Harresia – Muro Popolare- hanno temporaneamente impedito la cattura dei giovani militanti.
La polizia autonoma basca, la ertzaintza, ha faticato per portare a termine l’infame compito e l’ha fatto picchiando decine e decine di attivist* di ogni età che hanno resistito il più possibile per difendere i compagni e le compagne accusate.

LA ERTZAINTZA LLEGA A LOYOLA PARA DETENER A LOS CINCO PROCESADOS DE SEGI

 

 

Anche due manifestanti sono stati arrestati con l’assurda accusa di lesioni nei confronti di un poliziotto che pare si sia rotto una gamba cadendo goffamente mentre era intento ad aggredire il presidio.

Ancora una volta la dignità, la forza e la determinazione di Euskal Herria si è opposta all’arroganza e all’arbitrarietà dell’infame legislazione spagnola.

VIDEO Herri Harresia Loyola

Da Roma tutta la nostra solidarietà e vicinanza con i compagni e le compagne basche.

BORROKA DA BIDE BAKARRA!
LA LOTTA è L’UNICO CAMMINO!

Libertà per i/le giovani indipendentisti/e baschi/e!
Libertà per Euskal Herria!

Gora euskal gazteria!  Libertà per 40 giovani basch*, ora liberiamo tutte e tutti gli altri!

  • 12 Giugno, 2014 17:52

40 giovani processat* nella Audiencia Nacional…
LA SENTENZA ASSOLVE TUTTI/E!
#grebalariakASKE! condanna a 2 anni e 6 mesi per due giovani

Due notizie, due sentenze, giornata dal sapore agrodolce quella di ieri nel Paese basco. Sono arrivate infatti due importanti sentenze. La prima sul maxi-processo contro 40 giovani  militanti con piena assoluzione da parte dell’Audiencia Nacional. La seconda condanna due giovani di Bilbao a scontare una pena di 2 anni e 6 mesi.
libre1Dopo 5 anni si chiude con una totale assoluzione “l’odissea” di 40 giovani baschi/e. Il processo farsa si è finalmente concluso con la piena assoluzione di tutte e tutti. Un maxiprocesso farsa che si è svolto da ottobre a febbraio, preceduto da diversi anni di persecuzione poliziesca e giudiziaria ai danni delle compagne e dei compagni che hanno dovuto affrontare carcerazione preventiva, regime di incomunicazione, torture e maltrattamenti, seguito da mezzo anno di attesa della sentenza. Uno schifo repressivo fatto prima, durante e dopo il processo dalle autorità spagnole che certamente non viene cancellato dalla sentenza e dalla gioia per la libertà delle compagne e dei compagni.
Una storia che inizia nel novembre del 2009 con una maxi-retata contro 42 militanti indipendentist*, 34 dei quali arrestat* la notte del 24 novembre del 2009. La maggior parte degli arrestati denunciano torture nei giorni di incomunicación. Nei mesi succesivi vengono arrestati in diversi stati europei altri 8 giovani riusciti a fuggire il giorno dell’operazione. Tre di questi, Zuriñe, Artzai e Fermin, vengono arrestat* a Roma mentre denunciavano la criminalizzazione del movimento giovanile basco.
[Video]
Dopo alcuni mesi di carcere in Italia e senza alcuna prova giudiziaria lo stato italiano come nel caso di Lander Fernandez concede l’estradizione allo stato spagnolo.
Come Caso basco a Roma abbiamo seguito con particolare attenzione questo processo. Sia perché ha rappresentato un caso particolarmente evidente della strategia di criminalizzazione della dissidenza politica e sociale che vivono sulla loro pelle le compagne e i compagni di Euskal Herria. Sia perché abbiamo appunto potuto conoscere da vicino quest* compagn* nelle nostre città, condividendone le storie, il legame solidale e la rabbia dell’arresto e dell’estradizione.
Tutti gli imputati hanno scontato da uno a due anni di carcere preventivo. Hanno subito in questi mesi un processo lungo e faticoso, fatto di continui viaggi tra Paese basco e il Tribunale speciale di Madrid.
libre libreI giudici del “tribunale speciale”, dopo quasi 4 mesi di attesa dalla fine del dibattimento, hanno finalmente reso pubblica una sentenza importante. Infatti, viene riconosciuto che i compagni e le compagne accusate hanno solo svolto attività politica e non terrorismo. Inoltre, vengono rifiutate le dichiarazioni dei 40 accusati raccolte dalla polizia durante i fermi in regime di incomunicación, vale a dire il periodo, che dura diversi giorni, in cui i fermati per accuse di terrorismo non possono contattare avvocati, medici e famigliari, rimanendo così senza difese nelle mani della polizia. Questa volta i giudici dell’Audiencia Nacional, pur non entrando nel merito delle torture denunciate dalle nostre compagne e compagni, ci hanno sorpreso, dichiarando nulle le dichiarazioni raccolte durante l’incomunicación, solo per il dubbio che possano essere state estorte sotto tortura, e, inoltre, dichiarando esplicitamente che l’ incomunicación rappresenta una situazione in cui sono a rischio i diritti di chi è tratt* in arresto e che, pertanto, risulta essere una formula poco compatibile con una pratica giudiziaria attenta ad evitare i rischi di tortura e maltrattamenti.
[ qui il link allo stralcio della sentenza, pdf in castigliano ]
Ciò che da anni denunciano i collettivi e le realtà che svolgono lavoro di solidarietà e informazione sulla prigionia politica e la repressione nel Paese basco, vale a dire che durante l’ incomunicación si tortura, e che le dichiarazioni estorte sotto tortura vengono usate come prova in processi farsa, è stato riconosciuto in maniera abbastanza chiara anche dalla stessa Audiencia Nacional, il famigerato tribunale che per decenni è stato complice, se non parte integrante e attiva, del sistema di criminalizzazione e brutale repressione della dissidenza politica e sociale basca ad opera di Madrid e Parigi. ‘Meglio tardi che mai’ non si può dire, perchè ci sono stati anni e anni di sofferenze, torture e rabbia.
La gioia per l’assoluzione dei 40, e l’importanza della sentenza per la delegittimazione dell’incomunicación, non ci devono comunque far tenere bassa la guardia e l’attenzione solidale. Nelle stesse ore in cui si stava per rendere pubblica la sentenza sul maxiprocesso Segi, altri compagni venivano invece nuovamente colpiti dalla repressione.
Nella notte tra lunedì e martedì Tomás “Tomi” Madina è stato svegliato nella sua casa di Galdakano, vicino Bilbao, da una quindicina di sbirri incappucciati e armati fino ai denti, che lo hanno arrestato e posto in regime di incomunicación con la solita accusa di terrorismo e appartenenza ad Eta (a quasi tre anni dalla fine definitiva delle attività armata). Oggi Tomi ha denunciato davanti al giudice di essere stato torturato.

