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Goccia dopo goccia. Storie di dispersione.

  • 12 Novembre, 2013 10:10

Questa intervista è stata realizzata durante il nostro ultimo viaggio nel paese basco. Sabato 16 novembre è arrivata la notizia che purtroppo si aspettava, JonKepa sarà trasferito nel carcere di Algeciras in Andalusia. Quasi vicino lo stretto di Gibilterra questa località dista 1055.048  Km dalla sua Santurzi. Abbiamo tante volte parlato di dispersione eppure la rabbia è tanta. Da quello che ci risulta a Algeciras troverà 16 pres@s per continuare a lottare.  La nostra solidarietà va alla compagna che ci ha dato la possibilità di conoscere questa storia, alla famiglia e agli\alle amic@, pensando ai loro interminabili viaggi. Con te non ci vedremo alla prossima visita, ci ritroveremo liberi.

Lander salutalo anche per noi

GORA EUSKO GUDARIAK

 

Goccia dopo goccia.

Storie di viaggio da Estremera a EH. 

amnistia“Sarei molto contenta di venire a Roma”, ci saluta cosi dopo averla intervistata in una taberna vicino il golfo di Biscaglia. L’abbiamo conosciuta sabato 9 novembre ad Estremera dove è detenuto il suo compagno Jon Kepa, che condivide con Lander e un altro preso la stessa sezione del carcere.  I controlli per effettuare le visite sono lunghi cosi abbiamo il tempo per presentarci e scambiarci qualche battuta. “Si è parlato molto della vostra iniziativa all’agenzia EFE – ci dice-  per il popolo basco è fondamentale la solidarietà internazionale”.  

I colloqui avvengono in lungo corridoio, composto da piccoli locutori racchiusi da uno spesso vetro uno accanto a l’altro. I prime tre sono sempre riservati ai prigionieri baschi. I colloqui sono tutti ascoltati e registrati, in più queste stanze sono attaccate al posto di controllo della penitenziaria che non si perde nessun gesto o piccolo movimento. Quando i presos arrivano o se ne vanno è un continuo scambio di sorrisi e pugni chiusi, cosi abbiamo imparato a conoscere la faccia di Jon Kepa e lui le nostre. Dopo la visita ci diamo appuntamento con lei per il martedì successivo in Euskal Herria.

Siamo vicino a Bilbo ma il pensiero va subito ad Estremera

“oggi in carcere c’è una protesta dei\delle detenut@ basch@. Le autorità spagnole hanno trasferito lì “Txeroki Garikoitz Aspiazu”. Lui è detenuto in Francia dal 2008 ma spesso viene trasferito in Spagna per periodi brevi relativi a processi singoli. Qui è arrivato da qualche settimana ed è sottoposto a un regime di isolamento. Fin da subito gli altri preos@s si sono mobilitati ma di fronte a una mancanza di risposte hanno deciso per uno sciopero”

In che consiste?

“Non usciranno dalle celle né usufruiranno di niente per oggi. Poi valuteranno altre iniziative”

Che ne pensi del carcere di Estremera?

“sono stata una prigioniera politica per cinque anni. Ho girato diversi carceri da detenuta o per fare visite. Credo che Estremera sia uno dei migliori, Madrid è lontana cinquecento km ma molto meno di altri carceri. La struttura è abbastanza moderna e quindi funzionante. Da pochi mesi però è cambiato il direttore. Questo arriva da un carcere dove il trattamento riservato ai prigionieri politici era molto duro. Adesso bisognerà vedere come cambia il tutto”

Quindi non hai avuto problemi fin qui per visitare Jon Kepa?

“è forse un carcere migliore di altri ma è una merda come tutti infatti Jon Kepa è in punizione. Per i prossimi sei mesi, da me, non potrà ricevere né vis a vis (visite senza vetro) né i pacchi”

Raccontaci

“due settimane fa ottengo un vis a vis. Dopo i soliti controlli dei documenti, passo a quelli elettronici, qualcosa suona. Al posto di utilizzare il solito apparecchio a mano insistono per sottopormi a una perquisizione. Ovviamente io mi rifiuto. Perdo cosi il vis a vis, mille km di viaggio per nulla. torno a Bilbo tardi e molto arrabbiata. Il giorno dopo in cella a Jon Kepa arriva la notifica della punizione. Così per i prossimi sei mesi non potrò abbracciarlo, né potremmo fargli entrare una giacca più pesante o un libro. Si capisce che è una punizione tutta politica, non mi hanno trovato nulla. Non esiste nessuna pericolosità reale ma solo presunta, per questo stiamo facendo un ricorso. Questo è uno degli aspetti pratici della repressione. E noi non possiamo accettarla”

Esiste un regolamento rispetto a questi controlli?

“Nell’autunno del 2009 arriva una circolare in diversi carceri spagnoli, non tutti. Con questo atto diventa obbligatoria la perquisizione ai famigliari e agli\alle amic@ dei pres@s. un controllo si può fare senza mettere le mani addosso e se fosse una questione di sicurezza sarebbe estesa a tutt@. Dunque è evidentemente un atto politico. quando la circolare è stata recepita io ero ancora prigioniera. Non volevo che nessuno dei mi@ car@ fosse perquisito. Per questo ho passato gli ultimi mesi della detenzione senza ricevere visite”

Ed è stato cosi per tutt@?

“ no. a volte sono stati i pres@s a decidere e spesso le famiglie. A quel punto c’è stato un dibattito interno pesante e difficile. La perquisizione viene percepita come una violenza da tutt@. Ma è chiaro pure che è difficile rinunciare a vedere chi si ama, detenut@ da chissà quando e per quanto, in quali condizioni e dopo aver sostenuto viaggi lunghissimi per la visita. Questa cosa ci ha un po diviso e alla fine ognuno ha deciso per conto suo. Ancora oggi è cosi”

Come hai visto Jon Kepa sabato?

“è una condizione molto dura. Jon Kepa è di Santurzi un piccolo paese a cui mancano nove persone detenute, due sono a Estremera adesso e questo lo aiuta. Jon Kepa è stato arrestato nel 2004 in Francia accusato di essere un membro di ETA. Ha scontato una pena di sei anni in un carcere di Parigi e poco prima di essere liberato è stato estradato in Spagna in attesa di altri giudizi. Cosi sono passati altri tre anni. Sta subendo tre processi in questo momento, siamo in attesa che la Spagna si esprima su un eventuale condanna e un relativo spostamento in un carcere. Probabilmente più lontano. Complicato dire come sta, diciamo che dei giorni è più disteso, a volte più nervoso, in generale è motivato e come diciamo noi ha molto animo”

Come era il carcere a Parigi? Esistono differenze?

“a Parigi il carcere era più grande e vecchio. I pres@s basch@ erano tredici. La vera differenza però la fa essere condannato o in attesa di giudizio. Il regime carcerario prima del processo è più duro. Hai meno diritti, non puoi accedere ad attività, le visite sono limitate, non esistono i vis a vis, spesso si è in isolamento, passava ventuno ore in cella. Dopo la condanna almeno la detenzione deve far riferimento a un regolamento più trasparante, per quanto rimanga speciale nei confronti di noi baschi. Da quando è ad Estremera riusciamo a fare le visite due volte al mese”

questa immagine non tiene conto del paese basco e delle altre indipendenze. ma rende bene l'idea di quanto Algeciras sia lontano da EH

questa immagine non tiene conto del paese basco e delle altre indipendenze. ma rende bene l’idea di quanto Algeciras sia lontano da EH

Vi hanno già rubato dieci anni di vita e non sapete nemmeno quanto manca. che si prova?

“ la rabbia è tanta, non è giusto, non è possibile accettare questo. Ma per quanto può sembrare strano è una condizione in cui siamo cresciuti e in qualche modo questo aiuta ad affrontarla.”

È una situazione comune?

“non ci si può rassegnare all’idea di non essere liberi è la base della nostra lotta. nella storia della nostra lotta ci sono persone che sono morte durante la detenzione, altre ne sono uscite dopo più di trenta anni solo perché anziane e malate. Dopo la “Parot” stanno uscendo dal carcere compagn@ detenut@ dagli anni settanta, ma come avete visto anche voi all’audiencia nacional gli arresti continuano e le condanne sono altissime. Dobbiamo continuare a lottare per la nostra libertà, non farli mai sentire soli, e organizzarci per portare le famiglie a fare le visite. Tutto questo ha un costo economico assurdo, le distanze sono infinite e i viaggi sono pericolosi, nessuno deve essere lasciato solo”

Vedi una soluzione possibile per i pres@s?

“no al momento no. la Spagna è uno stato fascista nei confronti del popolo basco. Il processo di pace in corso non ci vede sullo stesso livello, cosi non è possibile nessuna trattativa. Gli arresti continuano, i processi aumentano e le condanne pure, le condizioni nelle carceri peggiorano. A Sevilla i\le compagn@ fanno lo sciopero della fame da un mese, e sembra che non abbiamo nemmeno la forza per bloccare il Paese basco come si faceva prima. Non è un bel momento e non vedo soluzioni vicine”

Che ne pensi della solidarietà internazionale?

“è ossigeno puro. Ho letto che ieri per Lander ci sono state molte iniziative oltre la vostra presenza al processo. Da qui sembra che in Italia si parli più di lui che di Berlusconi. Azioni come quella contro Garzon in Argentina o all’agenzia EFE a Roma ci danno molta energia e voglia di lottare”

Ci salutiamo sicuri di rivederci presto, in carcere a trovare i nostri compagni e nelle strade delle nostre città. La solidarietà fa andata e ritorno. E mentre andiamo il pensiero di tutt@ va alla protesta in corso ad Estremera.

 

Martedi 12- 11 -2014

    

      

 

 

11/11 Madrid – Audiencia Nacional contro Lander e Aingeru

  • 12 Novembre, 2013 09:09

Terrorista è lo stato spagnolo che reprime e tortura

Non si può fermare il vento…

11 Novembre 2013; In tanti e tante a Madrid e in molte città in italia, per portare la nostra vicinanza ed esprimere la nostra complicità con Lander, Aingeru e la lotta per l’indipendenza della popolazione basca. Sappiamo che la solidarietà fa paura; lo vediamo quando le lotte si incontrano oltre i limiti di un dato territorio, lo riaffermiamo ogni volta che gridiamo HAMAIKA HERRI BORROKA BAKARRA, tanti popoli un’unica lotta! Con questo ben chiaro in mente e la forte volontà di rivedere Lander arriviamo la mattina presto di fronte all’Audiencia Nacional, un edificio nascosto nella zona industriale alla periferia di Madrid, come a voler nascondere agli occhi del mondo i soprusi e i processi preconfezionati che lo stato spagnolo impone a migliaia di militanti baschi . Le numerose persone giunte da Euskal Herria dopo ore di viaggio vogliono, come noi, stringersi intorno a chi si trova a dover subire dei processi politici. Difatti, nelle stesse ore, in un’altra aula si consuma il processo verso tre compagn* che, dopo aver subito dure torture e aver passato quasi 3 anni in completo isolamento, rischiano una condanna di migliaia di anni a testa. Sentenza che probabilmente servirà da risposta ‘esemplare’ per smorzare la sete di vendetta dell’opinione pubblica e della destra forcaiola spagnola, dopo che la sentenza della corte di Strasburgo ha confermato la condanna alla “dottrina Parot”, costringendo la spagna a liberare diverse persone che hanno già trascorso decine di anni in carcere.

uncasobascoLa presenza di almeno una cinquantina di solidali all’esterno del tribunale speciale innervosisce da subito la Policia Nacional che non permette a nessun* di entrare, in attesa di indicazioni dall’alto. Ci viene comunicato che solo cinque persone in tutta la giornata potranno assistere al processo di Lander e Aingeru.
In qualche modo vogliono ostacolarci e impedirci di portare la nostra vicinanza ai compagni. Non ci scoraggiamo e continuiamo a fare pressione per poter entrare finchè non ‘capiscono’ che è possibile farci fare dei turni per poter assistere al dibattimento.
Come a  volerci ribadire quali fossero le categorie con le quali la giustizia spagnola divide la popolazione, ai primi solidali che possono accedere all’edificio per assistere alla farsa che si dovrà consumare di li a poco viene chiesto insistentemente se si trovano li  per “Droga o terrorismo?”. C’ è voluto un po’ per fargli capire che noi non vediamo nè drogati nè terroristi, ma semplicemente Lander Fernandez e Aingeru Cardano, due compagni baschi sotto processo come tant* altr* per le loro idee . Sembrava quindi improbabile riuscire a far comprendere ai servi in divisa di fronte a noi che l’unico terrorista che riconoscevamo senza esitazioni era lo stato spagnolo.