aske grebalariakLa giornata di ieri è stata inoltre macchiata dalla notizia della condanna a 2 anni e 6 mesi per Urtzi e Jon, due giovani ragazzi di Bilbao, arrestati nel giugno del 2012 per la presunta partecipazione ad alcuni incidenti durante lo sciopero generale del 29 marzo dello stesso anno. Dal momento dell’arresto è partito un grande montaggio giudiziario atto a condannare i 2 ragazzi, molto attivi a Deusto, il loro quartiere. Un montaggio che ha portato l’accusa a chiedere fino a 14 anni di carcere. Nel settembre del 2013 arriva la condanna a 1 anno e tre mesi, che rispetto alle richieste iniziali fa intravedere l’assoluta inconsistenza delle accuse mosse contro di loro, ma ieri, dopo il ricorso della procura, è arrivata la notizia che la condanna sale a 2 anni e 6 mesi, e costringerà i due giovani baschi a scontare la totalità della pena.
L’atteggiamento schizofrenico dell’apparato repressivo spagnolo, che, da un lato, dopo anni di persecuzione assolve 40 giovani militanti della sinistra indipendentista, dopo avergli fatto soffrire carcere, esilio e tortura, mentre, dall’altro continua a condannare militanti di organizzazioni politiche e sociali e ad arrestare in regime di incomunicazione e di legislazione antiterrorista come se nulla fosse accaduto nell’ottobre 2011, rendono ancora necessaria la mobilitazione e la solidarietà internazionalista. Oggi festeggiamo il ritorno alla libertà dei 40, ma la lotta del movimento basco, e la nostra azione solidale, non si fermeranno finché non saranno liberati tutti i prigionieri e le prigioniere politiche basche, e finché non si porrà fine all’assurda legislazione antiterrorista.
Perché non possiamo essere liber* se non lo sono anche tutte e tutti loro.

Con Tomi, Urtzi e Jon, finchè non saranno liberi!

euskal gazteria aurrera!! tutti liberi, tutte libere!

NoTav: SOLIDARIETA’ da EUSKAL HERRIA con Chiara,Claudio,Mattia e Niccolò

  • 20 Maggio, 2014 22:44

Traduciamo il testo dell’appello alla manifestazione  di oggi davanti al consolato di Italia a Bilbao e Donostia, in solidarietà con il movimento No Tav e per la liberazione di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò.

http://www.ahtgelditu.org

bilboSolidarietà con la Val Susa, no alla criminalizzazione del movimento NO TAV!
Val de Susa NO TAV Elkartasuna! Kriminalizaziorik ez!

Il cordinamento di opposizione al TAV AHT Gelditu! Elkarlana y Mugitu! Mugimendua, movimento di disobbedienza civile contro il TAV, chiama a un presidio per oggi,20 maggio, in solidarietà con 4 oppositori del movimento NO TAV dellaValle di Susa, che saranno processati in questi giorni in Italia.
Allo stesso tempo, vi informiamo che dalla Val Susa è stato lanciato un appello perché qualsiasi persona o collettivo possa aderire esprimendo la propria solidarietà all’indirizzo appello10maggio@gmail.com.
Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò è importante ripetere i loro nomi, è importante pronunciarli a voce alta perché si sta parlando di quattro vite;di quattro attivist* NO TAV che sono in carcere dal 9 dicembre, distribuiti nelle prigioni di Alessandria,Ferrara e Roma.
Chiara, Claudio , Mattia y Niccolò sono stati accusati di terrorismo per aver suppostamente danneggiato compressore e per questo rischierebbero una pena di 30 anni di prigione.
por-mobilizazioakIl processo comincerà il prossimo 22 maggio.
Di cosa sono accusati esattamente? Li si accusa di aver partecipato ad una protesta nella quale suppostamente si danneggiò un compressore. Per due procure e un pubblico ministero dell’udienza preliminare, Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò tentarono con questa azione di danneggiare l’immagine dell’Italia. La situazione di isolamento nella quale si trovano queste persone, a seguito della chiusura delle indagini, va contro quello che si può leggere nell’articolo 3 del Convegno Europeo di Diritti Umani penitenziari.
Dal movimento di opposizione al TAV di Euskal Herria rifiutiamo il progetto del TAV e la sproporzionata accusa di terrorismo davanti la quale si trovano i nostr* compagn* di lotta, allo stesso tempo sollecitiamo la libertà immediata per Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò e l’ archiviazione degli atti giudiziali.

AHT Gelditu! Elkarlana
Mugitu! Mugimendua
IMG-20140520-WA0009no tav

 

17 aprile giornata di solidarietà con i prigionieri e le prigioniere politiche

  • 17 Aprile, 2014 13:49

IMG-20140417-WA0010Oggi 17 aprile a Roma diversi solidali hanno deciso di attraversare la giornata internazionale di solidarietà contro la prigionia politica.
Abbiamo deciso di toccare tre luoghi simbolici per richiamare l’attenzione sul tema.
Di fronte all’ambasciata spagnola è stata esposta una bandiera basca mentre venivano distribuiti dei volantini informativi. La reazione scomposta e innervosita da parte dei funzionari dell’ambasciata dimostra quanto la questione delle centinaia di prigionieri e prigioniere politiche basche sia una nervo scoperto che il governo di madrid non vuole affrontare.
Successivamente abbiamo fatto un passaggio alle scuderie del Quirinale dove è in corso la mostra internazionale su Frida Khalo. Qui abbiamo ricordato che esiste un altro messico ribelle che quotidianamente costruisce un mondo alternativo al neoliberismo; abbiamo richiamato l’attenzione su alcuni casi esemplari.
Come terzo e ultimo passaggio abbiamo deciso di sanzionare la El Al, compagnia di bandiera israeliana, ricordando che israele non è una meta di turismo alternativo ma uno stato occupante che imprigiona e occupa militarmente un intero popolo da più di sessanta anni.