Rivedere Lander dopo diversi mesi (per chi veniva da roma) o dopo diversi anni (per chi era arrivato da Euskal Herria) e portare la nostra vicinanza anche ad Aingeru e a tutt* i prigionieri e le prigioniere politiche basche, è stato l’unico vero motivo che ci ha spinto a voler entrare nell’Audiencia Nacional. Tribunale speciale dal quale non ci aspettiamo nessun tipo di regalo o giustizia. Sappiamo che la questione basca e dei presoak è una questione politica che non troverà nessuna soluzione degna all’interno delle aule di tribunale.
Torniamo a Roma  con l’immagine forte di Lander, che si gira per guardarci durante il processo e ci sorride. Nel suo sguardo la dignità e la voglia di libertà di un’intera popolazione.
In attesa della sentenza Lander ora si trova nuovamente nel carcere di Estremera, dove insieme agli altri prigionieri baschi ha cominciato una protesta per far uscire dall’isolamento un compagno estradato da poco dalla francia.
Al vostro fianco continueremo a camminare, senza la vostra libertà non saremo mai liberi e libere!
Euskal Presoak eta Hieslariak Kalera!
Daje Lander!

 

Di seguito il report de processo:

Lunedì 11 novembre,Torrejon de Ardoz, comune della zona metropolitana di Madrid dove ha una sede distaccata l’Audiencia Nacional, chiamata a decidere sulle imputazioni a carico di Lander e Aingeru.

La sala adibita al giudizio è la più piccola del palazzo di giustizia.

foto 2Nella saletta dove si tiene il processo per danni aggravati nei confronti di Lander e Aingeru, possono entrare solo 5 ospiti alla volta. Inizierà così un “giro di valzer” con un continuo andirivieni dall’aula per permettere e ai/lle compagn* venuti da Bilbao e ai molt* attivist* del comitato “un caso basco a Roma” di rivedere Lander dopo 7 mesi dal giorno dell’estradizione.

Alle 10,30 inizia il procedimento vero e proprio, secondo la sceneggiatura che già conosciamo: l’arrivo degli imputati in aula, il giudice che legge loro i capi di imputazione e le richieste di condanna della pubblica accusa, le domande di ufficio che accusa e difesa rivolgono ai due.
E’da notare come il “fiscal” (il pm, ndr) abbia inizialmente ridimensionato l’accusa nei confronti degli imputati, passando da un reato di “devastazione” a un più lieve “danneggiamento”.
La pena richiesta: 3 anni di reclusione e 8 mila euro di responsabilità civile.

Conclusi i rituali che danno il là al processo, si è entrati nel vivo della fase dibattimentale. Hanno iniziato a testimoniare, così, gli agenti della polizia autonoma basca che sono intervenuti nel febbraio 2002 sul luogo del reato, poi il conducente del bus che prese fuoco e ancora gli agenti dell’Erzaintza che interrogarono ed estorsero sotto tortura le dichiarazioni di colpevolezza ad Aingeru.

Tutti questi testi hanno parlato schermati, anonimi, nascosti da un separè.
Dalle testimonianze del conducente del bus e degli aguzzini di Aingeru (che ammettono di aver raccolto le informazioni durante il suo periodo di “incomunicacion”) iniziano a insinuarsi le prime crepe nell’impianto accusatorio.

 

foto 1Dopo una breve pausa, riprende il processo con un confronto diretto fra i periti della polizia basca e il perito di parte riguardo alla prova che riporterebbe Lander sul luogo del reato: un ritrovamento di DNA su una felpa. E qui, l’accusa subisce un altro duro colpo.
Perché – aldilà delle osservazioni sul metodo della raccolta del DNA, del ritrovamento della felpa e di altre questioni procedurali – tutti i periti concordano che i profili genetici delle diverse prove raccolte sono semplicemente “compatibili” – e addirittura in alcuni casi compatibili con una “mezcla” (miscela, ndr) – con quelli rintracciati sulle prove: come per dire che il DNA di Lander è compatibile con i DNA rintracciati sul luogo del reato, come potrebbe esserlo quello di un altro o di più individui.
Alla fine di questa fase, si è proceduti con le arringhe finali.
Il pubblico ministero conferma le richieste iniziali: 3 anni di reclusione ad aggiungersi al risarcimento civile, per il reato di danneggiamento con l’aggravante di finalità terroristica, fondando la sua tesi sulla dichiarazione in “incomunicacion” fornita da Aingeru e dalla compatibilità del DNA dei due con quelli rintracciati dall’Ertzainza a Bilbao.

 

foto 4La parola poi passa alla difesa che al contrario chiede un’assoluzione piena dei due, perché l’impianto accusatorio del “fiscal” non poggia su alcuna prova “diretta”: da un lato, infatti, la dichiarazione raccolta in “incomunicacion” (come suggerisce la CEDU che segnala questa come una pratica non rispettosa dei diritti umani) viene rigettata come prova acquisibile; dall’altro per tutte le falle che minano l’accusa dedotta dalla raccolta dei dati genetici.
Inoltre, la difesa ha richiesto che decadesse l’aggravante di “terrorismo” vista la mancata rivendicazione dell’atto (come ammesso dallo stesso “fiscal”) e quindi che si prendesse atto della prescrizione maturata relativamente al reato di danneggiamento.

E’ stato a quel punto che la Corte si è alzata e si è ritirata per deliberare la sentenza.

 

 

OCCUPATA SEDE ITALIANA DELLA EFE (AGENZIA STAMPA SPAGNOLA)

  • 7 Novembre, 2013 12:10

COMUNICATO STAMPA

Oggetto: COMITATO “UN CASO BASCO A ROMA” OCCUPA SEDE ITALIANA DELLA EFE (AGENZIA STAMPA SPAGNOLA). “11 NOVEMBRE: PROCESSO PER LANDER, CI SAREMO ANCHE DALL’ITALIA SOTTO L’AUDINECIA NACIONAL DI MADRID”.