Senza la loro libertà non saremo mai liberi e libere

Di seguito il link alla trasmissione radio realizzata per il 17 aprile, con il contributo di Un Caso Basco a Roma, Free Palestine, La Pirata e Comitato Carlos Fonseca
TRASMISSIONE RADIO PRIGIONIERI/E POLITICHE
https://archive.org/details/17AprilePrigionieriPoliticiFinal

PERCHE’ IL 17 APRILE?
Il 17 aprile 1974 viene rilasciato Mahmoud Hijazi Baker, prigioniero politico palestinese, dopo uno scambio di prigionieri con Israele. Da quel giorno per tutto il movimento di liberazione palestinese questa data diventa un simbolo, un occasione ogni anno per rimettere in primo piano la questione della prigionia politica. Anni dopo anche il movimento basco riprende questa data per organizzare e coordinare mobilitazioni su questo tema fino ad arrivare ai giorni nostri quando a diverse latitudini si decide di tendere il famoso “filo rosso” che unisce chi lotta per la costruzione di un mondo più giusto e per questo subisce le conseguenze della repressione. Oggi quindi, il giorno del 17 aprile diventa una giornata che non vuole rappresentare una vuota celebrazione bensì un occasione per organizzare mobilitazioni e partecipare alla degna lotta di chi da dentro il carcere reclama a gran voce non solo la propria libertà ma quella di tutti e tutte.
Come Leonard Pertier che da 36 anni resiste nella carceri americane o Mumia Abu Jamal che nelle stesse carceri fra pochi giorni compirà 60 anni;
Come Alvaro Sebastian Ramirez che da 18 anni è rinchiuso nelle carceri messicane.
Come la resistenza quotidiana dei più di 5000 prigionieri/e politici palestinesi che al pari del loro popolo subiscono quotidianamente l’oppressione dell’occupazione israeliana.
Come le centinaia di prigioniere e prigionieri politici baschi e tutti/e coloro che, in esilio da decine di anni, non possono fare ritorno nella propria terra.
Come le compagne e i compagni reclusi nelle carceri italiane per aver partecipato alle lotte sociali di questi anni.
Quest’anno il 17 aprile cade nei giorni della protesta promossa dal coordinamento nazionale dei detenuti, ancora di più quindi, vogliamo unire la nostra voce a quella di chi, da dentro, lotta per conquistare diritti e libertà.
A tutti e tutte loro va il nostro saluto e la nostra solidarietà.
Senza la vostra libertà non saremo mai liberi e libere!

Free Palestine Roma http://freepalestine.noblogs.org/
Un caso basco a Roma http://uncasobascoaroma.noblogs.org/
Comitato Carlos Fonseca http://comitatocarlosfonseca.noblogs.org/
LaPirata http://lapirata.indivia.net/
– Nodo solidale, Roma e Messico
– Nomads, Bologna, Berlino e Messico
– Collettivo Zapatista di Lugano
– Aderenti individuali

20140417_190216I PRIGIONIERI E LE PRIGIONIERE BASCHE
La città di Roma negli ultimi due anni ha conosciuto il caso di Lander, un militante della sinistra indipendentista basca che stava vivendo qui, perseguitato dalle autorità spagnole.
Come abbiamo sempre sostenuto durante la campagna, il caso di Lander non rappresenta un’eccezione nel contesto basco.
Centinaia sono infatti i casi di persecuzione, sequestri, tortura, aggressioni da parte di agenti in borghese e processi in tribunali speciali ; tutto questo è sostenuto da una legislazione penitenziaria fascista sopravvissuta alla dittatura di Franco, che per i 500 prigionieri e prigioniere politiche basche è caratterizzata da dispersione in carceri lontane centinaia di km da casa, aggressioni fisiche e psicologiche nelle celle, vessazioni dei famigliari durante le visite, isolamento e leggi speciali.
Sistematica è la criminalizzazione della dissidenza politica e sociale basca, l’uso indiscriminato della legislazione “antiterrorista” da parte dello stato spagnolo per colpire duramente chi svolge attività politica nelle organizzazioni della sinistra indipendentista, così come negli altri movimenti politici e sociali del Paese basco. Anche lì il movimento contro gli sfratti, il sindacalismo di base, la lotta contro il TAV basco, gli spazi occupati, i collettivi giovanili, per citarne alcuni, vengono attaccati quotidianamente, con accuse pesantissime e richieste di pene che non hanno eguali. Da decenni il Paese basco è un vero e proprio laboratorio di repressione. In questi mesi la “democratica” Spagna ha processato in tribunali speciali e arrestato, lanciatori di torte No Tav, compositori di versi solidali, rapper, associazioni di familiari dei prigionieri e avvocati. Laddove le leggi speciali sono normalità ogni forma di attivazione diventa reato, tutto è terrorismo! Le stesse strategie che vediamo sempre più spesso utilizzare contro i movimenti sociali in Italia. Da qui l’importanza di continuare e rafforzare l’attività di solidarietà e di connessione tra le diverse esperienze di lotta e di resistenza nei nostri territori e in quelli del Paese Basco.
Euskal Preso eta Ieslariak Etxera!
Libertà per i prigionieri e le prigioniere basche, rientro a casa per chi è in esilio!
Non dimentichiamo e non perdoniamo, anche nel tuo nome, Arkaitz, verso la vittoria e la liberazione di tutto il popolo basco!

volantino distribuito a Roma il 17 aprile 2014
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8° SETTIMANA di SOLIDARIETA’ con Euskal Herria

  • 27 Marzo, 2014 14:04

VIVA IL PAESE BASCO LIBERO – GORA EUSKAL HERRIA ASKATUTA

ElkartasunAstea_2 copyDal 4 al 13 aprile 2014, anche a Roma, come in tante città, torna la settimana di solidarietà con il Paese Basco.

Il Primo appuntamento è venerdì 4 aprile al Forte Prenestino per una serata in cui si potrà bere patxaran, mangiare pintxos, sfidarsi al gioco della rana, guardare video e ascoltare il suono tipico della TXALAPARTA.

Il secondo appuntamento è martedì 8 aprile presso la facoltà di Scienze Politiche Roma 3.
La legisazione penale come strumentodi repressione delle lotte sociali in Europa:
Incontro con Lander e gli avvocati che hanno seguito il suo caso.
Parteciperà al dibattito Antonello Ciervo, Dottore di ricerca  in diritto pubblico e il comitato contro l’estradizione di Bahar.