20131107_120450Questa mattina un nutrito gruppo di militanti del Comitato “Un caso basco a Roma” ha occupato la sede dell’agenzia stampa spagnola EFE, in Piazza Navona 106. Un’azione che ha puntato l’indice contro la principale agenzia stampa al soldo del governo di Madrid, sempre pronta a criminalizzare la lotta per l’autonomia dei militanti baschi e soprattutto schiacciata in maniera acritica sulla ragion di Stato del governo spagnolo, nonostante le torture e le leggi speciali che – come ha recentemente ricordato la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo – sono in aperta contraddizione con la “condotta democratica” che si dice di applicare in Euskal Herrira.
L’azione di stamattina rappresenta un modo per rompere il silenzio e l’ipocrisia intorno al noto caso di Lander Fernandez Arrinda, che il prossimo 11 novembre si troverà davanti i giudici dell’Audiencia Nacional di Madrid (insieme al coimputato Aingeru, al quale fu estorta sotto tortura la dichiarazione con cui fu poi costruita l’accusa a Lander), chiamati ad emettere la sentenza finale su una montatura politica che rischia ancora di privare Lander della sua libertà.
20131107_120522Già da tempo, infatti, Lander si trova in arresto con l’accusa, infondata, di essere un etarra e soprattutto di aver danneggiato un autobus a seguito di un corteo di oltre 10 anni fa. Prima arrestato in Italia, nel giugno 2012, è poi costretto ai domiciliari per 10 mesi; poi, lo scorso 27 aprile, estradato e detenuto nel carcere di Estremera, appena fuori Madrid.
Il contributo dei suoi compagni e delle sue compagne, oltre al sostegno di chi da più di un anno si è prodigato per fare chiarezza sul suo caso, hanno dato vita all’azione odierna: che si torni a parlare del Paese Basco e di Lander, che si distenda nuovamente la fitta rete di solidarietà che ha dato vita alla campagna per la sua liberazione.

Oggi più che mai, parlare dei Paesi Baschi vuol dire parlare di noi.

Per info:
http://uncasobascoaroma.noblogs.org/
https://www.facebook.com/uncasobasco.aroma
Twitter: @landerlibero
email uncasobasco@autistici.org

 

RASSEGNA STAMPA

La notizia è uscita in rete su diversi siti,
-italiani:

http://www.infoaut.org/index.php/blog/conflitti-globali/item/9582-roma-occupata-sede-agenzia-stampa-spagnola

http://www.dinamopress.it/news/lander-libero-occupata-sede-dellagenzia-di-stampa-spagnola-efe

http://www.contropiano.org/archivio-news/documenti/item/20163-lander-libero-occupata-a-roma-l-agenzia-di-stampa-spagnola

http://www.romatoday.it/cronaca/caso-lander-blitz-attivisti-sede-agenzia-stampa-efe-piazza-navona.html

http://webpedia.altervista.org/post/701892/

-baschi:

http://www.askapena.org/it/content/ocupan-la-sede-de-la-agencia-efe-en-roma-en-solidaridad-con-lander-fern%C3%A1ndez

http://www.naiz.info/eu/actualidad/noticia/20131107/solidarios-italianos-ocupan-la-sede-de-efe-en-roma-en-apoyo-a-lander-fernandez

http://www.berria.info/albisteak/85552/fernandez_arrindaren_aldeko_elkartasun_taldea_efe_ren_erromako_egoitzan_sartu_da.htm

-spagnoli:

http://www.elcorreo.com/vizcaya/20131107/mas-actualidad/mundo/radicales-italianos-apoyan-eta-201311071440.html

http://www.elconfidencial.com/ultima-hora-en-vivo/2013-11-07/un-grupo-proetarra-irrumpe-en-la-sede-de-la-agencia-efe-en-roma_90317/

http://www.republica.com/2013/11/07/radicales-italianos-irrumpen-en-la-sede-de-efe-en-roma-en-apoyo-a-un-preso-etarra_723897/

http://www.elmundo.es/espana/2013/11/07/527b8d7163fd3dbd2b8b4583.html

http://www.abc.es/espana/20131107/abci-radicales-italianos-201311071425.html

http://www.diariosigloxxi.com/texto-s/mostrar/95815/eta-identificado-uno-de-los-asaltantes-de-la-sede-de-efe-en-roma

http://ecoteuve.eleconomista.es/ecoteuve/prensa/noticias/5291758/11/13/Un-grupo-proetarra-irrumpe-en-la-sede-de-la-agencia-Efe-en-Roma.html

http://www.intereconomia.com/noticias-gaceta/politica/radicales-proetarras-italianos-irrumpen-sede-efe-roma-20131107

 

Il lancio dell’ Agenzia Nazionale Stampa Associata (ANSA)

SPAGNA: MILITANTE BASCO ESTRADATO, BLITZ IN SEDE EFE A ROMA

(ANSA) – ROMA, 7 NOV – Un gruppo di militanti del sedicente Comitato ‘Un caso basco a Romà ha compiuto un blitz stamani nella sede dell’agenzia di stampa spagnola Efe in piazza Navona per protesta contro il processo in Spagna a un presunto membro dell’Eta estradato dall’Italia. Pretendevano la pubblicazione di una notizia sul caso, rifiutata dai giornalisti, secondo quanto riferito. Ci sono stati momenti di tensione prima che i militanti si allontanassero. I giornalisti denunciano di essere stati aggrediti. (ANSA).

(ANSA) – ROMA, 7 NOV – Sul posto è intervenuta una pattuglia della polizia, chiamata dalla Efe e arrivata quando i militanti si erano già allontanati. Gli agenti stanno raccogliendo le testimonianze del personale dell’agenzia. «L’azione di stamattina rappresenta un modo per rompere il silenzio e l’ipocrisia intorno al noto caso di Lander Fernandez Arrinda – si legge in un comunicato del sedicente Comitato ‘Un caso basco a Romà -, che il prossimo 11 novembre si troverà davanti i giudici dell’Audiencia Nacional di Madrid (insieme al coimputato Aingeru, al quale fu estorta sotto tortura la dichiarazione con cui fu poi costruita l’accusa a Lander), chiamati ad emettere la sentenza finale su una montatura politica che rischia ancora di privare Lander della sua libertà». «Già da tempo, infatti, Lander si trova in arresto con l’accusa, infondata, di essere un etarra e soprattutto di aver danneggiato un autobus a seguito di un corteo di oltre 10 anni fa – prosegue la nota -. Prima arrestato in Italia, nel giugno 2012, è poi costretto ai domiciliari per 10 mesi; poi, lo scorso 27 aprile, estradato e detenuto nel carcere di Estremera, appena fuori Madrid». (ANSA).