Ore 15 Aula 21 Scienze Politiche Rm 3
via Chiabrera 199

VIDEO completo dell’ONGI ETORRI di Lander e Aingeru

  • 27 Marzo, 2014 13:35

Roma 17 gennaio 2014, Ongi Etorri Lander eta Aingeru
Eskerrik asko
Grazie alle compagne, ai compagni, ai collettivi e alle realtà di movimento che hanno partecipato all’Ongi Etorri del 17 gennaio. È stata una serata di festa e lotta, un abbraccio caloroso e militante a Lander e Aingeru e a tutti e tutte coloro che lottano per la libertà del Paese Basco.
Abbiamo brindato e cantato con gioia per festeggiare il ritorno alla libertà di Lander e Aingeru, ma abbiamo anche gridato con determinazione il nostro rifiuto alla criminalizzazione delle lotte sociali attraverso l’etichetta di “terrorismo”.
Insieme abbiamo animato, a Roma, un momento di solidarietà al fianco di tutte e tutti coloro che sono colpiti dalla repressione, in Euskal Herria, in Italia e ovunque.
Solo poche settimane fa Arkaitz Bellon, un compagno basco detenuto da quasi 13 anni per ‘kale borroka’, è morto in carcere, ucciso dal regime spagnolo e dall’infame politica di dispersione che lo costringeva recluso a più di mille chilometri da casa.
Arkaitz sarebbe uscito dal carcere a maggio, tra 2 mesi avrebbe ricevuto il suo Ongi Etorri.
A lui dedichiamo questo video.

Borroka da bide bakarra..
La lotta è l’unico cammino..

EUSKAL PRESOAK ETXERA!
TUTTI LIBERE!

I compagni e le compagne di Un caso basco a Roma

Roma 15 marzo, Corteo contro la repressione

  • 16 Marzo, 2014 12:21

Volantino distribuito al corteo nazionale  “Quando l’ingiustizia si fa legge Ribellarsi è necessario” , Roma 15 marzo 2014

 

Borroka da Bide Bakarra! La Lotta è l’unico Cammino!

 

amniIl comitato Un caso basco a Roma si è formato più di due anni fa intorno al caso di Lander, un militante della sinistra indipendentista basca che stava vivendo a Roma, perseguitato dalle autorità spagnole.

 

Una crescente persecuzione che negli anni ha portato Lander e Aingeru ad affrontare, sequestri, tortura, aggressioni da parte di agenti in borghese, processi in tribunali speciali; tutto questo sostenuto da una legislazione penitenziaria fascista sopravvissuta alla dittatura di Franco, che per i prigionieri e le prigioniere politiche basche è caratterizzata da dispersione in carceri lontane centinaia di km da casa, aggressioni fisiche e psicologiche nelle celle, vessazioni dei famigliari durante le visite, isolamento e leggi speciali.

 

Come abbiamo sempre sostenuto durante la campagna, il caso di Lander non rappresenta un’eccezione nel contesto basco. È infatti sistematica la criminalizzazione della dissidenza politica e sociale basca, l’uso indiscriminato della legislazione “antiterrorista” da parte dello stato spagnolo per colpire duramente chi svolge attività politica nelle organizzazioni della sinistra indipendentista, così come negli altri movimenti politici e sociali del Paese basco. Anche lì il movimento contro gli sfratti, il sindacalismo di base, la lotta contro il TAV basco, gli spazi occupati, i collettivi giovanili, per citarne alcuni, vengono attaccati quotidianamente,con accuse pesantissime e richieste di pene che non hanno eguali.

Da decenni il Paese basco è un vero e proprio laboratorio di repressione.
In questi mesi la “democratica” spagna ha processato in tribunali speciali e arrestato, lanciatori di torte No Tav, compositori di versi solidali, rapper, associazioni di familiari dei prigionieri e avvocati.
Laddove le leggi speciali sono normalità ogni forma di attivazione diventa reato, tutto è terrorismo!

 

Questa settimana a Bilbao è stato arrestato Asier, con la solita accusa di terrorismo. Dopo tre giorni di carcere e 50mila euro di cauzione “il pericoloso terrorista” è stato scarcerato; sembra che la spagna per rispondere alla crisi faccia cassa sequestrando giovani baschi con accuse pazzesche e poi chiedendone il riscatto in cifre insostenibili, che l’intera comunità solidale si sforza ogni volta di pagare.
Le stesse strategie che vediamo sempre più spesso utilizzare contro i movimenti sociali in italia.
Pensiamo alle ultime inchieste che hanno colpito i disoccupati e precari Bros di Napoli e i movimenti per il diritto all’abitare di Roma.
Pensiamo alle centinaia di persone indagate per le mobilitazioni contro il TAV, alla multa che il movimento ha dovuto pagare per la rottura dei sigilli del cantiere o all’infame reclusione cui sono costrett* in isolamento Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò dal 9 dicembre; alla condanna a più due anni e 5000 euro di multa per Davide e Paolo, agli arresti dal 30 agosto, per essere stati fermati, in un auto mentre si recavano a un presidio NoTav .

Da qui l’importanza di continuare e rafforzare l’attività di solidarietà e di connessione tra le diverse esperienze di lotta e di resistenza nei nostri territori e in quelli del Paese Basco.
Parlare di Paese Basco vuol dire parlare di noi, così come parlare delle nostre lotte e di come il potere cerca di attaccarle, vuol dire anche parlare di Paese Basco.
Hamaika Herri Borroka Bakarra – Tanti Popoli un’ unica Lotta

Dal 4 al 12 aprile si svolgerà in varie parti del mondo la 8° settimana di solidarietà con Euskal Herria, per la liberazione di tutt* i prigionieri e le prigioniere politiche basche e per il rientro degli esiliat*.
Vi invitiamo a partecipare e a seguire le varie iniziative.
Ez dugu aske izaterik zuek gabe – Senza la loro libertà non saremo mai liberi e libere

 

 

Un Caso basco a Roma

 

blog: uncasobascoaroma.noblogs.org facebook: uncasobasco.aroma twitter: @landerlibero

 

 

 

 

ASIER ASKATU ORAIN! LIBERO SUBITO!