 

 

11 novembre -NAPOLI- Iniziativa per Lander e Aingeru!

  • 7 Novembre, 2013 09:24

:::ORE 16:30 – palazzo CORIGLIANO:::
AULA OCCUPATA VITTORIO ARRIGONI

PROIEZIONE di due interviste del DOCUMENTARIO
“Barrura begiratzeko leihoak / Finestre all’interno”.
(di Josu Martinez, Txaber Larreategi, Mireia Gabilondo, Enara Goikoetxea, Eneko Olasagasti, 2012)
frutto del lavoro di 5 diversi registi che hanno raccontato, con testimonianze, parole ed immagini, 5 storie diverse di prigionier* politic* basch*.
:::A SEGUIRE APERITIVO:::
napoli

Lunedì 11, a Madrid, avrà luogo l’ennesimo sopruso ai danni di Lander Fernandez e Aingeru Cardano che saranno processati dai giudici dell’Audiencia Nacional, a conclusione di una lunga vicenda fatta di ingiustizia e torture.
Per loro, da molto tempo, è in corso una campagna di solidarietà che coinvolge persone di tutto il mondo e anche noi da Napoli, ancora una volta, ci teniamo a dare spazio e voce a questa vicenda, paradigma di un’Europa tutt’altro che “democratica” e “pacifista”, un’Europa che reprime con qualunque mezzo il dissenso e il diritto all’autodeterminazione di un popolo intero.
Ma di cosa si tratta?
Il 13 giugno 2012 Lander è stato arrestato a Roma e portato nel carcere di Regina Coeli, dove viene obbligato a giorni di completo isolamento giudiziario, al digiuno, al divieto di poter usufruire dell’ora d’aria. Un vero e proprio sequestro di persona da parte dello Stato Italiano sotto le pressioni dello Stato spagnolo che poi si convertirà in mesi di domiciliari fino alla sua estradizione.
L’accusa su cui si basa il processo dell’11 è quella di “terrorismo” (per il presunto danneggiamento di autobus durante un corteo nel 2002) e si basa su una finta testimonianza estorta sotto tortura (come testimoniato da Theo Van Boven, Relatore speciale dell’Onu in un rapporto sullo Stato spagnolo). Sappiamo bene, inoltre, quanto lo Stato spagnolo utilizzi quest’accusa da sempre per etichettare chiunque si impegni in tutte quelle lotte che anche qui in Italia ci coinvolgono in prima persona. Lotte ambientali, studentesche, sindacali, lotte contro l’ingiustizia di questo mondo. Accuse che, ancora oggi, a distanza di anni dalla deposizione delle armi da parte di ETA-a cui vengono arbitrariamente associate tutte le persone impegnate nelle lotte di cui sopra e non solo- tengono rinchiusi nelle galere spagnole e francesi tantissime persone, costrette a feroci regimi carcerari, fatti di violenze sessuali, torture, pressione psicologica, intenzionale “dispersione carceraria” che allontana quanto più possibile i detenuti dalle proprie famiglie.

La lotta del popolo basco è la nostra stessa lotta e fino a quando Lander, Aingeru e tutti i prigionieri politici non saranno liberi, anche noi ci sentiremo in catene.

E’ per questo che l’11 novembre a palazzo Corigliano, proietteremo parti del documentario “Finestre all’interno” fatto di interviste a prigionieri e ai loro familiari, per diffondere quanto più possibile le loro storie, fatte sì di soprusi subiti, ma anche della loro umanità e forza per continuare a lottare!

Lander e Aingeru liberi!
Libertà per tutti i prigionieri  e le prigioniere politiche!

http://caunapoli.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1360:napoli-lander-euskal-herria-novembre&catid=43:iniziative&Itemid=89

 

AMNISTIA E LIBERTA’ IN EUSKAL HERRIA _HAMAIKA HERRI BORROKA BAKARRA -TANTI POPOLI UN’ UNICA LOTTA_

  • 5 Novembre, 2013 12:35

 

La solidarietà fa andata e ritornoWP_20131105_008

 

Parlare di Paesi Baschi vuol dire parlare di noi. Questo è vero da
sempre e appare ancora di più con il passare degli eventi e delle fasi
politiche. Il paese negato si trova al centro di quella Europa dove la
dittatura della finanza impone controllo e crisi senza risparmiare
nessuno. In particolare i baschi devono subire le politiche di attacco
ai diritti sociali e nazionali da parte di due governi, spagnolo e
francese. Anomalia che si aggiunge al fatto che questi stati e le loro
forze di polizia occupano e militarizzano gran parte del territorio in
questione. La richiesta di autodeterminazione è un’urgenza
democratica, che non solo affonda le proprie radici in una diversità
culturale e politica storica, ma che oggi appare anche come l’unica
possibile uscita dalla crisi, attraverso la costruzione di un modello
sociale e politico altro, di ispirazione socialista che nel contesto
basco ha da tempo creato le condizioni strutturali e di massa per
concretizzarsi.

L’attualità del Paese basco è data anche dal fervente dibattito che
lì si sta sviluppando circa la fase politica in corso. Abbandonata la
lotta armata, il movimento indipendentista basco sta ridefinendo
l’assetto interno di una composizione complessa ed unica nel quadro
della sinistra europea. Fanno parte del movimento in modo organico
l’organizzazione giovanile Ernai, il sindacato di classe LAB e un
partito politico come SORTU. A questi si devono aggiungere le
associazioni di massa, le occupazioni,i collettivi contro lo
sfruttamente del territorio, i movimenti sociali, collettivi e
associazioni culturali per la difesa della lingua e della cultura
basca, le organizzazioni che si occupano di internazionalismo e dei
pres@s politici, e i pres@s stessi, organizzati in collettivo
politico,l’ EPPK, che vuole partecipare attivamente alla vita politica
e sociale di Euskal Herria.

La solidarietà con i Paesi Baschi si alimenta e si rinnova nella
connessione delle lotte di oggi. Una discussione sulla repressione o la
militarizzazione dei territori, ovunque si faccia, deve tenere in
considerazione anche quello che accade quotidianamente nei Paesi
Baschi. I comitati contro il TAV che si sono determinati in Val di Susa
e in Euskal Herria si conoscono, si parlano, si scambiano conoscenza,
strumenti ed esperienze di lotta, perché più intensi e simili tra loro
di quelli sviluppati altrove contro l’alta velocità. Il dibattito che
sta nascendo sulla tortura e sull’amnistia nel contesto italiano, può
attingere dalla triste esperienza fatta dai movimenti baschi in questi
lunghi decenni.

Insomma parlare di Paesi Baschi vuol dire parlare di noi.

Ad ottobre si è scatenata la macchina repressiva dello Stato spagnolo,
senza che questo rappresenti una novità con il passato, nonostante il
nuovo scenario di superamento della lotta armata iniziato ormai da ben
due anni. Sono stati arrestati 18 compagn@ di Herrira,
l’organizzazione basca che lotta per i diritti e la liberazione dei
pres@s politici, con l’accusa di sostegno alla lotta armata. In
particolare gli viene contestato l’organizzazione di ONGI ETORRI, atti
politici di benvenuto che si celebrano in occasione della scarcerazione
deidelle prigionier@. Sono stati rilasciati una settimana dopo in
libertà condizionale in attesa del processo. La notte di domenica 13
ottobre dopo un intervento violento e diverse cariche è stato rotto il
muro del popolo (HERRI HARRESIA) a Iruna. La città si era stretta,
infatti, intorno a Luis Goñi, giovane condannato a sei anni di
detenzione per appartenenza all’organizzazione giovanile della
sinistra indipendentista, SEGI. Tutto ciò non ha purtroppo impedito
l’arresto, anzi ha dato il via alla settimana dei grandi processi
contro il movimento indipendentista basco: quasi 200 compagn@, giovani,
responsabili di partiti, di associazioni, di herriko taberna sono
coinvolt@ nell’operazione, basata sul solito copione accusatorio del
“tutto è ETA”. In questo caso l’accusa richiede più di 400 anni
di carcere complessivo.

La Spagna ha però subito da poco un duro colpo. La Corte Europea dei
Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha condannato definitivamente la
“dottrina Parot”, che prevede l’allungamento arbitrario delle
condanne, creando delle situazioni di ergastolo di fatto, pur essendo
questo formalmente vietato dall’ordinamento spagnolo. In seguito alla
sentenza di Strasburgo è stata scarcerata Ines del Rio, dopo 26 anni di
prigionia, e si delinea la possibilità di liberare in questo modo quasi
60 pres@s politic@ considerati “storici”. Non si è fatta attendere
la risposta di Madrid, dove hanno manifestato contro questa decisione la
destra estrema e parte del governo, per ribadire la loro contrarietà
alla liberazione deidelle prigionier@ ma soprattutto ad ogni progetto di
autodeterminazione e liberazione sociale; la loro soluzione continua ad
essere “giustizia per una fine con vincitori e vinti”. Il mese si è
chiuso con la decisioni deidelle prigionier@ politic@ baschi detenuti
nel carcere di Siviglia II di iniziare uno sciopero della fame per le
gravi condizioni di vita a cui sono costretti all’interno della
prigione.

Novembre, dunque, si prevede come un mese particolarmente
significativo e vogliamo attraversarlo in modo attivo e solidale.

· Il primo appuntamento sarà quello dell’11, in cui saremo a Madrid,land e ange
dove di fronte ai giudici dell’Audiencia Nacional saranno processati
Lander e Aingeru. Questo processo si basa su una finta testimonianza
estorta sotto tortura, come ha potuto documentare nel suo ultimo
rapporto sulla Spagna, anche il Relatore Speciale dell’ONU contro la
Tortura, Theo Van Boven. La Spagna è stata più volte condannata per
aver violato i diritti dell’uomo ma continua noncurante a torturare e
a proseguire con i processi politici contro la dissidenza sociale e
politica basca.
Saremo a Madrid e in diverse piazze in Italia per
denunciare le politiche repressive spagnole e francesi e chiedere la
liberazione dei nostri compagni, rilanciando una soluzione collettiva
per il ritorno a casa di tutte e tutti i priginier@ e gli esiliat@.
Entrambi sono già detenuti, Lander in particolare ha vissuto negli
ultimi due anni a Roma, in modo attivo e militante, contribuendo
all’inizio di un percorso che ha rimesso in agenda la questione basca
nella città. Ad aprile è stato estradato, con la complicità delle
autorità italiane, dopo 10 mesi di arresti domiciliari. Anche in questa
occasione non li lasceremo soli.

· A metà novembre saranno in Italia delle/i compagn@ di SEGI.
Hanno ottenuto un permesso speciale per questo viaggio, sono infatti parte del
maxi-processo 2611, un vero e proprio processo politico che coinvolge
circa quaranta giovani baschi senza accusa di reati specifici. Parte di
loro ha già scontato complessivamente 50 anni di detenzione preventiva,
ma rischiano altri 240 anni solo per aver fatto parte di un
organizzazione giovanile indipendentista che la Spagna ha dichiarato
illegale. In questi giorni stiamo organizzando delle iniziative
pubbliche per incontrali e confrontarci con loro su temi comuni come le
lotte sociali e la repressione. Con loro organizzeremo dibattiti e
incontri.

· Altra data sulla quale si concentreranno iniziative sarà quella del
18 novembre in cui ci sarà il processo contro quattro militanti del
movimento NO TAV basco. Due anni fa durante un incontro della comunità
di lavoro dei Pirenei a Tolosa tirarono una torta in faccia alla
presidentessa della Navarra, Yolanda Barcina, esponente della destra
reazionaria e tra i principali responsabili dell’imposizione del treno
ad alta velocità nei Paesi Baschi. Per questo rischiano condanne tra
i 5 e i 9 anni, e anche in questo caso faremo sentire la nostra voce e
la nostra solidarietà con le/gli accusate/i

Parlare dei Paesi Baschi vuol dire parlare di noi, ne siamo sempre
più convint@. Vi invitiamo a partecipare alle prossime iniziative
proposte, a contribuire e sostenere i nostri comitati a moltiplicare i
momenti di incontro e dibattito ovunque, a promuovere e aderire agli
appelli e convocazioni che ci saranno.