  • 11 Marzo, 2014 13:47

asierQuesta mattina a Santutxu quartiere di Bilbao l’ennesima operazione della guardia civil ha portato all’arresto di Asier Gonzales Soreasu, compagno del quartiere. È accusato di aver collaborato con Eta nel tentato sequestro di un consigliere nel 2007.
Nel corso della mattinata anche la Herriko Taberna di Santutxu è stata lungamente perquisita in presenza di Asier, mentre un imponente dispiegamento di polizia bloccava la strada, impedendo anche al fratello di Asier di raggiungerlo per consegnarli alcune medicine di cui aveva bisogno.
Asier in questo momento si trova in regime di incomunicacion.
Il tutto avviene quando neanche un mese fa Eta, dopo la fine della lotta armata del 2011, ha iniziato un processo di disarmo alla presenza di una commissione internazionale. Uno scenario, quello del processo di pace, che  ha visto protagonista solo l’organizzazione basca mentre lo stato spagnolo continua a imprigionare compagn* (con quello di oggi sono 100 negli ultimi 2 anni) e a rendere illegale qualsiasi cosa si muova controcorrente, in Euskal Herria.

 

I compagni e le compagne di Bilbao si stanno mobilitando in queste ore per manifestare contro questo ennesimo infame arresto e pretendere l’immediata scarcerazione di tutti e tutte le prigioniere politiche basche!
Ancora una volta ci sentiamo al loro fianco, convint* che senza la loro libertà non saremo mai liberi e libere.

 

Ez dugu aske izaterik zuek gabe!
ASIER LIBERO!
TUTTI LIBERE!

 

Trailer del video dell’ONGI ETORRI a Lander e Aingeru a Roma-17.1.14

  • 29 Gennaio, 2014 14:09

 

 

Per Bahar libero subito!

  • 16 Gennaio, 2014 12:21

CONTRO LA REPRESSIONE NESSUN@ E’ SOL@
il saluto di bentornato di bahar a lander.

 

bahar non ci sarà venerdi 17  all ONGI ETORRI perché costretto a misure cautelari in italia con richiesta di estradizione da parte della turchia per la sua militanza politica.
l’ ONGI ETORRI parlerà anche di di questa storia.

COMPLICI E SOLIDALI, TUTT@ LIBER@

bahar1

17 GENNAIO BEN TORNATI LANDER E AINGERU!

  • 22 Dicembre, 2013 15:52

ongietorrihqONGI ETORRI – BENTORNATI LANDER E AINGERU! 

Venerdì 17 gennaio ore 18 L.go delle Sette Chiese – Roma

ongi etorri ez da delitua! 

Il 17 gennaio daremo il bentornato a Roma, a Lander e Aingeru.

I compagni e le compagne che hanno animato e sostenuto la campagna di “Un caso basco a Roma” li riabbracceranno nelle strade di Garbatella, insieme ad una larga delegazione in arrivo da Euskal Herria, per festeggiare il loro ritorno alla libertà.  

Come abbiamo avuto modo di imparare attraversando le strade del Paese basco, però, la festa, martxa, si accompagna alla borroka, la lotta contro chi reprime e opprime. Per questo il 17 gennaio sarà una festa, ma anche e soprattutto un atto politico.Una giornata per parlare dell’infame repressione di Spagna e Francia contro la lotta del popolo basco.
Lander, arrestato all’alba del 13 giugno 2012 con un’operazione militare, è stato tradotto in carcere e poi costretto per dieci mesi ai domiciliari prima di essere estradato su un volo speciale il 27 aprile 2013. Tutto questo si è consumato in nome dei ‘buoni rapporti’ tra paesi, senza considerare la persecuzione politica e la tortura, pratiche comuni utilizzate dalla spagna nei confronti di militanti baschi. Una repressione feroce che ha privato per anni Lander e Aingeru della propria libertà, trattandoli come pericolosi terroristi, per poi rilasciarli come se nulla fosse accaduto.

Grideremo il nostro sdegno contro l’asservimento dell’ autorità italiana, che, incurante della campagna portata avanti per fermare l’estradizione, sorda di fronte alle motivazioni di un processo politico che si stava consumando e indifferente alle difese legali, sostenute anche da giuristi e parlamentari, ha estradato Lander consegnandolo a Madrid.
La liberazione di Lander e Aingeru conferma quanto sostenuto durante la campagna, il ministro della ‘giustizia’ italiano, i giudici e la polizia sono stati complici di questa ennesima vergogna ‘made in italy’.
 

Organizzando un ongi etorri a Roma vogliamo anche esprimere la nostra solidarietà a compagne, compagni e familiari delle prigioniere e dei prigionieri politici baschi, a cui la repressione spagnola vuole vietare anche il diritto a riabbracciare e festeggiare il rientro a casa dei loro cari appena liberati, dopo mesi o anni di reclusione, lontananza e dispersione. In Euskal Herria è vietato riunirsi in strada aspettando l’arrivo dei compagni e le compagne che escono dal carcere. Proprio con l’accusa di organizzare ongi etorri sono state da poco arrestate e poi rilasciate, in attesa di giudizio, 18 persone appartenenti ad Herrira, organizzazione di sostegno ai presoak e alle loro famiglie.

Ongi etorri ez da delitua! Festeggiare il ritorno alla libertà di prigioniere e prigionieri non è reato!

La nostra battaglia per la liberazione di Lander e Aingeru è solo un piccolo tassello della più ampia battaglia per i diritti delle prigioniere e dei prigionieri politici baschi, dei loro compagni e familiari. Una battaglia che vedrà nuovamente una marea umana riempire le strade di Bilbao il prossimo 11 gennaio per reclamare con forza la fine dell’immobilismo di Madrid e Parigi nella risoluzione del conflitto e delle sue conseguenze. Un immobilismo che nel caso del governo spagnolo, con la complicità di quello francese, si abbina al mantenimento della repressione della dissidenza basca, con decine di militanti di organizzazioni politiche e sociali che in queste settimane rischiano pesanti condanne in processi farsa solo per attività politiche e sindacali. Una linea autoritaria del governo di Madrid che appare ogni giorno sempre più evidente, e che sta estendendo la filosofia della legislazione di emergenza e della repressione dura e brutale al complesso delle lotte politiche e sociali in tutto lo stato, dopo decenni di sperimentazione portata avanti nel Paese basco.

Un caso basco a Roma aggiunge le sue gocce di solidarietà per far montare l’onda di libertà contro la repressione.

TANTAZ TANTA…goccia dopo goccia si forma un mare!

Uncasobascoaroma

 

Video-saluto dal Paese Basco per i/le compagn* italian*

  • 29 Novembre, 2013 20:59


segi daxRiceviamo da EHL Milano un video che i compagni e le compagne  incausat* per appartenenza a SEGI hanno girato all’Audiencia Nacional di Madrid per salutare i comitati di solidarietà con il popolo basco e ringraziare per l’appoggio mostratogli durante la gira in Italia.

Siamo noi a ringraziare loro. Ancora una volta ci hanno dimostrato la forza, la dignità, e la determinazione che muove la lotta del popolo basco. Parte di loro ha già scontato complessivamente 50 anni di detenzione preventiva, ma rischiano altri 240 anni con l’accusa di  aver fatto parte di SEGI. Tra loro anche Fermin, Artzai e Zurine che furono arrestati il 10 giugno 2010 a Roma ed estradati in spagna dopo aver subito una detenzione di diversi mesi in carcere.
La vostra lotta è la nostra lotta!
Hamaika Herri Borroka Bakarra!

 

Qui il video:

https://www.facebook.com/photo.php?v=622153361164784&set=vb.100001103762179&type=2&theater

Goccia dopo goccia. Storie di dispersione.

  • 12 Novembre, 2013 10:10

Questa intervista è stata realizzata durante il nostro ultimo viaggio nel paese basco. Sabato 16 novembre è arrivata la notizia che purtroppo si aspettava, JonKepa sarà trasferito nel carcere di Algeciras in Andalusia. Quasi vicino lo stretto di Gibilterra questa località dista 1055.048  Km dalla sua Santurzi. Abbiamo tante volte parlato di dispersione eppure la rabbia è tanta. Da quello che ci risulta a Algeciras troverà 16 pres@s per continuare a lottare.  La nostra solidarietà va alla compagna che ci ha dato la possibilità di conoscere questa storia, alla famiglia e agli\alle amic@, pensando ai loro interminabili viaggi. Con te non ci vedremo alla prossima visita, ci ritroveremo liberi.

Lander salutalo anche per noi

GORA EUSKO GUDARIAK

 

Goccia dopo goccia.

Storie di viaggio da Estremera a EH. 

amnistia“Sarei molto contenta di venire a Roma”, ci saluta cosi dopo averla intervistata in una taberna vicino il golfo di Biscaglia. L’abbiamo conosciuta sabato 9 novembre ad Estremera dove è detenuto il suo compagno Jon Kepa, che condivide con Lander e un altro preso la stessa sezione del carcere.  I controlli per effettuare le visite sono lunghi cosi abbiamo il tempo per presentarci e scambiarci qualche battuta. “Si è parlato molto della vostra iniziativa all’agenzia EFE – ci dice-  per il popolo basco è fondamentale la solidarietà internazionale”.  

I colloqui avvengono in lungo corridoio, composto da piccoli locutori racchiusi da uno spesso vetro uno accanto a l’altro. I prime tre sono sempre riservati ai prigionieri baschi. I colloqui sono tutti ascoltati e registrati, in più queste stanze sono attaccate al posto di controllo della penitenziaria che non si perde nessun gesto o piccolo movimento. Quando i presos arrivano o se ne vanno è un continuo scambio di sorrisi e pugni chiusi, cosi abbiamo imparato a conoscere la faccia di Jon Kepa e lui le nostre. Dopo la visita ci diamo appuntamento con lei per il martedì successivo in Euskal Herria.

Siamo vicino a Bilbo ma il pensiero va subito ad Estremera

“oggi in carcere c’è una protesta dei\delle detenut@ basch@. Le autorità spagnole hanno trasferito lì “Txeroki Garikoitz Aspiazu”. Lui è detenuto in Francia dal 2008 ma spesso viene trasferito in Spagna per periodi brevi relativi a processi singoli. Qui è arrivato da qualche settimana ed è sottoposto a un regime di isolamento. Fin da subito gli altri preos@s si sono mobilitati ma di fronte a una mancanza di risposte hanno deciso per uno sciopero”

In che consiste?

“Non usciranno dalle celle né usufruiranno di niente per oggi. Poi valuteranno altre iniziative”

Che ne pensi del carcere di Estremera?

“sono stata una prigioniera politica per cinque anni. Ho girato diversi carceri da detenuta o per fare visite. Credo che Estremera sia uno dei migliori, Madrid è lontana cinquecento km ma molto meno di altri carceri. La struttura è abbastanza moderna e quindi funzionante. Da pochi mesi però è cambiato il direttore. Questo arriva da un carcere dove il trattamento riservato ai prigionieri politici era molto duro. Adesso bisognerà vedere come cambia il tutto”

Quindi non hai avuto problemi fin qui per visitare Jon Kepa?

“è forse un carcere migliore di altri ma è una merda come tutti infatti Jon Kepa è in punizione. Per i prossimi sei mesi, da me, non potrà ricevere né vis a vis (visite senza vetro) né i pacchi”

Raccontaci

“due settimane fa ottengo un vis a vis. Dopo i soliti controlli dei documenti, passo a quelli elettronici, qualcosa suona. Al posto di utilizzare il solito apparecchio a mano insistono per sottopormi a una perquisizione. Ovviamente io mi rifiuto. Perdo cosi il vis a vis, mille km di viaggio per nulla. torno a Bilbo tardi e molto arrabbiata. Il giorno dopo in cella a Jon Kepa arriva la notifica della punizione. Così per i prossimi sei mesi non potrò abbracciarlo, né potremmo fargli entrare una giacca più pesante o un libro. Si capisce che è una punizione tutta politica, non mi hanno trovato nulla. Non esiste nessuna pericolosità reale ma solo presunta, per questo stiamo facendo un ricorso. Questo è uno degli aspetti pratici della repressione. E noi non possiamo accettarla”

Esiste un regolamento rispetto a questi controlli?

“Nell’autunno del 2009 arriva una circolare in diversi carceri spagnoli, non tutti. Con questo atto diventa obbligatoria la perquisizione ai famigliari e agli\alle amic@ dei pres@s. un controllo si può fare senza mettere le mani addosso e se fosse una questione di sicurezza sarebbe estesa a tutt@. Dunque è evidentemente un atto politico. quando la circolare è stata recepita io ero ancora prigioniera. Non volevo che nessuno dei mi@ car@ fosse perquisito. Per questo ho passato gli ultimi mesi della detenzione senza ricevere visite”

Ed è stato cosi per tutt@?