La solidarietà non si arresta e, come ci insegna il popolo basco,
solo goccia dopo goccia e con l’impegno di tutte e tutti, si forma un
mare.

TANTAZ TANTA, EUSKAL PRESO ETA IHESLARIENEN ESKUBIDEEN ALDE

Un Caso Basco a Roma \ Rete EHL Italia – Amici e Amiche del Popolo Basco

 

 

 

11 NOVEMBRE 2013 – PROCESSO PER LANDER E ANGERU

  • 10 Ottobre, 2013 15:28

lander jpg

Finalmente è stata fissata la data del processo per Lander e Angeru,
sarà l’11 novembre a Madrid.

E’ una buona notizia considerando che la legislazione spagnola prevede fino a 4 anni di detenzione preventiva, mentre la pena richiesta dal pubblico ministero è di 3 anni.

Continuiamo a fargli sentire la nostra solidarietà scrivendo in carcere e seguendo la campagna per la loro liberazione e quella di tutte e tutti i prigionieri politici baschi!

LANDER eta ANGERU ASKATU!

EUSKAL PRESOAK eta IHESLARIAK ETXERA!

TUTTI LIBERE!

 

UN INCONTRO LUNGO UN VIAGGIO – La repressione fa rima con dispersione

  • 15 Settembre, 2013 12:40

UN INCONTRO LUNGO UN VIAGGIO

La repressione fa rima con dispersione.

 

Ci siamo sempre detti che la battaglia contro l’estradizione di Lander era un modo per parlare del conflitto basco. Adesso che il nostro compagno è detenuto a Estremera vogliamo mantenere aperto questo spazio di discussione e approfondire i diversi aspetti di questa vicenda. Torneremo spesso sulla repressione nel paese basco e sulle condizioni eccezionali che subiscono i presos nelle carceri spagnoli e francesi. Con questo contributo vogliamo invece affrontare il tema della dispersione dal punto di vista dei famigliari e degli amic@ dei detenuti, le difficoltà, i rischi, i costi, la rabbia che si nascondo dietro ogni visita. Incontrare Lander ad Estremera ci sta dando la possibilità di conoscere molt@ “pendolari dei carceri”, viaggiare con loro, ascoltare le storie, condividerne i trattamenti particolari, i tanti controlli, i troppi km, gli scomodi riposi sui sedili e i veloci spuntini.

???????????????????????????Per capire la portata del fenomeno è utile dare i numeri. Nel paese basco abitano 3 milioni di persone, più o meno come Roma, attualmente circa 700 di loro vivono una condizione di detenuti o esiliati. Considerando un numero altissimo di persone colpite dalla repressione nei periodi precedenti, possiamo affermare che ogni famiglia, comitiva, quartiere, piccolo centro, posto di lavoro nel paese basco abbia avuto a che fare con la questione carcere. I dati ci riconsegnano la gravità della situazione, una media cosi alta di prigionieri politici per abitanti ci fa venire in mente le stagioni dei grandi conflitti mondiali o i paesi che hanno conosciuto la sospensione di ogni diritto democratico sotto dittature. In ogni caso lontani da noi o perché datati in un altro secolo o in corso in paesi distanti. Numeri simili li conosciamo in Palestina, e solo questa affinità segna la serietà del tema. Il conflitto basco è in corso nel cuore dell’Europa e a condurlo sono la spagna e la francia, ritenuti paesi democratici e modelli sociali rispettabili. Proprio questi illustri coinvolgimenti fanno si che la questione basca venga sempre taciuta o dimenticata dalla comunità internazionale.

 

Entriamo nel merito della questione. Dal 1978 i diversi governi spagnoli e francesi hanno applicato una politica penitenziaria speciale e discriminatoria nei confronti dei prigionieri e delle prigioniere politiche basche. Una politica penitenziaria che non si attiene strettamente a dei criteri di legalità, come invece dovrebbe essere in uno stato di diritto, ma piuttosto a criteri di azione politica, e in particolare alle esigenze della cosiddetta politica antiterrorista. In questo modo il trattamento riservato ai prigionieri e alle prigioniere politiche basche non rispetta quelle garanzie previste dalla legislazione penitenziaria per tutti i detenuti, e questo in funzione di alcuni obiettivi politici. Torture fisiche e psicologiche, isolamento, impossibilità ad accedere all’ora d’aria, sono alcuni esempi.  Una politica penitenziaria speciale che, pertanto, viene usata come strumento di pressione politica e sociale non solo contro il collettivo dei prigionieri e delle prigioniere politiche basche, ma anche nei confronti delle loro famiglie, dei loro amici e dei loro affetti.

 

Uno degli aspetti centrali di questa politica penitenziaria è la dispersione, che comincia dopo il fallimento dei colloqui di pace di Algeri del 1989 tra Eta e governo spagnolo. Per dispersione si intende lo spostamento dei prigionieri e delle prigioniere politiche basche in centri penitenziari distanti diverse centinaia di chilometri dal paese basco. Gli stessi pres@s sono inoltre divisi e separati in diversi moduli dello stesso carcere.  L’obiettivo principale della dispersione è la rottura dell’unità dei detenuti politici. Nei paesi baschi viene definita come la “tortura bianca”. Ogni pres@ è sol@ di fronte alla sua condanna, deve gestire individualmente le dure condizioni imposte, le aggressioni fisiche, la mancanza di diritti. Ogni militante prima dell’arresto fa del vivere, agire e pensare collettivo la sua esperienza politica, nel gruppo definisce e rinnova la sua cultura politica, un sistema di valori, i comportamenti, cioè la capacità di affrontare situazioni difficili. La dispersione mira proprio alla rottura di questo vincolo comunitario, alla distruzione della volontà umana e della sua identità politica. La dispersione prova senza successo ad indebolire la tenuta e la convinzione dei prigionieri e delle prigioniere basche, sapendo bene quanto questa questione sia il motore e il collante del movimento basco sia dal punto di vista politico che sociale.