“ no. a volte sono stati i pres@s a decidere e spesso le famiglie. A quel punto c’è stato un dibattito interno pesante e difficile. La perquisizione viene percepita come una violenza da tutt@. Ma è chiaro pure che è difficile rinunciare a vedere chi si ama, detenut@ da chissà quando e per quanto, in quali condizioni e dopo aver sostenuto viaggi lunghissimi per la visita. Questa cosa ci ha un po diviso e alla fine ognuno ha deciso per conto suo. Ancora oggi è cosi”

Come hai visto Jon Kepa sabato?

“è una condizione molto dura. Jon Kepa è di Santurzi un piccolo paese a cui mancano nove persone detenute, due sono a Estremera adesso e questo lo aiuta. Jon Kepa è stato arrestato nel 2004 in Francia accusato di essere un membro di ETA. Ha scontato una pena di sei anni in un carcere di Parigi e poco prima di essere liberato è stato estradato in Spagna in attesa di altri giudizi. Cosi sono passati altri tre anni. Sta subendo tre processi in questo momento, siamo in attesa che la Spagna si esprima su un eventuale condanna e un relativo spostamento in un carcere. Probabilmente più lontano. Complicato dire come sta, diciamo che dei giorni è più disteso, a volte più nervoso, in generale è motivato e come diciamo noi ha molto animo”

Come era il carcere a Parigi? Esistono differenze?

“a Parigi il carcere era più grande e vecchio. I pres@s basch@ erano tredici. La vera differenza però la fa essere condannato o in attesa di giudizio. Il regime carcerario prima del processo è più duro. Hai meno diritti, non puoi accedere ad attività, le visite sono limitate, non esistono i vis a vis, spesso si è in isolamento, passava ventuno ore in cella. Dopo la condanna almeno la detenzione deve far riferimento a un regolamento più trasparante, per quanto rimanga speciale nei confronti di noi baschi. Da quando è ad Estremera riusciamo a fare le visite due volte al mese”

questa immagine non tiene conto del paese basco e delle altre indipendenze. ma rende bene l'idea di quanto Algeciras sia lontano da EH

questa immagine non tiene conto del paese basco e delle altre indipendenze. ma rende bene l’idea di quanto Algeciras sia lontano da EH

Vi hanno già rubato dieci anni di vita e non sapete nemmeno quanto manca. che si prova?

“ la rabbia è tanta, non è giusto, non è possibile accettare questo. Ma per quanto può sembrare strano è una condizione in cui siamo cresciuti e in qualche modo questo aiuta ad affrontarla.”

È una situazione comune?

“non ci si può rassegnare all’idea di non essere liberi è la base della nostra lotta. nella storia della nostra lotta ci sono persone che sono morte durante la detenzione, altre ne sono uscite dopo più di trenta anni solo perché anziane e malate. Dopo la “Parot” stanno uscendo dal carcere compagn@ detenut@ dagli anni settanta, ma come avete visto anche voi all’audiencia nacional gli arresti continuano e le condanne sono altissime. Dobbiamo continuare a lottare per la nostra libertà, non farli mai sentire soli, e organizzarci per portare le famiglie a fare le visite. Tutto questo ha un costo economico assurdo, le distanze sono infinite e i viaggi sono pericolosi, nessuno deve essere lasciato solo”

Vedi una soluzione possibile per i pres@s?

“no al momento no. la Spagna è uno stato fascista nei confronti del popolo basco. Il processo di pace in corso non ci vede sullo stesso livello, cosi non è possibile nessuna trattativa. Gli arresti continuano, i processi aumentano e le condanne pure, le condizioni nelle carceri peggiorano. A Sevilla i\le compagn@ fanno lo sciopero della fame da un mese, e sembra che non abbiamo nemmeno la forza per bloccare il Paese basco come si faceva prima. Non è un bel momento e non vedo soluzioni vicine”

Che ne pensi della solidarietà internazionale?

“è ossigeno puro. Ho letto che ieri per Lander ci sono state molte iniziative oltre la vostra presenza al processo. Da qui sembra che in Italia si parli più di lui che di Berlusconi. Azioni come quella contro Garzon in Argentina o all’agenzia EFE a Roma ci danno molta energia e voglia di lottare”

Ci salutiamo sicuri di rivederci presto, in carcere a trovare i nostri compagni e nelle strade delle nostre città. La solidarietà fa andata e ritorno. E mentre andiamo il pensiero di tutt@ va alla protesta in corso ad Estremera.

 

Martedi 12- 11 -2014

    

      

 

 

11/11 Madrid – Audiencia Nacional contro Lander e Aingeru

  • 12 Novembre, 2013 09:09

Terrorista è lo stato spagnolo che reprime e tortura

Non si può fermare il vento…

11 Novembre 2013; In tanti e tante a Madrid e in molte città in italia, per portare la nostra vicinanza ed esprimere la nostra complicità con Lander, Aingeru e la lotta per l’indipendenza della popolazione basca. Sappiamo che la solidarietà fa paura; lo vediamo quando le lotte si incontrano oltre i limiti di un dato territorio, lo riaffermiamo ogni volta che gridiamo HAMAIKA HERRI BORROKA BAKARRA, tanti popoli un’unica lotta! Con questo ben chiaro in mente e la forte volontà di rivedere Lander arriviamo la mattina presto di fronte all’Audiencia Nacional, un edificio nascosto nella zona industriale alla periferia di Madrid, come a voler nascondere agli occhi del mondo i soprusi e i processi preconfezionati che lo stato spagnolo impone a migliaia di militanti baschi . Le numerose persone giunte da Euskal Herria dopo ore di viaggio vogliono, come noi, stringersi intorno a chi si trova a dover subire dei processi politici. Difatti, nelle stesse ore, in un’altra aula si consuma il processo verso tre compagn* che, dopo aver subito dure torture e aver passato quasi 3 anni in completo isolamento, rischiano una condanna di migliaia di anni a testa. Sentenza che probabilmente servirà da risposta ‘esemplare’ per smorzare la sete di vendetta dell’opinione pubblica e della destra forcaiola spagnola, dopo che la sentenza della corte di Strasburgo ha confermato la condanna alla “dottrina Parot”, costringendo la spagna a liberare diverse persone che hanno già trascorso decine di anni in carcere.