I governi di Madrid e Parigi con la politica della dispersione stanno andando deliberatamente contro la legislazione in vigore nei propri paesi, in base alla quale i detenuti devono poter scontare la pena in carceri relativamente vicine al luogo di residenza. Una vera e propria pena aggiuntiva per le prigioniere e i prigionieri che lede i minimi diritti umani riconosciuti formalmente dalle legislazioni europea, spagnola e francese in materia di politica penitenziaria, come riconosciuto da diversi organismi e osservatori internazionali come Human Rights Watch (Rapporto sulle misure antiterroriste in Spagna, Volume 17, febbraio 2005), il relatore speciale dell’Onu contro la tortura Theo Van Boven (Visita in Spagna E / CN.4 / 2004 / 56 / Add.2, febbraio 2004) o del relatore speciale dell’ONU per la promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta contro il terrorismo, Martin Scheinin (Rapporto A/HRC/10/3/Add.2 del dicembre 2008).

Una politica di dispersione che ha come corollario una complessiva maggiore difficoltà dei famigliari e amici nell’entrare in contatto con i propri cari rinchiusi nelle carceri, anche attraverso le forme e modalità previste e garantite dalle leggi spagnole e francesi per tutti gli altri prigionieri. Ridiamo un po’ i numeri. Attualmente i/le pres@s sono detenuti in 83 carceri diversi, ognuno di questi è diviso a sua volta in tanti moduli. Nello stato spagnolo sono detenuti 597 pres@s in 49 carceri. Nello stato francese sono detenuti 151 in 34 carceri. Nel paese basco ci sono solo 15 pres@s divisi in tre carceri diversi.

Non saremo mai liber@ senza di loro_page1_image1Se le condizioni dei prigionieri e delle prigionieri è fuori da ogni diritto possibile proviamo adesso a capire cosa significa la dispersione per le famiglie e i conoscenti che intendono visitarli. In quanto basch@ anche “i pendolari del carcere” subiscono trattamenti speciali. Le visite concesse sono quasi sempre meno di quelle concesse nello stesso carcere a un altr@ detenut@. La richiesta di autorizzazioni è molto lunga e faticosa e passa per la Secreteria General de Istituciones Penitenciarias, che spesso non concede la visita non offrendo giustificazioni altre rispetto a “motivi di sicurezza”. Il tempo della visite settimanali è di quaranta minuti. Le visite sono fatte in ambienti chiusi e divisi da uno spesso vetro che impedisce il contatto. Sono previste delle visite più lunghe con i familiari in stanze che permettono il contatto fisico, chiamate vis a vis, ma anche in questo caso senza nessuna giustificazione possono essere cancellate a discrezione all’ultimo momento. La corrispondenza è un altro strumento di controllo. I/le pres@s sono limitati nel numero della corrispondenza che possono inviare e ricevere. Scrivendo molto in basco a volte le lettere non vengono fatte entrare o spedite per i soliti motivi di sicurezza, per la difficoltà di traduzione. I pacchi con libri, abbigliamento, musica, affetti personali subiscono un controllo straordinario e vengono consegnati in cella con ritardo rispetto alle norme previste. Molti sono i casi in cui il/la detenut@ viene trasferit@ poche ore prima della visita in un altro carcere senza informare né gli avvocati né i famigliari, costringendo questi ultimi a viaggi lunghissimi a vuoto. Infine va sottolineato l’atteggiamento ostile e provocatorio che tiene il personale penitenziario nei confronti dei famigliari in quanto basch@.

 

 

Per capire ancora meglio la dispersione riportiamo dei dati tratti dal rapporto mensile del mese di giugno di Etxerat sulla situazione attuale.

93 prigionieri e prigioniere sono reclusi in carceri tra i 1000 e i 1.100 chilometri da Euskal Herria

147 tra gli 800 e i 1.000 chilometri

113 tra i 600 e gli 800 chilometri

133 tra i 400 e i 600 chilometri

80 si trovano a meno di 400 chilometri da Euskal Herria

un prigioniero politico basco si trova in confino in un paese a 900 chilometri da Euskal Herria

6 in altri tre paesi lontani da Euskal Herria

 

Sui costi economici e sociali della dispersione (stime relative al 2010):

Chilometraggio medio dei viaggi realizzati da ogni famiglia per le visite

Settimanale: 1.223 km

Mensile: 5.300 km

Annuale: 63.599 km

Chilometraggio complessivo per le visite:

Settimanale: 914.854 km

Mensile: 3.964.367 km

Annuale: 47.572.408 km

 

Spesa media di ogni famiglia:

Settimanale: 377,94 €

Mensile: 1.637,75 €

Annuale: 19.653,00 €

Spese complessive a carico delle famiglie:

Settimanale: 282.700,98 €

Mensile: 1.225.037,58 €

Annuale: 14.700.450,96 €

 

I numeri ancora una volta ci riconsegnano il peso della questione. Tornando alla premessa iniziale che la cittadinanza basca è direttamente o indirettamente coinvolta nel problema detenzione e dispersione, ogni sabato o domenica si muove dal paese basco verso lo stato spagnolo e quello francese un elevatissimo numero di persone. Le distanze cosi lunghe aumentano i rischi della strada. Dal 1982 al 2007 sono morte 16 persone di ritorno da una visita dal carcere. In totale il numero degli incidenti registrato è 267. Aggiungiamo a questo che per una famiglia di un/a pres@ occorre uno stipendio sostanzioso al mese solo per provvedere alle visite. Il movimento basco ha saputo organizzarsi anche questa volta per non lasciare da soli né i/le pres@s né le famiglie. Gran parte di questo lavoro è coordinato da Exterat, l’associazione che riunisce i famigliari dei prigionieri e delle prigioniere politiche basche, e da Herrira, l’organizzazione che si batte per il ritorno nei paesi baschi dei pres@s. Non si contano più invece le proposte di legge, interrogazioni parlamentari, denunce, ricorsi presentati da esponenti politici baschi al parlamento spagnolo, francese ed europeo. Tutte per il momento ignorate. La sensibilità rispetto al tema e la solidarietà nei confronti dei prigionieri e delle prigioniere è talmente diffusa che nel paese basco ognuno prova a dare una mano. Da anni sono attivi i Mirentxin gidariak, furgoncini guidati da volontari che ogni fine settimana raccolgono famigliari e amic@ dei/lle detenut@ in base alla destinazione del carcere. I parenti e gli/le amic@ così riuniti evitano di affrontare soli grandi distanze e alti costi, e in questi furgoncini vive l’unità del paese basco che nessuno può disperdere.

 

Per saperne di più

www.uncasobascoaroma.noblogs.org

www.herrira.org

www.etxerat.info/