uncasobascoLa presenza di almeno una cinquantina di solidali all’esterno del tribunale speciale innervosisce da subito la Policia Nacional che non permette a nessun* di entrare, in attesa di indicazioni dall’alto. Ci viene comunicato che solo cinque persone in tutta la giornata potranno assistere al processo di Lander e Aingeru.
In qualche modo vogliono ostacolarci e impedirci di portare la nostra vicinanza ai compagni. Non ci scoraggiamo e continuiamo a fare pressione per poter entrare finchè non ‘capiscono’ che è possibile farci fare dei turni per poter assistere al dibattimento.
Come a  volerci ribadire quali fossero le categorie con le quali la giustizia spagnola divide la popolazione, ai primi solidali che possono accedere all’edificio per assistere alla farsa che si dovrà consumare di li a poco viene chiesto insistentemente se si trovano li  per “Droga o terrorismo?”. C’ è voluto un po’ per fargli capire che noi non vediamo nè drogati nè terroristi, ma semplicemente Lander Fernandez e Aingeru Cardano, due compagni baschi sotto processo come tant* altr* per le loro idee . Sembrava quindi improbabile riuscire a far comprendere ai servi in divisa di fronte a noi che l’unico terrorista che riconoscevamo senza esitazioni era lo stato spagnolo.

Rivedere Lander dopo diversi mesi (per chi veniva da roma) o dopo diversi anni (per chi era arrivato da Euskal Herria) e portare la nostra vicinanza anche ad Aingeru e a tutt* i prigionieri e le prigioniere politiche basche, è stato l’unico vero motivo che ci ha spinto a voler entrare nell’Audiencia Nacional. Tribunale speciale dal quale non ci aspettiamo nessun tipo di regalo o giustizia. Sappiamo che la questione basca e dei presoak è una questione politica che non troverà nessuna soluzione degna all’interno delle aule di tribunale.
Torniamo a Roma  con l’immagine forte di Lander, che si gira per guardarci durante il processo e ci sorride. Nel suo sguardo la dignità e la voglia di libertà di un’intera popolazione.
In attesa della sentenza Lander ora si trova nuovamente nel carcere di Estremera, dove insieme agli altri prigionieri baschi ha cominciato una protesta per far uscire dall’isolamento un compagno estradato da poco dalla francia.
Al vostro fianco continueremo a camminare, senza la vostra libertà non saremo mai liberi e libere!
Euskal Presoak eta Hieslariak Kalera!
Daje Lander!

 

Di seguito il report de processo:

Lunedì 11 novembre,Torrejon de Ardoz, comune della zona metropolitana di Madrid dove ha una sede distaccata l’Audiencia Nacional, chiamata a decidere sulle imputazioni a carico di Lander e Aingeru.

La sala adibita al giudizio è la più piccola del palazzo di giustizia.

foto 2Nella saletta dove si tiene il processo per danni aggravati nei confronti di Lander e Aingeru, possono entrare solo 5 ospiti alla volta. Inizierà così un “giro di valzer” con un continuo andirivieni dall’aula per permettere e ai/lle compagn* venuti da Bilbao e ai molt* attivist* del comitato “un caso basco a Roma” di rivedere Lander dopo 7 mesi dal giorno dell’estradizione.

Alle 10,30 inizia il procedimento vero e proprio, secondo la sceneggiatura che già conosciamo: l’arrivo degli imputati in aula, il giudice che legge loro i capi di imputazione e le richieste di condanna della pubblica accusa, le domande di ufficio che accusa e difesa rivolgono ai due.
E’da notare come il “fiscal” (il pm, ndr) abbia inizialmente ridimensionato l’accusa nei confronti degli imputati, passando da un reato di “devastazione” a un più lieve “danneggiamento”.
La pena richiesta: 3 anni di reclusione e 8 mila euro di responsabilità civile.

Conclusi i rituali che danno il là al processo, si è entrati nel vivo della fase dibattimentale. Hanno iniziato a testimoniare, così, gli agenti della polizia autonoma basca che sono intervenuti nel febbraio 2002 sul luogo del reato, poi il conducente del bus che prese fuoco e ancora gli agenti dell’Erzaintza che interrogarono ed estorsero sotto tortura le dichiarazioni di colpevolezza ad Aingeru.

Tutti questi testi hanno parlato schermati, anonimi, nascosti da un separè.
Dalle testimonianze del conducente del bus e degli aguzzini di Aingeru (che ammettono di aver raccolto le informazioni durante il suo periodo di “incomunicacion”) iniziano a insinuarsi le prime crepe nell’impianto accusatorio.

 

foto 1Dopo una breve pausa, riprende il processo con un confronto diretto fra i periti della polizia basca e il perito di parte riguardo alla prova che riporterebbe Lander sul luogo del reato: un ritrovamento di DNA su una felpa. E qui, l’accusa subisce un altro duro colpo.
Perché – aldilà delle osservazioni sul metodo della raccolta del DNA, del ritrovamento della felpa e di altre questioni procedurali – tutti i periti concordano che i profili genetici delle diverse prove raccolte sono semplicemente “compatibili” – e addirittura in alcuni casi compatibili con una “mezcla” (miscela, ndr) – con quelli rintracciati sulle prove: come per dire che il DNA di Lander è compatibile con i DNA rintracciati sul luogo del reato, come potrebbe esserlo quello di un altro o di più individui.
Alla fine di questa fase, si è proceduti con le arringhe finali.
Il pubblico ministero conferma le richieste iniziali: 3 anni di reclusione ad aggiungersi al risarcimento civile, per il reato di danneggiamento con l’aggravante di finalità terroristica, fondando la sua tesi sulla dichiarazione in “incomunicacion” fornita da Aingeru e dalla compatibilità del DNA dei due con quelli rintracciati dall’Ertzainza a Bilbao.

 

foto 4La parola poi passa alla difesa che al contrario chiede un’assoluzione piena dei due, perché l’impianto accusatorio del “fiscal” non poggia su alcuna prova “diretta”: da un lato, infatti, la dichiarazione raccolta in “incomunicacion” (come suggerisce la CEDU che segnala questa come una pratica non rispettosa dei diritti umani) viene rigettata come prova acquisibile; dall’altro per tutte le falle che minano l’accusa dedotta dalla raccolta dei dati genetici.
Inoltre, la difesa ha richiesto che decadesse l’aggravante di “terrorismo” vista la mancata rivendicazione dell’atto (come ammesso dallo stesso “fiscal”) e quindi che si prendesse atto della prescrizione maturata relativamente al reato di danneggiamento.

E’ stato a quel punto che la Corte si è alzata e si è ritirata per deliberare la sentenza.